Legge 104, addio al referente unico

Addio al «referente unico». Rivoluzione per la legge 104 e per i congedi per l’assistenza dei familiari con disabilità. L’assistenza si potrà ora condividere, o meglio dividere tra più «referenti». A prevederlo è il decreto legislativo 105/2022, entrato in vigore a metà agosto e dettagliato dall’Inps in una comunicazione ad hoc.

In attuazione della direttiva Ue 2019/1158, «al fine di conciliare l’attività lavorativa e la vita privata per i genitori e i prestatori di assistenza, nonché di conseguire la condivisione delle responsabilità di cura tra uomini e donne e la parità di genere in ambito lavorativo e familiare», viene di fatto corretta la legge 104 del 1992 in materia di congedo straordinario.

Legge 104
Legge 104, le novità

Salta quindi la regola del «referente unico dell’assistenza», in base a cui non poteva essere riconosciuta a più di un lavoratore dipendente la possibilità di fruire dei giorni di permesso per l’assistenza alla stessa persona in situazione di disabilità grave. L’unica eccezione riguardava i genitori di figli con disabilità, a cui è sempre stata riconosciuta la particolarità del ruolo svolto.

Assistenza condivisa

Cosa cambia quindi? Posto che resta confermato il tetto massimo di tre giorni di congedo per l’assistenza al familiare disabile, quel diritto può essere riconosciuto, su richiesta, a più soggetti tra quelli aventi diritto, che possono fruirne in via alternativa tra loro. In altre parole più soggetti aventi diritto possono richiedere l’autorizzazione a fruire dei permessi alternativamente tra loro, per l’assistenza alla stessa persona disabile grave. In questo modo, il carico dell’assistenza può essere diviso tra più familiari, favorendo una migliore conciliazione tra vita personale, professionale e familiare.

Altra novità: il diritto al congedo straordinario per assistenza viene esteso dal coniuge al «convivente di fatto», anche nel caso in cui la convivenza, qualora normativamente prevista, sia stata instaurata successivamente alla richiesta di congedo. Viene quindi estesa la platea di chi può fruire dei permessi e dei congedi per l’assistenza a un familiare con grave disabilità. Ovviamente la fruizione dei permessi e del congedo straordinario è subordinata alla richiesta di autorizzazione dell’INPS e le ore di permesso vanno utilizzate solo nell’interesse della persona con disabilità, pena il rischio di licenziamento. (corriere.it)

Sussidi Disabili: novità su IVA 4% e semplificazioni sui documenti

La semplificazione introdotta dal Decreto Mef agevola l’iter per accedere all’iva ridotta del 4% anziché del 22% su ausili tecnici e informatici

Ci sono novità sul fronte agevolazioni fiscali per disabili ed in particolare dell’iva sull’acquisto di sussidi tecnici e informatici. Si tratta di una semplificazioneche è stata introdotta con il decreto Mef 7 aprile 2021, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 maggio – e quindi in vi gore da quella data – e riguarda la prescrizione di tali ausili per poter accedere all’iva al 4% prevista per le persone con disabilità di cui all’articolo 3 della legge 104 del 1992.

COME FUNZIONAVA PRIMA

Fino a questo momento le persone con disabilità che avessero voluta acquistare sussidi tecnici e informatici, per avere l’iva al 4% dovevano esibire, al momento dell’acquisto, copia del certificato attestante l’invalidità funzionale permanente rilasciato dall’ASL competente o dalla commissione medica integrata, oltre alla prescrizione autorizzativa dello specialista ASL.

COSA CAMBIA

Ora, con i correttivi al precedente decreto 14 marzo 1998 che prevedeva tale documentazione da esibirsi, si è stabilito che non è più necessaria la prescrizione autorizzativa dello specialista ASL. Sarà quindi solo richiesta copia del certificato attestante l’invalidità funzionale permanente rilasciato dall’ASL competente o dalla commissione medica integrata.
A partire dal 4 maggio, quindi, modificando quanto previsto dall’articolo 2 del decreto del 14 marzo 1998, sarà questa la procedura.
Attenzione: nel caso di certificati dai quali non dovesse risultare il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico-informatico e la menomazione permanente, sarà però necessario integrare la documentazione con una certificazione rilasciata dal medico curante contenente la relativaattestazione, richiesta per l’accesso al beneficio fiscale, da esibire in copia all’attodell’acquisto.

Di seguito riportiamo i punti salienti del testo del decreto, intitolato Modifiche al decreto 14 marzo 1998, concernente la determinazione delle condizioni e delle modalita’ alle quali e’ subordinata l’applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 4 per cento ai sussidi tecnici ed informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti portatori di handicap, che potete scaricare integralmente al link a fine articolo.

All’art. 2, del decreto del Ministro delle finanze del 14 marzo
1998 sono apportate le seguenti modificazioni:
   a) Il comma 2 e’ sostituito dal seguente:
     «2. Ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 4 per cento per
le cessioni di sussidi tecnici e informatici effettuate direttamente
nei loro confronti, le persone con   disabilita’,   al   momento
dell’acquisto,   producono   copia   del   certificato   attestante
l’invalidita’ funzionale permanente rilasciato dall’azienda sanitaria
locale competente o dalla commissione medica integrata.»;

b) dopo il comma 2 e’ inserito il seguente:
     «2-bis. I certificati di cui al comma 2, dai quali non risulti
il collegamento funzionale tra il sussidio tecnico-informatico e la
menomazione permanente, ai sensi dell’art. 4,  comma   1,   del
decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5, come modificato dall’art.
29-bis, comma 1, del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito
con modificazioni dalla legge 11 settembre 2020, n. 120, sono
integrati con la certificazione, da esibire in copia all’atto
dell’acquisto, rilasciata dal medico curante contenente la relativa
attestazione, richiesta per l’accesso al beneficio fiscale.»;
Decreto MEF 7 aprile 2021

(disabili.com)

Si possono usare i permessi legge 104 come ferie secondo leggi e CCNL 2020-2021

Motivazioni, disabilità grave e rapporto di lavoro da dipendente, per fruire dei permessi legge 104 occorre anche rientrare in un grado di parentela prossimo con il disabile.

Permessi legge 104 come ferie, si possono usare o no?

La risposta è affermativa nel senso che i giorni di permessi legge 104 possono essere subito precedenti o successivi a quelli delle ferie ovvero possono essere attaccati. E se l’assistenza al parente disabile è la ragione principale del loro utilizzo, è sempre possibile concedersi una pausa all’interno di questo periodo, ad esempio per fare una passeggiata, ma non per concedersi una vacanza.

Ci sono sempre le situazioni particolari a essere meritevoli di attenzione quando si parla di legge 104. Anche nel 2020-2021 e in riferimento alla gestione delle ferie che, come nel caso dei permessi legge 104, comportano l’assenza del dipendente dal posto di lavoro.

Si ricorda infatti che la condizione di dipendenza nel contratto di lavoro è indispensabile per accedere a questa agevolazione. La seconda è la gravità dell’handicap della persona di assistere o dello stesso lavoratore nel caso in cui sia lui a chiedere di fruire dei permessi legge 104.
C’è poi una terza condizione che, come vedremo in questo articolo, è altrettanto centrale ed è la ragione per cui si possono ottenere queste brevi assenze dal lavoro. Secondo le norme in vigore, il datore di lavoro concede i giorni o le ore di permesso mensili per la cura e l’assistenza del portatore di disabilità.
Di conseguenza non occorre alcuna giustificazione successiva in termini di documenti, ma occorre non sfruttare questo tempo per altri motivi, ad esempio ludici. Motivazioni, gravità della disabilità e rapporto di lavoro da dipendente a parte, per fruire dei permessi legge 104 occorre rientrare in un grado di parentela prossimo con il disabile da assistere.

Più precisamente, il via libera è ammesso per genitori lavoratori dipendenti; coniuge lavoratore dipendente; parenti o affini entro il secondo grado che lavorano come dipendenti con possibilità di estensione del diritto a parenti e affini di terzo grado se i genitori o il coniuge della persona con disabilità grave hanno compiuto 65 anni di età, sono affetti da patologie invalidanti o siano morti.

Permessi legge 104 come ferie, si possono usare o no

La legge 104 prevede la possibilità di fruire di un numero ben determinato di ore e di giorni di permesso. Esattamente 3 giorni al mese che possono essere frazionati in ore giornaliere: 2 se l’orario di lavoro è di almeno 6 ore, 1 se inferiore.
Dal punto di vista gestionale, i permessi a giorni sono indennizzati sulla base della retribuzione reale così come i permessi a ore mentre quelli concessi a titolo di prolungamento dell’astensione facoltativa fino al terzo anno di vita del figlio sono pagati al 30% della retribuzione effettivamente corrisposta o convenzionale se appartenenti a categorie di lavoratori che hanno diritto all’indennità per congedo parentale sulla base di retribuzioni convenzionali.
Poi ci sono le ferie che sono un diritto garantito dalla Costituzione. Il datore di lavoro non le può negare, ma può accordarle o meno nei giorni scelti dal dipendente tenendo conto dell’organizzazione aziendale e delle esigenze interne. Resta quindi da capire se si possono usare i permessi legge 104 come ferie secondo leggi e Contratti collettivi nazionali di lavoro 2020-2021.
La risposta è affermativa nel senso che i giorni di permessi possono essere subito precedenti o successivi a quelli delle ferie ovvero possono essere attaccati. E se l’assistenza al parente disabile è la ragione principale del loro utilizzo, è sempre possibile concedersi una pausa all’interno di questo periodo, ad esempio per fare una passeggiata, ma non per concedersi una vacanza.

L’organizzazione dei permessi legge 104 nei Ccnl 2020-2021

A proposito di cumulo dei permessi legge 104, il prolungamento del congedo parentale e i riposi alternativi sono compatibili con la fruizione del normale congedo parentale e del congedo per malattia del medesimo figlio fruito dall’altro genitore.
Allo stesso tempo è compatibile la fruizione dei permessi orari legge 104 per un figlio con disabilità grave inferiore a 3 anni e dei permessi orari per un altro figlio.
I permessi giornalieri possono essere cumulati con il congedo parentale ordinario e con il congedo malattia per figlio. Ma non è concesso da parte di entrambi i genitori di fruire dei benefici della legge 104 durante il periodo di congedo straordinario.

(businnessonline.it)

Invalidi e disabili significati e differenze per la legge italiana

Punto in comune di entrambe le situazione è l’indispensabilità di una visita di accertamento che certifichi nero su bianco la condizione dell’interessato.


Precisiamo subito che invalidità e disabilità sono due condizioni molto diverse e che non possono essere accomunate. Lo sono sia dal punto di vista della persona che ne è colpita, ma anche sotto il profilo delle agevolazione fiscali e non che è possibile ricevere.

Non a caso le disposizioni legislative di riferimento sono differenti. In linea di massima si parla di invalidità in relazione alle persone con menomazioni fisiche, intellettive e psichiche con una permanente incapacità lavorativa non inferiore a un terzo.
La disabilità richiama invece la difficoltà d’inserimento nella società e nella vita di tutti i giorni per via della presenza di una patologia o di una menomazione. Nel primo caso una delle norme di riferimento è la 118 del 1971, nel secondo la legge 104 del 1992. Punto in comune di entrambe le situazione è l’indispensabilità di una visita di accertamento che certifichi nero su bianco la condizione dell’interessato.
Anche se le procedure da seguire sono simili, le visite mediche di accertamento sono diverse e il riconoscimento di un stato non implica anche l’altro.

A dirla tutta, la normativa italiana riconosce lo stato di handicap. Ed è proprio nella legge 104 che troviamo il significato di questo termine, diverso sia dalla disabilità (con cui ci sono punti in comuni) e sia dall’invalidità.
Secondo questa norma, la persona affetta da handicap è quella che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. Vediamo meglio i dettagli ovvero

Invalidità: significato e differenze con disabilità per la legge italiana

La certificazione dell’invalidità fa riferimento alla capacità lavorativa della persona mentre quella della disabilità alla difficoltà delle relazioni sociali di una persona. Non è un caso che il riconoscimento dell’invalidità può avvenire nella fascia d’età tra 18 anni e 66 anni e 7 mesi ovvero in quella lavorativa.
Lo status è accertato dalla commissione medica attiva nel distretto sociosanitario dell’Azienda sanitaria del paziente. Se la riduzione della capacità lavorativa è inferiore a un terzo (33%), il soggetto è dichiarato non invalido.
L’ordinamento italiano riconosce una condizione particolare di invalidità per la sordità e la cecità per cui occorre presentare una domanda differente.
La tutela del soggetto invalido si sostanza con agevolazioni sia di carattere economico e sia non economico ovvero di natura socio-assistenziale. Le facilitazioni sono collegati alla percentuale di invalidità:

•100%: qualifica di invalido totale e diritto alla pensione di inabilità

•75%: due mesi di contribuzione figurativa, fino a un massimo di cinque e qualifica di invalido parziale con accesso all’assegno di invalidità

•67%: esenzione dal ticket per le prestazioni di diagnostica strumentale, di laboratorio e per altre prestazioni; titoli di viaggio agevolati per i servizi di trasporto pubblico locale su strada

•51%: fruizione ogni anno di 30 giorni di congedo retribuito per effettuare cure connesse al proprio stato invalidante

•46%: requisito minimo per richiedere il riconoscimento di disabilità con la finalità di promuovere l’inserimento e l’integrazione lavorativa

•34%: fornitura gratuita delle protesi, ortesi e ausili previsti dal nomenclatore-tariffario in rapporto alle singole menomazioni accertate

•33%: benefici per i quali è prevista la qualifica di invalido civile

Disabilità: significato e differenze con invalidità per la legge italiana

Anche nel caso della disabilità è una commissione medica a effettuare la valutazione, ma è finalizzata al riconoscimento della difficoltà d’inserimento sociale dovuta alla malattia o alla menomazione e non all’impossibilità di lavorare.
Come anticipato, la principale normativa di riferimento è la legge 104 che descrive il soggetto disabile come colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che causa difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
Anche in questo caso non mancano le facilitazioni economiche e non, ma che hanno un fine differente rispetto a quelle previste per gli invalidi. Si tratta di

•detrazioni fiscali per familiari a carico

•detrazioni fiscali per spese mediche e di assistenza

•agevolazioni per l’acquisto autoveicolo proprio

•tre giorni di permesso mensili anche frazionabili in ore oppure permessi orari retribuiti rapportati all’orario giornaliero di lavoro

Solo ai disabili è riconosciuto il contrassegno di parcheggio ovvero il pass disabili rilasciato dal comune di residenza che lo autorizza a circolare in zone a traffico limitato e a parcheggiare negli spazi riservati. Il certificato ha validità di 5 anni e il rinnovo avviene con la presentazione del certificato del medico curante.

(businnessonline.it)

Agevolazioni auto disabili: non basta la legge 104. Ecco requisiti e condizioni per ottenerle

Le agevolazioni auto disabili, a sostegno delle persone con disabilità, legati alle spese per l’acquisto (o le modifiche) di autoveicoli sono:

Riconoscimento di un’aliquota IVA agevolata del 4%;

Detrazione IRPEF del 19%;

Esenzione totale e a tempo indeterminato dal pagamento del bollo auto;

Esenzione totale dal pagamento delle imposte di trascrizione per i passaggi di proprietà.

Per ottenerli è necessario possedere determinate caratteristiche legate alla disabilità, escludendosi un’applicazione tour court a tutte le persone destinatarie di Legge n. 104/1992. Non basta in pratica essere titolari di 104 per assicurarsi incentivi e agevolazioni per acquisto e utilizzo di auto.

Vista la complessità della tematica e l’esistenza di numerosi provvedimenti succedutisi negli anni, Agenzia delle Entrate insieme ad INPS, INAIL e Regione Emilia-Romagna hanno realizzato una guida sulle agevolazioni a sostegno delle persone disabilità, di cui il “quaderno 4” è dedicato alle misure fiscali.
Analizziamo nello specifico la tematica delle agevolazioni sull’acquisto di veicoli.

Agevolazioni auto disabili: chi ne ha diritto

Possono godere delle agevolazioni:

chi è portatore di handicap;

il familiare del soggetto con disabilità, che, nell’interesse di quest’ultimo, si è fatto carico della spesa.

I componenti il nucleo familiare per poter aver accesso alle agevolazioni devono avere a proprio carico (ai fini fiscali) il portatore di handicap. A tal proposito per poter considerare una persona fiscalmente a carico è necessario che possieda un reddito complessivo pari o inferiore a 2.840,51 euro annui, limite elevato a 4.000 euro per considerare a carico un figlio di età non superiore a 24 anni.

Agevolazioni auto: quali disabili che ne hanno diritto

Le agevolazioni auto per disabilità, eccezion fatta per le imposte di trascrizione e per l’acquisto di motoveicoli e motocarrozzette, spettano alle seguenti categorie di disabili:

Non vedenti, come ciechi totali e parziali, ipovedenti gravi;

Disabili affetti da sordità congenita o preverbale.

Altre categorie per le quali spettano le agevolazioni (senza esclusioni) sono:

Disabili con handicap psichico o verbale destinatari dell’indennità di accompagnamento;

Invalidi con grave limitazione alla capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni;

Disabili con ridotte o impedite capacità motorie permanenti.

Come si può notare le misure speciali per l’acquisto di veicoli non si applicano a tutti coloro che sono destinatari di Legge 104/1992. È necessario rientrare in una delle specifiche categorie tra quelle citate.

Non basta la Legge 104

Come detto sopra, per avere diritto alle agevolazioni auto, soprattutto in termini di Iva agevolata al 4% e detrazioni, non basta essere titolare della Legge 104. Occorre provare i requisiti sopra descritti.

ESEMPIO
Ad esempio, se si ha la 104 ma nel verbale è riportata “solo” una capacità di deambulazione sensibilmente ridotta, allora NON SI PU0’ usufruire degli incentivi (Iva ridotta, esenzione Irpef). In questo caso è possibile solo richiedere il pass disabili. A seconda della Regione in cui si risiede, in questo caso, si potrebbe anche avere l’esenzione dal pagamento del bollo auto.
Sensibilmente ridotta” infatti non equivale a “grave capacità di deambulazione”.

Agevolazioni auto disabili: documenti necessari

Le spese sostenute e agevolabili devono risultare da idonea documentazione comprovante la spesa. Quest’ultima dev’essere intestata al soggetto disabile o al familiare che ha sostenuto il costo. Identico discorso per l’intestazione al Pubblico Registro Automobilistico (PRA): i dati anagrafici del proprietario devono essere necessariamente quelli del disabile o del familiare che lo ha fiscalmente a carico.

Agevolazioni auto disabili: quali veicoli rientrano

Le agevolazioni sono previste nei confronti dei seguenti veicoli:

Autovetture;

Autoveicoli per il trasporto promiscuo, con massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 tonnellate, destinati al trasporto di persone e di cose (massimo nove posti compreso il conducente);

Veicoli destinati al trasporto di persone o cose in condizioni particolari, muniti di attrezzature speciali;

Autocaravan, destinati al trasporto e all’alloggio di non più di 7 persone compreso il conducente (cui spetta la sola detrazione del 19%);

Motocarrozzette;

Motocarrozzette per trasporto promiscuo, destinati a persone o cose, fino ad un massimo di quattro posti compreso il conducente;

Motoveicoli a tre ruote per trasporti specifici di persone o cose.

Veicoli elettrici o ibridi

Sui veicoli elettrici ed ibridi è opportuno distinguere:

Spetta la sola detrazione fiscale per i veicoli elettrici con esclusione quindi dell’IVA ridotta;

Per i veicoli ibridi spettano invece sia la detrazione IRPEF che l’IVA al 4%, quest’ultima a condizione che la cilindrata del motore sia non superiore a 2 mila centimetri cubici (alimentazione a benzina) o 2.800 centimetri cubici (alimentazione diesel).

Agevolazioni auto disabili: IVA ridotta

L’IVA ridotta al 4% (invece che al 22%) si applica nei casi di acquisto di un’autovettura nuova o usata con cilindrata non superiore a 2.000 cc se a benzina o 2.800 cc con alimentazione diesel.
Si può godere dell’agevolazione una sola volta nell’arco di quattro anni, decorrenti dalla data di acquisto.
La misura si estende anche ai seguenti costi:

Acquisto contestuale di optional;

Costi di adattamento di un veicolo già posseduto dal portatore di handicap (in questo caso non sussistono limiti di cilindrata);

Riparazione degli adattamenti;

Vendita di strumenti o accessori utilizzati per adattare il veicolo.

Al contrario, l’IVA ridotta non si applica sulle semplici prestazioni di riparazione o manutenzione.
L’applicazione dell’aliquota al 4% viene fatta direttamente dal venditore o prestatore del servizio, previa presentazione da parte dell’interessato di:

Documentazione medico- sanitaria attestante la disabilità;

Dichiarazione sostitutiva di atto notorio con cui si attesta che nei quattro anni precedenti non è stato acquistato un altro veicolo con IVA ridotta;

Se chi sostiene la spesa è il familiare che ha fiscalmente a carico il portatore di handicap è necessario fornire un’autocertificazione di questo status, oltre a copia dell’ultima dichiarazione dei redditi relativa al soggetto disabile.

Chi vende il veicolo o presta il servizio deve:

Rilasciare apposita fattura in cui si fornisce evidenza dell’applicazione dell’aliquota ridotta;

Comunicare entro 30 giorni dalla vendita / prestazione, all’ufficio territorialmente competente dell’Agenzia delle entrate, data dell’operazione, targa del veicolo, dati anagrafici e residenza del proprietario.

Agevolazioni auto disabili: detrazione IRPEF

L’acquisto di mezzi di locomozione per soggetti disabili apre ad una detrazione IRPEF pari al 19% delle spese sostenute, fruibile una sola volta nell’arco di quattro anni dalla data dell’operazione.
La percentuale viene applicata su un importo massimo di 18.075,99 euro. Ne consegue che la detrazione potrà avere un valore non superiore a 3.434,44 euro.
È ammesso all’agevolazione l’acquisto di autovetture nuove o usate senza limiti di cilindrata.
Le operazioni ammesse alla detrazione sono, oltre all’acquisto:

L’adattamento del mezzo alle impedite o ridotte capacità motorie;

Riparazioni straordinarie solo se effettuate dopo quattro anni dall’acquisto.

Sono invece esclusi dalla misura i costi di esercizio (carburante, pneumatici, lubrificanti, premi assicurativi) e di manutenzione ordinaria.

Agevolazioni auto disabili: esenzione bollo auto

I veicoli con cilindrata non superiore a 2.000 cc (a benzina) o 2.800 cc (alimentati a diesel) intestati ai disabili appartenenti alle categorie specifiche sopra citate ovvero al familiare che li abbia in carico, scontano l’esenzione permanente dal pagamento del bollo.
Sono invece esclusi i mezzi intestati ad altri soggetti privati o pubblici come enti locali, cooperative o società di trasporto.
Per ottenere l’esenzione è sufficiente inviare apposita richiesta (a mezzo raccomandata A.R.) all’ufficio regionale competente (ufficio tributi) entro 90 giorni dalla scadenza del termine di pagamento.

Agevolazioni auto disabili: esenzione imposta di trascrizione

I veicoli destinati alla guida o al trasporto di disabili sono esentati dal pagamento dell’imposta di iscrizione al Pubblico Registro Automobilistico (PRA).
L’agevolazione compete in caso di prima iscrizione (auto nuova) o passaggio di proprietà (auto usata) riguardante mezzi intestati al disabile o al familiare che lo abbia fiscalmente a carico.
La domanda di esenzione dev’essere inoltrata al PRA territorialmente competente.
Scarica qui la Guida alle agevolazioni fiscali

(leggioggi.it)

Legge 104: si può richiedere esenzione canone RAI per disabilità

Quando si applicano le agevolazioni fiscali previsti per le disabilità per richiedere l’esenzione del pagamento del canone RAI? Regolarizzando la bolletta della luce, comprensiva dei costi di consumi e oneri vari, l’utente paga anche la voce della quota del canone RAI. Tuttavia, esistono delle condizioni che permettono di richiedere l’esenzione del pagamento del canone RAI direttamente all’Agenzia delle Entrate. Ti starai chiedendo: Perché gli italiani odiano il canone RAI e, la Legge 104 non dispone di agevolazioni adeguate? Come si può richiedere l’esenzione del canone RAI con la Legge 104? I casi di esonero del canone RAI e quando si può richiedere anche con la Legge 104? Vediamo insieme quando, si può richiedere l’esenzione del canone RAI e, in quali casi con la Legge 104 si può richiedere la sospensione del pagamento della tassa di possesso della televisione.

Con la Legge 104 è possibile accedere a diverse agevolazioni fiscali e non, dirette sia alle persone con disabilità che alle loro familiari. L’Agenzia delle Entrate mostra un ampio quadro dei benefici fiscali previsti per i contribuenti portatori di disabilità e, in particolar modo indicando in chiaro gli aventi diritto. In questo articolo non tratteremo il quadro delle agevolazioni fiscali in tutta la sua ampiezza, ma cercheremo di rispondere a una delle domande più frequenti poste dai lettori, in particolare: Si può richiedere l’esenzione del pagamento della tassa sul possesso della televisione, ossia il canone RAI con la Legge 104?
Devi sapere che, in linea generale, l’esenzione dal pagamento della tassa di possesso della TV, può essere richiesta dai contribuenti che non dispongono di un apparecchio televisivo. Esistono anche altri casi che consentono di poter richiedere l’esonero del canone, eccezioni che affronteremo all’interno del testo. Per il momento, ci preme focalizzare l’attenzione sul pagamento della tassa sul possesso della televisione pagata da tutti i titolari di apparecchi TV e di utenza elettrica. Se a casa hai la TV e un’utenza elettrica, sappi che devi pagare il canone RAI. Il pagamento avviene in modo automatico, regolarizzando la bolletta della luce, comprensiva dei costi di consumi e oneri vari, è presente anche la voce della quota del canone RAI. 
Esistono delle condizioni che permettono di richiedere l’esenzione del pagamento del canone RAI direttamente all’Agenzia delle Entrate. Ti starai chiedendo: Perché gli italiani odiano il canone RAI e, la Legge 104 non dispone di agevolazioni adeguate? Come si può richiedere l’esenzione del canone RAI con la Legge 104? I casi di esonero del canone RAI e quando si può richiedere anche con la Legge 104?  Vediamo insieme quando, si può richiedere l’esenzione del canone RAI e, in quali casi con la Legge 104 si può richiedere la sospensione del pagamento della tassa di possesso della televisione. 

Perché gli italiani odiano il canone RAI e la Legge 104 non dispone di agevolazioni adeguate?

Prima di definire nei dettagli le agevolazioni previste con la Legge 104, sull’importo del canone RAI è opportuno fare due passi indietro, per capire perché la tassa è finita nella bolletta della fornitura elettrica. Devi ammettere che il canone RAI, con la tassa di possesso dell’autovettura sono tasse che gli italiani da anni sperano di non pagare più. E, che in qualche modo hanno cercato sempre di evadere.
Pagare una tassa solo per il possesso di un bene, ecco questo (forse) è uno dei motivi per cui gli italiani farebbero a meno di pagarla e, non per un principio meramente rivoluzionario. Fatto sta che aldilà dei nostri dissensi il problema resta è la tassa va pagata. Il cambiamento sul pagamento del canone RAI è arrivato nel 2016, quando la tassa per il possesso della TV, fu inserita in modo automatico nella bolletta della luce. Questo per evitare le scappatoie collaterali adottate da vari utenti per non pagare il canone RAI.
Il che ha prodotto un aumento della tassa. Infatti, dal 2020 la normativa ha disposto un aumento per il canone RAI portandolo a 90 euro annui, l’importo viene suddiviso all’interno della bolletta elettrica per due bimestri. 

Come si può richiedere l’esenzione del canone RAI con la Legge 104?

Come anticipato innanzi, in mancanza di esenzione, il canone RAI viene pagato dagli utenti attraverso la regolarizzazione della bolletta elettrica. Per quanto riguarda il quadro delle esenzioni per gli invalidi. Al momento, la normativa non tutela i disabili fruitori della Legge 104.  In verità, fino a qualche tempo fa esisteva una norma che consentiva ai titolari della Legge 104, di poter fruire anche dell’esonero del pagamento del canone RAI. Poi, successivamente tale norma venne abrogata ai sensi e per gli effetti dell’articolo 42 del D.P.R. n. 602 del 29/9/73. 
Come si legge dal sito dell’Agenzia delle Entrate, gli utenti in possesso dei requisiti possono presentare una dichiarazione sostitutiva ai sensi del D.P.R. n. 455/2000. Comunicazione importante per evitare che il canone Rai venga addebitato regolarmente nella bolletta della fornitura elettrica. Oppure, per comunicare all’Ente di possedere i requisiti che consentono l’esenzione dal pagamento della tassa sul possesso della televisione.

I casi di esonero del canone RAI e con la Legge 104 

Possono richiedere l’esenzione del pagamento della tassa sul possesso della televisione, diversi utenti, se in possesso di specifici requisiti, tra cui: 

•utenti che non dispongono nella propria abitazione di un apparecchio televisivo, ossia una TV;

•i cittadini con un’età anagrafica uguale o superiore a 75 anni e, in possesso di un reddito annuo che risulti uguale o inferiore a 8.000 euro;

•utenti nella seconda casa, non hanno il vincolo di pagare la doppia tassa per il televisore;

•per gli immobili concessi in locazione, la tassa sul possesso della televisione viene pagata dall’inquilino che regolarizza la bolletta della fornitura elettrica;

•Forze armate se la TV viene situata nei luoghi considerati comuni e così via;

•diplomatici e consolari stranieri;

•rivenditori e riparatori di apparecchi televisivi.

Come si legge dall’Ufficio Informa Handicap, la normativa non include gli invalidi nei casi di esonero dal pagamento del canone di abbonamento gli invalidi. Tuttavia al momento è prevista l’esenzione nel caso di  per trasferimento del disabile in Casa di Riposo. In questo caso, il disabile può presentare una dichiarazione per l’annullamento del pagamento del canone RAI inviata all’Agenzia delle Entrate Ufficio Torino 1 S.A.T. Sportello abbonamenti TV Casella postale 22 – 10121 Torino. Nella domanda vanno riportati i dati relativi alla struttura di riposo e la data d’inizio della degenza. 
(trend-online.com)

Salvate la legge 104 dai furbetti che ne approfittano

di Gian Antonio Stella

Salvate la legge 104. Serve come l’ossigeno, per moltissimi disabili e moltissimi loro familiari. Per salvarla, però, va spazzata via la fanghiglia di troppi furbi. Non solo in Sicilia, dove Nello Musumeci ha denunciato la presenza di 2.350 «centoquattristi» su 13 mila dipendenti (uno su cinque) e perfino il caso di un imbroglione che ha preso in carico un vicino di casa. Il problema, purtroppo, è sempre più diffuso. E senza una svolta rischia di devastare i conti pubblici. Certo, perfino in Sicilia non c’è più la leggina, abolita verso la fine del 2011 dall’assessore Caterina Chinnici, che oltre quindici anni dopo la riforma Dini, come spiegò il procuratore generale della Corte dei Conti isolana Giovanni Coppola, consentiva ai dipendenti regionali di «andare in pensione con soli 25 anni di contribuzioni, o addirittura 20 se donne, solo per il fatto di avere un parente gravemente disabile». Privilegio che aveva permesso a un giovane dirigente, Pier Carmelo Russo (che anni dopo minaccia denunce per stalking a chi vorrebbe riparlarne, Barbara D’Urso compresa!) di andarsene in quiescienza a 47 anni, l’età dell’attrice Rachel Weisz, con 6.462 euro netti al mese per accudire il vecchio papà infermo, che peraltro viveva altrove. Impegno gravosissimo ma non tanto da impedirgli, la settimana dopo, di diventare assessore regionale all’Energia. Per non dire di altri casi come quello mitico di Giovannella Scifo, in pensione nel 2008 a 40 anni dopo 18 di lavoro. «Non le pare esagerato?», le chiese Antonio Rossitto di Panorama. E lei: «Non posso risponderle: c’è la privacy».

Il caso Sicilia

Abolite quelle storture demenziali, sono rimaste però quelle denunciate ieri, appunto, dal governatore: «È possibile che su 13mila dipendenti 2.350 possano usufruire della legge 104?». Sia chiaro: che i disabili siciliani a partire dai non-autosufficienti vivano in situazioni di estrema difficoltà a causa dell’insufficienza di strutture, della mancanza di fondi e di sciatterie inaccettabili è fuori discussione. Basti ricordare le denunce durissime delle Iene, di Fiorello e Jovanotti e soprattutto di Pif sui ritardi imputati a Rosario Crocetta. L’aiuto della famiglia non è solo utile: è vitale. Ma che un dipendente regionale su 4,5 possa avere un disabile a carico… Come se la «104» fosse data a 594mila dipendenti pubblici da Trapani a Vipiteno.

Spiega il rapporto dell’Inps 2016 che «la disabilità è prevalente tra le persone più anziane e le generazioni maggiormente a rischio di non autosufficienza avranno un peso crescente passando da meno di un quinto a un terzo della popolazione italiana» e che secondo la Ragioneria Generale la spesa per la non-autosufficienza rispetto al PIL passerà dall’1,9% del 2014 al 3,2% nel 2060. Costi pesanti, per quanto insufficienti, per l’assistenza diretta e l’assegno di accompagnamento. Aggravati da quelli per i permessi retribuiti previsti dalla «Legge 5 febbraio 1992, n.104». Legge, meglio ripeterlo, sacrosanta. Ma che proprio per questo non può essere occasione per abusi. Dal 2012 al 2016, per dire, i «fruitori per familiari» della 104 sono passati tra i dipendenti privati da 279.242 a 363.430. Un aumento del 30%. In cinque anni. Giusto? Boh…

A fine 2015, dice il rapporto Inps, i beneficiari «con almeno un permesso» di tutti quelli retribuiti con la legge 104 e il successivo decreto legislativo 151/01 («prevede la possibilità per genitori o, in loro assenza, per fratelli e sorelle di genitori di persone con handicap gravi di usufruire di due anni di congedo retribuito» esteso poi «in casi particolari anche ai parenti e affini fino al terzo grado) sono stati circa 450 mila. Con un costo di circa 1,3 miliardi di euro.

I numeri nel Pubblico

E tra i dipendenti pubblici? Pare impossibile: l’Inps non lo sa. I numeri, gestiti direttamente dallo Stato e dalle varie amministrazioni pubbliche, sfuggono al controllo dell’Istituto presieduto da Tito Boeri. Costretto a ricorrere a valutazioni che, per quanto affidate a centri studi di spicco, troppo «scientifiche» non sono. Su 3.305.313 dipendenti «si può stimare che i permessi retribuiti per assistere le persone in disabilità grave siano fruiti da circa 440 mila soggetti». Risultato: «Stimiamo che il numero medio procapite annuo di giorni di permesso (…) fruiti nel settore pubblico sia quattro volte superiore a quello fruito nel settore privato: fino a 6 giorni nel pubblico contro 1,5 nel privato». Con «un costo ombra stimabile in oltre un miliardo di euro ai quali si aggiungono altri 600 milioni circa» coi congedi «straordinari usufruiti sulla base del D.Lgs 151/2001». Totale: oltre tre miliardi. Destinati a crescere.

«Troppi? Se dovesse farsi carico di tutta l’assistenza ai disabili, senza la nostra supplenza, lo Stato dovrebbe spendere di più», dicono i familiari, le associazioni, le Ong. Vero. A maggior ragione, come dicevamo, vanno puniti i furbi. Come la docente siciliana in permesso beccata a una gara di tango ad Amsterdam e assolta «perché il pm derubricò il reato da truffa a “indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”». O il dipendente provinciale di Pordenone che, come ha scritto il Gazzettino, «avrebbe fruito di 415 giornate di congedo straordinario retribuito per assistere l’anziana madre invalida». Madre già assistita da un altro figlio «e due badanti». Licenziato per truffa aggravata ma reintegrato da un giudice del lavoro (che aveva disposto pure un risarcimento) è stato infine messo fuori una volta per sempre. Ma che fatica… E non parliamo di certi dubbi: possibile che tra i dipendenti privati ci siano 7.017 persone con almeno due famigliari a carico e che molti ne abbiano tre o perfino quattro? E la leggenda dell’anestesista napoletano che era arrivato ad accumulare i permessi per occuparsi di ben sei disabili? Ancora più smaccati però, proprio perché vanno a danno di chi ha diritto davvero alla «104», sono i giochi sui trasferimenti di sede. Soprattutto nel mondo della pubblica istruzione.

Prof e istruzione

Dice uno studio di Tuttoscuola su dati Miur che «rispetto alla media nazionale del 10% di professori delle superiori che si sono avvalsi della precedenza della “104” nei trasferimenti da una provincia ad un’altra» la percentuale nel Nord Ovest «è stata soltanto del 2,3%, nel Nord Est dell’1,8% e nel Centro del 4,6%» contro il 23,5% della Sicilia o il 24% della Calabria. Per non dire delle materne e delle primarie. Per l’anno 2017/2018 «un maestro su 5 si è avvalso della precedenza per assistenza a familiari con disabilità. Tra questi, il 90% ha richiesto il trasferimento al Sud. In particolare, il 75% in sole tre regioni: Campania, Calabria e Sicilia. C’è quindi un grande squilibrio». Tiriamo le somme: «uno su 100 al nord, più di uno su 2 nel Meridione», spiega la rivista di Giovanni Vinciguerra. Basti ricordare le quote regionali: 0,0% di spostati grazie alla «104» in Friuli, 0,7% in Veneto, 0,9% in Piemonte e nelle Marche… Contro il 37,2% in Puglia, 66,6% in Campania, 72,9% in Sicilia, 79,5% in Calabria. Record assoluto, tra le province, Agrigento: 100%. E meno male che la magistratura aveva già avviato le inchieste arrivate proprio in questi giorni alle prime sentenze. Nove condanne, dieci patteggiamenti, una sola assoluzione, quarantotto rinvii a giudizio. Ma è solo l’inizio. Peccato che gli imbroglioni non saranno rispediti dove stavano. La legge non lo prevede…

(Corriere della Sera)

Agevolazioni fiscali 2016 per i disabili, legge 104

Nuove agevolazioni fiscali 2016 per i  disabili  che usufruiscono della  Legge 104 del 1992. Tra le novità, benefici che vanno dai familiari a carico ai veicoli, dall’abbattimento delle barriere architettoniche alle spese sanitarie fino all’assistenza personale. La normativa tributaria aggiornata riconosce i benefici fiscali in favore dei contribuenti portatori di disabilità e ai loro familiari in base ai benefici derivati dalla Legge 104 del 1992. Tali benefici, hanno una precisa articolazione riguardante la tipologia, le regole e le modalità da seguire per richiederle.  Abbiamo riassunto  varie tipologie  agevolazioni fiscali riconosciuti ai disabili e ai loro familiari:

Detrazione figli a carico:
Le detrazioni Irpef previste per il portatore di disabilità con familiari a carico variano in funzione del reddito complessivo posseduto nel periodo d’imposta, per esempio per l’anno in essere. Le detrazioni, pertanto, diminuiscono con l’aumentare del reddito, fino a diventare completamente nulle quando il reddito complessivo arriva a 95.000 euro per le detrazioni dei figli. Il limite di reddito personale complessivo per ritenere una persona fiscalmente a carico non deve essere superiore a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili e della deduzione per l’abitazione principale e pertinenze. Per il figlio disabile, riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104 del 1992, si ha diritto all’ulteriore importo di 400 euro: 1220 euro per i figli di età inferiore a tre anni. 950 euro per i figli di età superiore a tre anni. 1620 euro per il figlio disabile inferiore a 3 anni riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104 del 1992. 1350 euro per il figlio disabile superiore a 3 anni riconosciuto tale ai sensi della legge n. 104 del 1992. con più di tre figli a carico la detrazione aumenta di 200 € per ciascun figlio a partire dal primo. Per calcolare la detrazione effettiva spettante per i figli a carico è necessario moltiplicare la detrazione teorica per il coefficiente, ottenuto con le prime 4 cifre decimali e arrotondato con il sistema del troncamento che si ottiene dal rapporto tra 95.000 meno il reddito complessivo. In presenza di più figli, l’importo di 95.000 euro indicato nella formula va aumentato per tutti, di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo. La formula per il calcolo della detrazione effettiva è la seguente: detrazione teorica moltiplicato 95.000 – reddito complessivo 95.000. La detrazione per i figli deve essere ripartita al 50% tra i genitori che non sono legalmente ed effettivamente separati o in alternativa in caso di accordo si può scegliere di attribuire tutta la detrazione al genitore che possiede il reddito più elevato. Qualora le detrazioni di cui può beneficiare il contribuente siano superiori all’imposta lorda l’importo eccedente non può essere chiesta a rimborso o a compensazione di altri tributi, né è possibile riportarlo nella successiva dichiarazione dei redditi.

Agevolazioni veicoli per disabili:
Quali sono le agevolazioni fiscali sui veicoli per i portatori di disabilità?
Le agevolazioni fiscali previste per i portatori di handicap e disabili sui veicoli consistono: nella possibilità di detrarre dall’Irpef il 19% della spesa sostenuta per l’acquisto, nell’applicazione del’Iva agevolata al 4% sull’acquisto, nell’esenzione dal bollo auto, nell’esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà. Le categorie di disabili che hanno diritto alle agevolazioni fiscali su i veicoli sono: Non vedenti e sordi: ovvero, persone colpite da cecità assoluta o che hanno un residuo visivo non superiore a un decimo ad entrambi gli occhi con eventuale correzione. Gli articoli 2, 3 e 4 della legge n. 138 del 3 aprile 2001 individuano esattamente le varie categorie di non vedenti, fornendo la definizione di ciechi totali, ciechi parziali e ipovedenti gravi. Per persone con sordità, art. 1 della legge n. 68 del 1999 definisce tali coloro che sono colpiti da sordità alla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata. Disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento: sono quelli che presentano la situazione di handicap grave prevista dal comma 3 dell’articolo 3 della legge n. 104 del 1992, certificata con verbale dalla Commissione per l’accertamento dell’handicap presso la Asl (di cui all’art. 4 della stessa legge). Disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni: sono i disabili per i quali la situazione di handicap grave deriva da patologie (comprese le pluriamputazioni) che comportano una limitazione permanente della deambulazione. Disabili con ridotte o impedite capacità motorie: sono coloro che presentano ridotte o impedite capacità motorie e che non risultano, contemporaneamente, “affetti da grave limitazione della capacità di deambulazione”. Solo per tale categoria di disabili il diritto alle agevolazioni è condizionato all’adattamento del veicolo. Riguardo alla certificazione medica richiesta, l’Agenzia delle Entrate ha fornito le seguenti precisazioni (circolare n. 21 del 23 aprile 2010). Portatori di handicap psichico o mentale: per questa categoria i benefici fiscali per l’acquisto di veicoli sono concessi anche quando lo stato di handicap grave è attestato da un certificato rilasciato dalla commissione medica pubblica preposta all’accertamento dello stato di invalidità. Disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione, o pluriamputati: per questa categoria di disabili è accettata la certificazione di invalidità rilasciata da una commissione medica pubblica, attestante specificatamente “l’impossibilità a deambulare in modo autonomo o senza l’aiuto di un accompagnatore”. Persone affette da sindrome di Down: è valida la certificazione rilasciata dal proprio medico di base che, pertanto, può essere prodotta per richiedere le agevolazioni fiscali in sostituzione del verbale di accertamento emesso dalla Commissione prevista dall’art. 4 della legge n. 104 del 1992.
Quali categorie dei veicoli sono agevolabili?
Le agevolazioni per il settore auto per i portatori di handicap e disabilità sono per veicoli di tipo:
Autovetture: Veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo nove posti, compreso quello del conducente
Autoveicoli per il trasporto promiscuo: Veicoli aventi una massa complessiva a pieno carico non superiore a 3,5 tonnellate (o a 4,5 tonnellate, se a trazione elettrica o a batteria), destinati al trasporto di cose o di persone e capaci di contenere al massimo nove posti, compreso quello del conducente
Autoveicoli specifici: Veicoli destinati al trasporto di determinate cose o di persone per trasporti in particolari condizioni, caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature relative a tale scopo
Autocaravan: Veicoli aventi una speciale carrozzeria ed attrezzati permanentemente per essere adibiti al trasporto e all’alloggio di 7 persone al massimo, compreso il conducente, solo per la detrazione Irpef del 19%
Motocarrozzette: Veicoli a tre ruote destinati al trasporto di persone, capaci di contenere al massimo 4 posti, compreso quello del conducente, ed equipaggiati di idonea carrozzeria
Motoveicoli per trasporto promiscuo: Veicoli a tre ruote destinati al trasporto di persone e cose, capaci di contenere al massimo quattro posti, compreso quello del conducente
Motoveicoli per trasporti specifici: Veicoli a tre ruote destinati al trasporto di determinate cose o di persone in particolari condizioni e caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di speciali attrezzature relative a tale scopo.
Detrazione Irpef 2016 per le Spese di acquisto dei veicoli per Disabili:
Le spese riguardanti l’acquisto dei mezzi di locomozione dei disabili danno diritto a una detrazione d’imposta pari al 19% del loro ammontare.  Quando: detrazione valida per un solo veicolo in 4 anni che decorrono dalla data di acquisto Calcolo detrazione: su una spesa massima di 18.075,99 euro, a condizione che lo stesso veicolo venga utilizzato in via esclusiva o prevalente a beneficio del portatore di handicap. Non necessario l’adattamento del veicolo: poichè la soglia dei 18.075,99 euro vale solo per le spese di acquisto del veicolo, rimangono escluse eventuali spese per interventi di adattamento necessari a consentirne l’utilizzo da parte del disabile, anche su questo tipo di spese verrà applicata la detrazione del 19%. Importante: il beneficio della detrazione può essere concesso nuovamente se il primo veicolo beneficiato risulti precedentemente cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA).
Cosa succede se si vende o si cede a titolo gratuito il veicolo?
Qualora l’auto sia stata acquistata beneficiando delle agevolazione previste per la disabilità sia trasferita ad altre persone a pagamento o gratuitamente prima che siano trascorsi 2 anni dall’acquisto: il disabile è tenuto al pagamento della differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse, fatta eccezione per i casi in cui il disabile, a seguito di mutate e comprovate necessità legate al proprio handicap, ceda il veicolo per acquistarne uno nuovo sul quale realizzare nuovi e diversi adattamenti.
Cosa succede in caso di furto dell’autoveicolo acquistato con le agevolazioni per disabili?
In caso di furto dell’auto, acquistata beneficiando delle agevolazione priviste per la disabilità la detrazione per il nuovo veicolo riacquistato entro il quadriennio spetta al netto dell’eventuale rimborso assicurativo e deve comunque essere calcolata su una spesa massima di 18.075,99 euro. Si può fruire dell’intera detrazione per il primo anno oppure si può optare, alternativamente, per la sua ripartizione in quattro quote annuali di pari importo.
Quali altre spese su veicoli sono ammesse alla detrazione del 19% Irpef?
Sono inoltre ammesse integralmente alla detrazione del 19% le altre spese riguardanti i mezzi necessari: all’accompagnamento, alla deambulazione e al sollevamento dei disabili accertati ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 104/92, indipendentemente dal fatto che fruiscano o meno dell’assegno di accompagnamento.
Spese per riparazioni dei veicoli acquistati con l’agevolazione disabili:
La detrazione del 19% spettatante per l’acquisto di un veicolo destinato al portatore di handicap e disabile spetta anche sulle riparazioni, escluse quelle di ordinaria manutenzione. Sono inoltre escluse le spese per assicurazione, il carburante e il lubrificante. Tali spese, per poter essere detratte, devono essere sostenute entro i 4 anni dall’acquisto.
Detrazioni spese mediche disabili al 19%:
Le spese mediche sostenute dal disabile per gli addetti all’assistenza personale prevedono una detrazione del 19%, calcolata su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 euro, se il reddito non è superiore ai 40.000 euro. La detrazione può essere concessa esclusivamente a persone ritenute “non autosufficienti”, ovvero, persone non in grado di svolgere azioni elementari dall’igiene personale all’indossare gli indumenti, e per questi motivi necessitano di sorveglianza continuativa.
La documentazione per usufruire della detrazione deve contenere: codice fiscale e i dati anagrafici di chi effettua il pagamento, codice fiscale e i dati anagrafici di chi effettua di chi presta l’assistenza, codice fiscale e i dati anagrafici del disabile se effettuata dal famigliare.
Accertamento dello stato di non autosufficienza:
La non autosufficienza deve essere comprovata da una certificazione medica, inoltre, la detrazione non compete, ad esempio, l’assistenza prestata a bambini, se la non autosufficienza non si ricollega all’esistenza di patologie.
Cumulabilità con altre agevolazioni:
La detrazione d’imposta per gli addetti all’assistenza consente comunque la possibilità di dedurre i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori versati per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare che, sono deducibili nel limite di 1.549,37 euro.
Iva agevolata al 4% e esenzione bollo:
Oltre alla detrazione Irpef del 19%, il disabile può beneficiare di altre agevolazione auto, quali:
Iva agevolata al 4%, anzichè al 22%: sull’acquisto di autovetture fino a 2000 centimetri cubici a benzina, fino a 2800 centimetri cubici se diesel, nuove o usate e sull’acquisto contestuale di optional; l’Iva agevolata può essere applicata una sola volta nel corso di quattro anni.
Esenzione bollo auto disabili: l’esenzione spetta sia quando l’auto (sempre con i limiti di cilindrata sopra indicati) è intestata allo stesso disabile, sia quando risulta intestata a un familiare di cui egli sia fiscalmente a carico.
Esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà: i veicoli destinati al trasporto o alla guida di disabili, con esclusione dei non vedenti e sordi, sono esentati dal pagamento dell’imposta di trascrizione al Pra in occasione della registrazione dei passaggi di proprietà
Domanda e Autocertificazione per l’Acquisto auto adattata Iva agevolata: Modello Autocertificazione Acquisto auto adattata Iva agevolata ;Modello di Domanda e Autocertificazione per Acquisto di Auto Nuova con aliquota agevolata: Modello Domanda Autocertificazione Acquisto Auto con aliquota agevolata.

Iva Agevolata al 4%:
L’Aliquota per i mezzi di ausilio: si applica l’aliquota Iva agevolata del 4% per l’acquisto di mezzi necessari alla deambulazione e al sollevamento dei disabili. L’Aliquota Agevolata per i sussidi tecnici e informatici: si applica l’aliquota Iva agevolata al 4% ai sussidi tecnici e informatici rivolti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei portatori di handicap di cui all’articolo 3 della legge n. 104 del 1992. Rientrano nel beneficio le apparecchiature e i dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, sia di comune reperibilità che appositamente fabbricati, che permettano al disabile di perseguire una delle seguenti finalità: facilitare la comunicazione interpersonale, l’elaborazione scritta o grafica il controllo dell’ambiente, l’accesso all’informazione e alla cultura, assistere la riabilitazione
Come fa il disabile ad usufruire dell’aliquota Iva agevolata per acquistare mezzi tecnici informatici? Documentazione:
Per fruire dell’aliquota agevolata al 4% il disabile deve consegnare al venditore, prima dell’acquisto, la seguente documentazione:
specifica prescrizione rilasciata dal medico specialista dell’Asl di appartenenza dalla quale risulti il collegamento funzionale tra la menomazione e il sussidio tecnico e informatico, certificato, rilasciato dalla competente Asl, attestante l’esistenza di una invalidità funzionale rientran- te tra le quattro forme ammesse (cioè di tipo motorio, visivo, uditivo o del linguaggio) e il carattere permanente della stessa. Modello di domanda e Autocertificazione per l’acquisto di sussidi tecnico informatici: Modello di domanda e Autocertificazione per l’acquisto di sussidi tecnico informatici.

Agevolazioni fiscali Disabili non vedenti:
Detrazioni Irpef del 19% per le Spese sostenute per l’acquisto del Cane Guida: La detrazione spetta una sola volta in un periodo di quattro anni, salvo i casi di perdita dell’animale, e può essere calcolata sull’intero ammontare del costo sostenuto. La detrazione è fruibile dal disabile o dal familiare di cui il non vedente risulta fiscalmente a carico e può essere utilizzata, a scelta del contribuente, in unica soluzione o in quattro quote annuali di pari importo. Detrazione Forfetaria di 516,46 euro per le Spese sostenute per il mantenimento del Cane Guida: La detrazione per il mantenimento del cane spetta senza che sia necessario documentare l’effettivo sostenimento della spesa. Al familiare del non vedente non è invece consentita la detrazione forfetaria, anche se il non vedente è da considerare a carico del familiare stesso. Aliquota Agevolata del 4% per l’acquisto di particolari prodotti editoriali destinati ad essere utilizzati da non vedenti o ipovedenti: L’agevolazione è prevista per giornali e notiziari, quotidiani, libri, periodici, ad esclusione dei giornali e dei cataloghi diversi da quelli di informazione libraria, realizzati sia in scrittura braille sia su supporti audiomagnetici per non vedenti e ipovedenti. Deduzione contributi addetti ai servizi domestici: per un importo massimo di 1549,37 euro.
Assistenza personale solo per le persone non autosufficienti spetta detrazione 19% su massimo importo di 2.100,00 euro; Spese mediche e di assistenza specifica: detrazione pari al 19%; Spese mediche e di assistenza specifica: solo alle persone con documentazione di invalidità o handicap o familiari a carico, spetta deduzione integrale delle spese per operatori sanitari e di assistenza con qualifica professionale.

Spese per eliminare le barriere architettoniche:
Le spese sostenute dal disabile o dalla famiglia per l’eliminazione delle barriere architettoniche rientrano tra le spese per interventi di ristrutturazione edilizia, agevolabili con la detrazione Irpef del 50%, da calcolare su un importo massimo di 96.000 euro se la spesa è effettuata nel corso del 2015Inoltre, è applicabile l’aliquota Iva agevolata del 4%, anziché quella ordinaria del 21%. Nelle spese per l’abbattimento delle barriere architettoniche deducibili Irpef rientrano: ascensori, montacarichi, realizzazione di strumenti atti a favorire la mobilità interna ed esterna delle persone portatrici di handicap grave elevatore esterno all’abitazione. sostituzione di gradini con rampe, sia negli edifici che nelle singole unità immobiliari sempre questi stessi interventi non siano configurarsi come interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria
Importante: La detrazione per l’eliminazione delle barriere architettoniche non può essere esercitata insieme alla detrazione del 19% a titolo di spese sanitarie riguardanti i mezzi necessari al sollevamento del disabile. La detrazione Irpef non si applica invece per il semplice acquisto di strumenti o beni mobili, anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità interna ed esterna del disabile, come per esempio l’acquisto di schermi a tocco, computer o tastiere espanse. tali strumenti godono comunque della detrazione del 19% dell’Irpef.
Agevolazioni fiscali disabili elettrodomestici: Le persone con handicap titolari della Legge 104/1992, possono comprare elettrodomestici con le agevolazioni fiscali previste per i disabili, pagando l’IVA ridotta? La LEGGE 5 febbraio 1992, n. 104, in via generale, non dà diritto ad agevolazioni sull’acquisto di beni di facile consumo, quali lavatrici, frigoriferi, ecc., in quanto condizione necessaria al diritto è la sussistenza di un collegamento funzionale fra il tipo di menomazione/disabilità e il tipo di prodotto da acquistare.
(guidafisco.it)