5 personaggi con disabilità che hanno cambiato il mondo delle serie tv

La produzione di A Beautiful Mind, l’ultima in ordine di arrivo, ci ricorda che i disabili del piccolo schermo sono ancora una percentuale troppo esigua

La disabilità, fisica o intellettiva, lieve o grave, impercettibile o evidente, ereditaria o acquisita, non ha mai trovato spazio nella serialità se non negli ultimi due decenni. Grazie, per esempio, ai dottori House (Dr. House – Medical Division), Weaver (E.R. – Medici in prima linea) e Hall (Csi – Scena del crimine), che per ragioni diverse zoppicano, e grazie a Shawn Murphy (The Good Doctor) e Lee Young-o (A Beautiful Mind), entrambi chirurghi autistici. Con loro il piccolo schermo ha imparato finalmente ad accogliere figure rimaste spesso invisibili. Il Dr. Lee Young-o, che esordiva nel medical A Beautiful Mind esattamente cinque anni fa, il 20 giugno 2016, è uno dei pochi personaggi disabili a essere anche protagonista.

Uno studio riporta come, nel 2020, nelle serie americane, siano stati aggiunti nove personaggi disabili in altrettanti show (su un totale di 879 serie in onda), aumentando la presenza del 3% (l’anno precedente era del 2%). Nella realtà, in un paese come gli Usa, i disabili sono quasi il 20%, ma siamo comunque di fronte a un discreto passo avanti nell’opera di integrazione che il medium televisivo può ispirare. Approfittiamo dell’anniversario di A Beautiful Mind per ricordare i cinque personaggi che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica.

1. Lee Young-o – A Beautiful Mind

Un uomo di incredibile intelligenza che soffre di un problema neurologico che lo rende incapace di esperire i sentimenti ha scelto di diventare neurochirurgo. Lee Young-o soffre, quindi, di una disabilità impercettibile a prima vista, resa ancora meno evidente da un bell’aspetto e una parlantina brillante, ma a colleghi e pazienti che non lo conoscono appare dopo poco chiaro che il medico non prova nessuna empatia per il prossimo, apparendo insensibile, cinico e distaccato. Per questo il Dr. Lee (il fenomenale Jang Hyuk di Slave Hunters) ha imparato a riconoscere le emozioni dalle espressioni del volto dei suoi interlocutori, arrivando a scorgere anche sentimenti che non vorrebbero manifestare.

A Beautiful Mind è una serie importante, perché ribadisce come le disabilità vengano interpretate sempre e comunque dal punto di vista di chi interagisce con il disabile: ai più non interessa come questi vive la propria condizione, piuttosto come influenza l’ambiente circostante. Senza mezze misure, il drama coreano misura il fastidio che molte persone manifestano alla presenza del diverso. Non solo, illustrando il rapporto tra il Dr. Lee e una paziente cardiopatica (Park So-dam di Parasite), in grado di provare empatia sufficiente per tutti e due, A Beautiful Mind mostra quanto basti un piccolo sforzo per abbattere una barriera che non ha nessuna ragione di esistere.

2. Gregory House – Dr. House

Dr. House è stata una serie rivoluzionaria per molti versi: passata alla storia per essere stata tra le prime, insieme a Breaking Bad, a scegliere come protagonista un antieroe, un personaggio negativo, non viene quasi mai ricordata per essere una delle poche che, avendo un protagonista disabile, ne avesse anche mostrato il dolore. House è cinico e sarcastico, ma anche simpatico, accattivante e competente: questo lo affranca dal finire licenziato in tronco per il suo atteggiamento irriverente e ostile. Nelle prime stagioni lo vediamo rompersi una mano con un pestello per “distrarsi” dalle fitte alla gamba malata che lo tormentano. Anche il dolore cronico attraversa varie fasi, e più avanti lo scopriremo abusare degli antidolorifici e fare diagnosi sbagliate.

Il vero motivo per cui Dr. House è una serie rivoluzionaria è perché mette in scena l’aspetto del dolore e della malattia, comune a molte disabilità, e come influenzano l’interessato e chi lo circonda: mostrarla imbarazza il prossimo, nasconderla genera scetticismo (“eppure non sembra stare così male…”), portarlo sul posto di lavoro esaspera i colleghi che si sentono accollate ulteriori mansioni e mette in una situazione spinosa i superiori, che per quanto mostrino pazienza, prima o poi si seccano. Dal canto suo, il disabile sofferente può ritrovarsi come House, in uno degli episodi più drammatici dello show, Aspettando Giuda, talmente stravolto dal patimento da non riuscire a ragionare, facendo errori che possono compromettere fatalmente la vita di un paziente.

3. Tyrion Lannister – Game of Thrones

La presenza di un personaggio affetto da nanismo in una serie popolarissima come Game of Thrones è stata fondamentale per aiutare quella grossa fetta di pubblico che, duole ammetterlo, ha ancora problemi con la diversità, specialmente quella evidente. L’acondroplasia è la forma più diffusa di nanismo (disordine ereditario che può essere fatale e condurre a disabilità estremamente limitanti e dolorose) e ne sono affetti anche Tyrion Lannister e il suo interprete Peter Dinklage.

Nella serie viene abbondantemente messa in scena la persecuzione di cui è vittima, disprezzato dagli stessi membri della famiglia (il padre e la sorella) per l’aspetto definito ripugnante. Il nanismo è una disabilità emblematica per il suo legame secolare con il mondo dello spettacolo: i nani hanno fatto la fortuna del circo di Barnum, tantissimi lavorano nel mondo del cinema, mietendo successi e aiutando, con la loro popolarità, a ridurre la discriminazione e insegnare al grande pubblico come ci si comporta nei confronti della disabilità. Un esempio? Gil Grissom, nell’episodio di Csi Un piccolo omicidio, si imbatte in numerosi persone piccole e non batte ciglio: nel suo cervello, non sono neanche registrate come “diverse”.

4. JJ Di Meo – Speechless

Durata tre stagioni, Speechless è incentrata su un liceale affetto da paralisi cerebrale e sugli altri membri della sua famiglia, coinvolti nello sforzo di garantire al sedicenne JJ un ambiente confortevole. Il livello della disabilità del protagonista è più grave di quello di altri ragazzi nati con questo disturbo come Walter White Jr. di Breaking Bad (interpretato dall’attraente attore e modello disabile Rj Mitte), in grado di parlare e muoversi con solo qualche difficoltà: JJ, infatti, deambula grazie a una sedia a rotelle e comunica grazie a un computer.

Il teenager ha un assistente – un signore bonario e protettivo – di nome Kenneth che lo aiuta ad affrontare la vita scolastica ed extra scolastica. Speechless è una sitcom esilarante: la madre di JJ è una inglese esuberante, il padre un’anima spensierata, la sorella minore una criticona esagitata e il fratello più piccolo un secchione insoddisfatto; tuttavia, i toni della comedy non impediscono di assistere alle discriminazioni a cui vanno incontro i disabili gravi, specialmente nell’ambiente più crudele e spietato di tutti: la scuola, proprio il luogo dalla quale può partire l’educazione necessaria a erudire la società su come non temere la diversità.

5. Shaun Murphy – The Good Doctor

Curiosamente, molti disabili delle serie recenti sono medici. Shaun Murphy è un giovane medico affetto da autismo, impiegato in un ospedale del Wyoming. Il ragazzo lavora nell’istituto grazie all’influenza del suo mentore, il Dr. Glassman, che cerca di proteggerlo dalle discriminazioni a cui è soggetto quotidianamente in reparto da colleghi, superiori e pazienti. Shaun è molto più intelligente della media, ma ha difficoltà a comprendere i meccanismi sociali e ad adeguarsi, il che gli rende la vita un inferno.

L’autismo fa parte delle disabilità intellettive; non è sempre immediatamente identificabile e nella serie – specialmente la versione coreana, di cui quella americana con Freddie Highmore è un remake – viene acutamente mostrato più volte come i pazienti e i loro cari si dichiarino “ingannati” per non essere stati avvertiti prima che il medico curante è affetto da un disturbo secondo loro incompatibile con il mestiere di dottore. Anche The Good Doctor, quindi, sottolinea come la disabilità di un individuo sia sempre il problema di un altro, in una società che invece dovrebbe promuovere l’integrazione.

(Rielaborazione parziale da wired.it)

Special 2, la vita con gli occhi di Ryan: trentenne gay e disabile

Giovedì 20 maggio su Netflix è sbarcata Special 2, la nuova serie con Ryan O’Connell. Il giovane omosessuale e disabile ha intenzione di farci ridere e riflettere, affrontando, con la comicità e le risate, i temi dei diritti LGBTQ e della disabilità. La serie si basa sul libro autobiografico di Ryan O’Connell, pubblicato nel 2015, “I’m Special: and Other Lies We Tell Ourselves”. Special 2, parola di Ryan O’Connell: “Vuole sfatare una serie di tabù“.

Giovedì 20 maggio su Netflix è uscito Special 2, la serie con Ryan O’Connell nei panni di un giovane ragazzo omosessuale e disabile affetto da una lieve paralisi cerebrale, di nome Ryan. Un giorno, stanco di vivere nell’ombra, per potersi inserire racconta una piccola bugia sulla sua disabilità. E da lì è tutta un’unica risata, tra momenti buffi e spunti di riflessione. Una commedia divertente incentrata sull’accettazione di ciò che si è e sul fatto che l’individualità di ogni persona alla fine prende sempre il sopravvento. La serie si basa sul libro autobiografico pubblicato nel 2015 dell’attore protagonista (tra l’altro anche regista) “I’m Special: and Other Lies We Tell Ourselves“. Special 2, parola di Ryan O’Connell: “Vuole sfatare una serie di tabù“.

Special 2, tutte le novità e quando esce

Le otto puntate di Special 2 saranno lunghe il doppio: non più 15 minuti, ma oltre 30 minuti. La serie è disponibile da giovedì 20 maggio 2021 su Netflix. I nuovi episodi, dissacranti e divertenti come quelli della prima stagione,  raccontano la crisi di Ryan. Il giovane disabile è come chi, esauriti tutti gli argomenti, sente di non avere più niente da dire. Ben presto però le cose cambiano e Ryan, che vive una “grave carestia sessuale“, trova ben presto l’ispirazione. Disabilità e omosessualità, i temi dominanti in Special, sono anche in Special 2 protagonisti. Questa volta Ryan li tratta con più maturità e consapevolezza, perché l’obiettivo della serie è svelare al mondo cosa si nasconde dietro le risate. Evidenziando, senza mai risultare noiosi o pesanti, quanto la sua vita può risultare difficile e al tempo stesso straordinaria. Special 2, con i suoi otto episodi, si aggiunge ai primi otto episodi della prima stagione. Una serie, Special, fresca e dinamica che si vede tutta d’un fiato in poche ore.

La vita di Ryan O’Connell tra omosessualità e disabilità

Trasferitosi a New York, O’Connell a 24 anni ha iniziato a tenere un blog su Thought Catalog. Nel tempo è arrivato ad avere a disposizione talmente tanto materiale da riuscire a concludere un accordo per un libro. In quell’occasione, per non perdere l’opportunità della sua vita, lo scrittore, paladino dei diritti LGBTQ e difensore della disabilità, decise di tenere segreta la sua disabilità, preferendo un racconto diverso. Descrisse la sua disabilità come figlia un incidente (tra l’altro realmente avvenuto), nascondendo agli editori che era stata la paralisi cerebrale ad averlo costretto a sottoporsi a più di dieci interventi. In Special la paralisi celebrale infantile è protagonista sin dalla primissima scena della sitcom. La prima puntata si apre infatti con una scena dove Ryan inciampa davanti a un bambino che preoccupato gli dice: “Signore cammini in modo buffo, devi andare in ospedale“. “No ho la paralisi celebrale, ce l’ho fin da bambino“, risponde Ryan. Il bambino spaventato si mette a urlare. Al secondo minuto della prima puntata la dichiarazione al suo fisioterapista e allo spettatore: “Sono gay e disabile e là fuori è dura per uno storpio“.

Ryan O’Connell, vita privata

Dopo essere stato investito da un’auto all’età di 20 anni, lo scrittore decise di “riscrivere” la sua identità, fingendo che il suo zoppicare derivasse dall’incidente e non dall’essere un disabile affetto dalla paralisi celebrale fin dalla nascita. La decisione fu figlia della convinzione che amici e colleghi l’avrebbero per questo evitato e compatito. Alla fine ha affrontato la verità nel suo libro autobiografico del 2015 “I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves“, che oltre ad aver catturato l’attenzione di Jim Parsons di The Big Bang Theore, gli ha portato la sua grande occasione con Special. O’Connell è così diventato negli Stati Uniti paladino dei diritti LGBTQ e dei disabili. Dal 2015 è fidanzato con lo scrittore Jonathan Parks-Ramage. I due si si sono conosciuti a Los Angeles nel 2015 durante la festa di compleanno della cantante Grimes.

(fanpage.it)

Disabilità: Intrattenimento in evoluzione?

In tutto il mondo e su tutte le piattaforme i professionisti dell’intrattenimento si stanno impegnando per diventare sempre più inclusivi nella rappresentazione delle minoranze sui media. Il successo di film come Black Panther, Wonder Woman e Coco ci dimostra che la diversità può vincere anche al botteghino. Ma a punto siamo con la rappresentazione delle persone con disabilità, una delle minoranze più numerose al mondo? Ancora oggi ci si dimentica della disabilità nelle conversazioni su Diversity & Inclusion. Si ritiene forse che non sia un tema così accattivante o si continuano a toccare solo le corde emotive, troppo sbilanciati verso l’abilismo o l’inspiration porn. La mancanza di rappresentanza delle persone con disabilità nei film – si stima che solo nel 3% delle serie TV e ancor meno nei programmi per bambini (meno dell’1%) ci sia un protagonista con un qualche tipo di disabilità – significa che milioni di persone oggi non sono in grado di vedersi rappresentate nei media; milioni di ragazzi non sono in grado di sognare una storia d’amore guardando quel personaggio nello schermo televisivo.

C’è poi il tema degli attori senza disabilità che vengono ingaggiati per rappresentare il 95% di tutti i personaggi con disabilità in televisione. E quando la rappresentazione c’è spesso è fuorviante. Un esempio? Quasi tutti i ritratti delle persone con disabilità nei media sono con la pelle bianca, mentre sappiamo che la disabilità ha un impatto su tutti, senza distinzioni di razza. Secondo un rapporto di “The Media, Diversity, & Social Change (MDSC) Initiative” solo il 2,7% di tutti i personaggi nominati nel cinema ha dimostrato di convivere con una disabilità. Nessuno dei personaggi principali proviene da un gruppo razziale/etnico sottorappresentato o dalla comunità LGBTQ. Le storie che riflettono la vita dei personaggi con disabilità e la diversità demografica di questa comunità rimangono ancora troppo sfuggenti nel cinema.

Ma cosa possiamo fare noi come attivisti dei diritti delle persone con disabilità o come semplici spettatori delle varie serie televisive? Innanzitutto, possiamo educare giornalisti, registi e produttori ad un linguaggio e ad una rappresentazione equa nei media. Questa ad esempio è la guida ‘Hollywood Disability Toolkit’ a cura di Respectability, un’organizzazione americana che da anni porta avanti una battaglia per combattere gli stigma e offrire nuove opportunità alle persone con disabilità.
E poi abbiamo il telecomando in mano. Possiamo selezionare le serie e i programmi TV che rispondono a criteri di inclusione contemporanei, escludendo invece quelle trasmissioni ancora tutte italiane che alimentano lo spirito voyeuristico nei confronti del ‘fuori norma’, che ridicolizzano alcune caratteristiche somatiche o rappresentano la vita quotidiana dei bambini con disabilità con i balletti, facendoci riflettere sul ‘come siamo stati fortunati, noi normali’.

Abbiamo cercato di raccogliere e commentare i principali film e le serie TV che parlano a diverso titolo di disabilità, sulle piattaforme disponibili in Italia. E inevitabilmente abbiamo toccato anche le emozioni di fronte alla diagnosi di una malattia, alla consapevolezza di una diversità e all’impegno dell’essere caregiver.

I film cult

Cominciamo dai film storici. La rappresentazione della disabilità qui può essere stonata rispetto ai canoni attuali ma sono un buon punto di partenza per farsi una cultura sul tema e confrontarne poi i messaggi e i toni con i film più attuali.

Freaks: un film degli anni ’30, un film di culto, un po’ horror e un po’ dramma, ma molto onesto nel far vedere come i veri mostri possano avere le sembianze di umani con tutti gli arti al loro posto.

Anna dei miracoli (‘The miracle worker’, in inglese): un film in bianco e nero del 1962 che racconta la storia di Hellen Keller, una delle prime attiviste americane per i diritti delle persone con disabilità.

The elephant man: tra David Lynch e Mel Brooks questo film degli anni ’80 è ispirato ad una storia vera di malattia, di quelle che portano ad una diversità visibile a tutti. Dice il protagonista con la Sindrome di Proteo ‘Vede, la gente ha paura di quello che non riesce a capire… E… Ed è difficile anche per me capire, perché… vede… Mia madre era… bellissima.’

Forrest Gump: Forrest e la mamma, Forrest e i tutori per camminare meglio, Forrest e i test sul QI a scuola, ma anche Forrest che corre, si sposa e diventa padre. Da vedere anche in famiglia, un’iniezione di ottimismo per tutti.

Rainman: la critica lo ha elogiato, gli attivisti un po’ meno, per un’interpretazione recitata e per uno spaccato della sindrome autistica non così comune. Se non è infatti abilità da tutti quella di contare gli stuzzicadenti, il film ha contribuito a far conoscere lo stereotipo dell’autismo.

Figli di un Dio minore: finalmente una protagonista realmente sorda, Marlee Matlin, può valere la pena rivederlo in questi giorni in cui si parla tanto delle comunità terapeutiche e dei limiti dei metodi.

Profumo di donna: nella versione italiana del 1974 o in quella più celebre con Al Pacino del 1992, un po’ troppo costruito a tavolino e un po’ troppa retorica americana.

Mi chiamo Sam: ancora un passo in avanti nella rappresentazione delle persone con una neurodiversità, ma ancora molto romanzato nel lieto fine.

Il mio piede sinistro: anche qua si è gridato al capolavoro per l’interpretazione magistrale di un attore che poteva essere invece interpretato da una persona con Paralisi Cerebrale Infantile. E anche qua un po’ di retorica nella figura della madre-coraggio e dell’infermiera innamorata.

Buon compleanno Mr. Grape: storia di autismo tra i paesaggi dell’Iowa, utile per capire perché da soli si fa molta più fatica e perché è così strategico il ruolo dei ‘siblings’ in famiglia, i fratelli e le sorelle delle persone con disabilità.

L’olio di Lorenzo: la storia di una famiglia italiana negli Stati Uniti, che lotta di fronte ad una diagnosi di malattia rara del proprio figlio, tanti scenari sono cambiati da allora ma è sempre utile rivederlo per capire come di fronte ad un disagio la risposta può essere ancora nello studio, nell’alleanza terapeutica e nella ricerca scientifica.

Quasi amici: qua trovate la ricetta perfetta dei film che mettono d’accordo tutti, la persona di colore con una storia di adozione alle spalle che diventa badante e quasi amico della persona ricca e in carrozzina. Lo trovate ovunque, anche nelle produzioni argentina, indiana e americana.

Il discorso del re: la balbuzie di un principe che oggi si sarebbe preso un bollino di DSA a scuola, da vedere se siete logopediste o se ne frequentate.

La teoria del tutto: film da premio Oscar all’attore protagonista, che interpreta il ruolo dello scienziato Stephen Hawking nell’avanzare della malattia, l’atrofia muscolare progressiva. Interessante la figura della giovane moglie e caregiver, e l’utilizzo delle prime tecnologie assistive per la comunicazione.

Film italiani free

Su RAI play troviamo principalmente film italiani, o film che riportano la narrazione di personaggi che sono diventati famosi per le loro battaglie:

Il figlio della luna: è la storia vera di Fulvio Frisone nato con tetraplegia spastica distonica a causa di un parto difficile e divenuto da grande un esperto nel campo della fisica; ma è soprattutto la storia di questa mamma determinata ad andare oltre la diagnosi, in una Sicilia degli anni ‘70 in cui pesano sia il confronto con i pari che l’esigere dei diritti per la prima volta.

La classe degli asini: da vedere perché è una storia vera di orgoglio italiano nel mondo, la storia della professoressa Mirella Casale che riuscirà a far chiudere le classi differenziali a favore dell’inclusione degli studenti con disabilità a scuola e con il riconoscimento della figura dell’insegnante di sostegno con la legge 517 del 4 agosto 1977.

La guerra è dichiarata: ancora una storia vera di una malattia non così rara nelle famiglie, un tumore al cervello del figlio di Juliette e Romeo. Un film francese, interpretato dalla stessa regista, che si mette dalla parte dei caregiver e ne racconta le risorse apparentemente infinite.

Volevo nascondermi: è la storia del pittore Ligabue, tra disturbi mentali e un talento artistico che tarderà ad affermarsi proprio a causa delle sue difficoltà relazionali.

Ognuno è perfetto: una miniserie italiana che racconta le vicende di due giovani innamorati tra problemi di lavoro e permessi di soggiorno. E un cast di bravi attori con sindrome di Down.

The greatest showman: è un musical ambientato nei primi dell’800, la storia del fondatore del Circo Barnum, noto ai più anche per la canzone ‘This is me’.

Sulle piattaforme a pagamento

Netflix ha un catalogo ampio e aggiornato, sia nei film dedicati alla consapevolezza sulla disabilità e alle minoranze in generale, sia per le pratiche di inclusione adottate nelle serie autoprodotte:

Crip Camp: documentario molto interessante per capire le origini dell’attivismo americano da parte delle persone con disabilità; racconta la storia di Camp Jened negli anni ‘70, una sorta di Woodstock in cui si segue la vita dei partecipanti dal campeggio al ritorno nel mondo reale.

Frida: la storia affascinante della pittrice messicana, diventata disabile a seguito di un incidente e della poliomelite, una storia di diversità e libertà, esemplare per gli anni in cui è ambientata.

Rising Phoenix: se non l’avete visto, correte subito ai ripari, è la storia delle Paralimpiadi raccontata dagli stessi protagonisti, perché ‘alle Olimpiadi creano gli eroi, alle Paralimpiadi vanno gli eroi’.

The fundamental of caring (o ‘Altruisti si diventa’, nella traduzione italiana): giovane con distrofia muscolare, madre iperprotettiva, padre non pervenuto e caregiver professionista che si deve redimere, in un road movie che fa anche ridere. Americano, ovviamente.

Rosso come il cielo: ambientato negli anni ’70 in Italia, questo film racconta bene la storia di un bambino diventato cieco a causa di un infortunio e costretto in un istituto per imparare il braille. In realtà affinerà una sensibilità particolare per i suoni, facendola poi diventare la sua professione.

Margarita with a straw: è un film indiano e già per questo sarebbe da guardare; racconta la storia di una ragazza con Paralisi Cerebrale Infantile che decide di andare a vivere da sola per studiare in America, e affronta così i temi dell’indipendenza dalla famiglia, dell’accettazione, dell’inclusione, della sessualità. Dal titolo e dalla scena finale, capirete perché bandire le cannucce flessibili di plastica può non essere una soluzione per tutti.

37 seconds: da vedere, una regia molto bella in una storia per niente scontata; ambientato in Giappone, tra manga, sesso e autodeterminazione; anche se al solito i personaggi delle madri delle persone con disabilità non escono molto bene da questi film.

Special: è una mini-serie che trae ispirazione dal divertente libro di Ryan O’Connell ‘I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves’, fa ridere ma mica tanto, trattando problemi veri come le prime esperienze di lavoro, la scoperta dell’omosessualità in una persona con disabilità e una madre ancora ingombrante.

Atypical: è una serie giunta ormai alla terza stagione; affronta un pò tutti gli stereotipi della disabilità, attraverso la lente del protagonista con sindrome autistica. Il senso di responsabilità della sorella, i gruppi di mutuo aiuto per le mamme e la loro sensibilità per il linguaggio appropriato (‘autistico o persona con autismo?’), le coppie che scoppiano, il cartellone degli impegni della famiglia redatto dalle mamme premurose, il padre che scappa, il legame con la terapista, la gita scolastica e una scuola che ci prova a fare dei tentativi di inclusione.

Il mio grande amico Dude: miniserie da guardare in famiglia; racconta la storia di un giovane adolescente con fobia sociale e i suoi approcci al reintegro in società grazie a Dude, un cane di supporto emotivo.

Deaf U: è un documentario sulla vita universitaria di un gruppo di studenti sordi, interessante e semplice nel suo sguardo sulla quotidianità.

Amore nello spettro: è una mini docu-serie girata con gli intenti di una ricerca scientifica, per raccontare l’amore tra giovani uomini e donne con autismo.

Aspergers are us: è un documentario che racconta l’amicizia e la realizzazione di uno spettacolo comico tra quattro giovani con diverse forme di autismo.

100 metri: film spagnolo su una storia (vera) di diagnosi di sclerosi multipla: il protagonista messo di fronte alla decisione di lottare o accettare il destino.

Breaking Bad: potreste guardare questa famosa serie per mille altri motivi, ma anche perchè uno dei protagonisti è l’attore RJ Mitte, con Paralisi Cerebrale Infantile come il suo personaggio.

The Speed Cubers: è un documentario sui massimi esperti del cubo di Rubik, è interessante per la storia di Max Park, uno dei campioni in carica con autismo, che trova nel cubo magico lo strumento per fare progressi e trovare una sua strada.

Tall Girl: perché anche essere più alti della media può essere un problema o un vantaggio.

Anche su Amazon Video l’offerta di film in streaming o per noleggio a pagamento è varia e comprende produzioni italiane e internazionali:

Mio fratello rincorre i dinosauri: tratto dal libro omonimo di Giacomo Mazzariol, il film segna una nuova stagione del cinema italiano che parla di disabilità; è la storia di Giacomo e della relazione con suo fratello Gio con sindrome di Down. È utile guardarlo anche solo per leggere i segnali deboli dei fratelli adolescenti che si rapportano con la disabilità in famiglia.

Tutto il mio folle amore: anche qui un film liberamente ispirato al romanzo ‘Se ti abbraccio non aver paura’ di Fulvio Ervas; un road movie che racconta la storia di Andrea e Franco Antonello, padre e figlio autistico e del loro viaggio catartico in moto.

Wonder: tratto dal romanzo di successo di R.J. Palacio, il film non poteva che essere un successo di pubblico e di critica; è la storia di Auggi, un bambino di 10 anni con sindrome di Treacher Collins e della sua relazione con la società, minata da atti di bullismo a causa di una malformazione cranio-facciale. Ci sono dentro anche l’home schooling, la relazione conflittuale con i fratelli, il ruolo dei genitori costretti ad indossare diversi cappelli.

In viaggio verso un sogno – The Peanut Butter Falcon: molto americano ma almeno uno sport e uno scenario diverso; il protagonista con sindrome di Down, che scappa da un istituto in Carolina del Sud per inseguire il sogno di diventare un campione di wrestling.

La famiglia Belier: film francese, criticato dalla comunità sorda; indaga da dentro la vita di una famiglia di persone sorde ad eccezione di una figlia che risulta essere così l’interprete principale verso il mondo esterno.

Gleason: documentario sulla vita di Steve Gleason; ex campione di football americano che a seguito dell’avanzare della malattia di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) si trova ad interagire con il mondo grazie alle tecnologie assistive.

Le streghe: tratto dal racconto di Roald Dahal e con la regia di Zemeckis; quest’ultima edizione è da vedere anche solo per il dibattito che ha generato, ce ne ha parlato Fabia Timaco qui. Se non vi piacciono i topi, magari evitate.

Non ci resta che vincere (‘Campeones’, nella versione originale): un film spagnolo da vedere con i ragazzi. Un’interpretazione esemplare di Jesus Vidal; ingredienti tipici (la squadra di atleti con disabilità intellettiva, l’allenatore che deve scontare una pena facendo lavori socialmente utili…). Finalmente protagonisti veri che interpretano il loro ruolo.

Io sono Mateusz: film polacco. Obiettivo sfatare il principio abilista per cui le persone con una disabilità fisica devono essere per definizione anche incapaci di intendere e di volere.

Adam: una rappresentazione facile, quella del protagonista con sindrome di Asperger. Naturalmente ingegnere ed appassionato di astronomia, che si innamora della scrittrice di libri per ragazzi. Insomma.

Perdiamoci di vista: commedia all’italiana leggera. Carlo Verdone ridicolizza i talk show abilisti e poi si innamora di Asia Argento nel ruolo di una ragazza in carrozzina.

Per i più piccoli

Può essere utile vedere e commentare questi film in famiglia. Comunque esistono anche alcune serie o cartoni animati dedicati ai bambini e che offrono un utile spunto per parlare di diversità:

Nemo e Alla ricerca di Dory: Nemo è per definizione il cartone con cui meglio si identificano i bambini con una diversità agli arti, grazie alla sua pinna atrofica; ma anche nel sequel su Dory abbiamo la coraggiosa protagonista con perdita di memoria a breve termine, la balena miope Destiny, il beluga Bailey che ha perso la sua capacità ‘sonar’ ed Hank, il polpo a cui manca un tentacolo. Eppure tutti trovano un posto nel mondo.

Dumbo: ovvero la filmografia su circo e disabilità spiegata ai bambini; vi consigliamo il remake più recente di Tim Burton per mostrare ai bambini che anche gli elefanti volano, con qualche adattamento e se abbattiamo le barriere legate all’ambiente che li circonda.

Daniel Tiger: è una serie di un cartone americano che rappresenta la vita di una famiglia di tigrotti; nelle varie puntate vengono toccati argomenti legati ad empatia e valorizzazione delle diversità, includendo anche personaggi con disabilità come Chrissie.

Inside out: film da vedere per riuscire a spiegare la regolazione delle emozioni, che spesso si accompagna ad alcune disabilità intellettivo-relazionali.

Frozen: un film che rappresenta un’occasione per parlare di superpoteri a volte scomodi e per la relazione tra le due sorelle Elsa ed Anna.

Avatar: uno dei primi film di fantascienza in 3D. Definito un ‘film con la disabilità e non sulla disabilità. Racconta un mondo alla rovescia in cui un diverso dagli uomini del suo mondo, perché vive su una sedia a rotelle, è anche diverso dagli abitanti di Pandora, popolo extraterrestre dalla pelle azzurra e dal fisico imponente’.

A portata di mano su YouTube

Anche su Youtube si trovano film che vengono spesso segnalati dalle famiglie o dai giovani con disabilità; in una rete quasi clandestina o forse solo perché usciti fuori da tutti i circuiti; tra questi ricordiamo:

Il circo della farfalla: interpretato dal ‘motivatore’ Nick Vujicic. Il film rappresenta anche qui il mondo onirico del circo e dei ‘fenomeni da baraccone’ a cui viene offerta una nuova opportunità.

The Pearson twins: la storia dei gemelli Pearson la trovate in versione originale anche su Vimeo; in soli 12’ riesce a raccontare una storia di malattia genetica, la neurofibromatosi, che condiziona però in maniera diversa i due fratelli.

First do no harm: da guardare per capire la condizione disabilitante con cui convivono le persone con epilessia, e le loro famiglie.

La mia fedele compagna (‘Front of the class’ in inglese): la storia vera di un bambino con Sindrome di Tourette. Le sue sfide nel desiderio di diventare insegnante in quella scuola che tanto lo aveva deriso.

Speechless: la serie è prodotta da ABC, è stata trasmessa in Italia anche da Fox e TV2000 ma se ne può visionare qualche scena anche su Youtube. È la storia di una famiglia americana contemporanea che si trasferisce alla ricerca dell’ambiente di vita più adatto al figlio con Paralisi Cerebrale Infantile.

Stelle sulla terra: una produzione indiana. Il genere è quello del bambino con dislessia che dopo varie peripezie incontra il maestro che capisce il suo talento artistico e trova il giusto canale per insegnargli a leggere e scrivere. Fantasia.

E per finire, un cortometraggio recente e italiano, ‘Ciruzziello’, a cura di Ciro D’Aniello. Per capire al meglio la disperazione che può accompagnare le persone con disabilità e i loro familiari, quando non esistono reti di supporto o quando non si sentono rappresentati e ascoltati.
La prossima volta che cambi canale, facci caso.

(Parzialmente rielaborato da ilsole24ore.it)