“Fiori all’Occhiello”, il primo negozio dedicato al verde curato da giovani con disabilità intellettiva

Fondazione La Comune lancia il negozio “Fiori all’Occhiello”, dove la cura dei fiori incontra l’attenzione alla persona

Fondazione La Comune, impresa sociale impegnata da anni nella promozione di percorsi di vita indipendente per giovani con disabilità, lancia il nuovo negozio “Fiori all’Occhiello”.

Fiori all’Occhiello nasce come ulteriore tassello di un progetto dedicato ad accompagnare giovani con disabilità intellettiva verso la conquista dell’autonomia. Il personale del negozio sarà composto da professionisti con esperienza nel settore che lavoreranno fianco a fianco dei giovani per dare vita a questa straordinaria nuova avventura. 

Il negozio, oltre alla vendita di piante e fiori, offrirà diversi servizi, rivolti sia ai privati che alle aziende, dalla creazione di composizioni floreali per ogni occasione alla manutenzione del verde di interni e esterni, passando per l’allestimento e la manutenzione di balconi e terrazzi, la fornitura del verde per uffici, alberghi e ristoranti, la realizzazione di catering floreali per aziende e privati, la fornitura di fiori per banchetti solidali del terzo settore, o la realizzazione di orti didattici presso le scuole.

Il progetto – dichiara Marco Marzagalli, Presidente di Fondazione La Comune – affonda le proprie radici nella volontà di accompagnare giovani con disabilità intellettiva verso la conquista graduale di autonomia e indipendenza. Tutto è iniziato con l’abitare indipendente, grazie all’esperienza delle Case Comuni, nato in collaborazione con Fondazione Cariplo, e la sperimentazione di un modello di co-housing lontano da logiche assistenzialistiche.

Successivamente i giovani hanno iniziato ad affrontare il mondo del lavoro: da più di un anno abbiamo preso in gestione le serre all’interno della Fondazione Sacra Famiglia, a Cesano Boscone, per permettere ai giovani di essere inseriti in un vero e proprio contesto lavorativo.
Ora è il momento di affrontare una nuova sfida, quella della relazione: il contatto con il pubblico e il confronto con le persone che vogliono acquistare le piante e i fiori.

Inizia così l’avventura del negozio “Fiori all’Occhiello“, il primo store a Milano dedicato al verde curato da giovani con disabilità.

Fondazione La Comune invita tutta la collettività alla giornata di inaugurazione del nuovo negozio, sabato 11 dicembre dalle ore 15 in Via Adige 6 a Milano, per trascorrere insieme un bellissimo momento di condivisione e socialità e per dare ufficialmente il via a questa straordinaria sfida.

Per maggiori informazioni: https://www.fondazionelacomune.org/2021/11/29/apre-il-nostro-negozio-di-fiori-in-via-adige/

“Musei per tutti”, i luoghi di cultura accessibili per le disabilità intellettive

In occasione delle Giornate europee del patrimonio 2021, dedicate al tema dell’inclusione senza limiti e senza frontiere, anche il Museo nazionale romano è entrato, con tutte le sue sedi, nel circuito dell’iniziativa promossa dalla onlus “L’abilità”

Migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità intellettiva facendo vivere l’esperienza della visita ad un luogo di cultura come ogni cittadino, permettendo di percepire la bellezza del patrimonio culturale, capirla perché adeguatamente spiegata, interiorizzarla perché vissuta a livello cognitivo ed emotivo.

È l’obiettivo del progetto “Museo per tutti”, promosso dall’associazione “L’abilità”, onlus nata a Milano nel 1998, che fin dalla sua fondazione si occupa di accessibilità e inclusione per le persone con disabilità. L’ultimo luogo di cultura, in ordine temporale, a entrare nel percorso, il Museo nazionale romano, è stato presentato il 25 settembre, in occasione delle Giornate europee del patrimonio 2021, dedicate al tema dell’inclusione senza limiti e senza frontiere.

Il progetto nasce nel 2015 con la mission di aprire i musei a persone con disabilità intellettiva – spiega Carlo Riva, direttore dell’associazione L’abilità onlus -.
Quando si parla di inclusione ai musei spesso si fa riferimento alle disabilità sensoriali o motorie, mentre la disabilità intellettiva è sempre un po’ misconosciuta.”

Per noi era importante portare questo pubblico all’interno dei musei non attraverso percorsi di arte terapia, ma attraverso percorsi guidati dove la persona si possa avvicinare al mondo dell’arte e ne recepisca la bellezza in modo da avere poi una migliore qualità della vita e un benessere maggiore.
L’iniziativa è rivolta a bambini, ragazzi, adulti con ogni tipo di disabilità intellettiva, quindi da persone con sindrome di down a quelle con sindromi rare in cui è compromessa la funzione mentale, quindi persone con deficit di attenzione, concentrazione, memoria, orientamento”.

Per raggiungere questo obiettivo il progetto mette in atto azioni e strumenti specifici:“Noi facciamo una formazione agli operatori museali del settore educativo e a tutti gli operatori di sala e di back office coinvolti su cos’è la disabilità, cosa vogliono dire inclusione e un progetto su disabilità e arte.
Dopo costruiamo con loro uno specifico percorso di visita inclusivo e una guida accessibile stampata o scaricabile dal sito.”

“Musei per tutti”, i luoghi di cultura accessibili per le disabilità intellettive

Queste guide nascono da un lungo processo e raccontano cos’è un museo, le regole per accedervi, la descrizione di una decina di opere d’arte, cosa fare dentro al museo. Il tutto redatto nel cosiddetto ‘Easy to read’, un linguaggio facilitato codificato e regolamentato dall’Unione europea, adatto a essere utilizzato sia da bambini sia dagli adulti con queste problematiche”.

Sono guide scaricabili dal sito accessibile dedicato al progetto o dal sito internet di ogni luogo di cultura aderente:
Il caregiver, il genitore, l’educatore, l’insegnante, lo psicologo scarica la guida, si prepara con la persona con disabilità, che quando va al museo così non ha ansia, stress emotivo e psichico ma si avvicina all’opera con tranquillità, senza timore”.

La guida, precisa Riva, permette anche un lavoro a distanza: “Dopo la visita al museo si fa tutto un lavoro di rievocazione e memoria dell’esperienza vissuta”. L’iniziativa punta a promuovere “l’autonomia perché la persona con disabilità non ha bisogno di una visita guidata ad hoc, ma prende la guida e può andare da sola al museo. Se, invece, c’è un gruppo di adulti che frequenta un centro diurno o è residente in una comunità può telefonare al museo e il personale educativo formato da noi può fare una visita guidata ad hoc”.

Da settembre è on line il sito di “Musei per tutti”, che risponde ai criteri di accessibilità del web ed è interamente accessibile anche in inglese. Il sito ha il duplice obiettivo di presentare il progetto e i luoghi di cultura che hanno aderito sia alle persone con disabilità intellettiva – attraverso una presentazione dedicata in homepage con le immagini e i testi facilitati in “Easy to read” – sia agli addetti ai lavori degli ambiti culturale e socioassistenziale.Attraverso il sito i visitatori con disabilità intellettiva e i loro caregiver possono trovare i luoghi di cultura che sono diventati accessibili con tutte le informazioni di contatto e scaricare gratuitamente la guida per prepararsi alla visita.

Noi siamo presenti in tutta Italia e da qualche anno è nata una costola del progetto che si chiama ‘Bene Fai per tutti’ perché sono coinvolti i beni del Fai (Fondo ambiente italiano) con la stessa modalità – dichiara Riva -. Il progetto è sostenuto dalla Fondazione De Agostini: tramite la Fondazione e il Fai ogni anno rendiamo accessibili due o tre musei o beni del Fai”.

L’ultimo luogo di cultura reso accessibile è il Museo nazionale romano. “Su Palazzo Altemps già avevamo fatto un intervento due anni fa, adesso abbiamo completato con le altre tre sedi – Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo e Crypta Balbi – e rivisto alcuni percorsi su Palazzo Altemps”, afferma il direttore della onlus.

Il patrimonio del Museo nazionale romano, esposto in palazzi storici e articolati complessi monumentali, ha rappresentato una vera sfida per la squadra composta dall’équipe di Museo per tutti e dal personale del Servizio educativo del Museo nazionale romano: l’obiettivo è stato non solo presentare i singoli reperti, restituendone il più possibile il significato storico e artistico, ma anche rendere comprensibili spazi che i secoli hanno trasformato e rimodellato. Le guide accessibili per il Museo nazionale romano possono essere scaricate dal sito istituzionale: www.museonazionaleromano.beniculturali.it.

“Musei per tutti”, i luoghi di cultura accessibili per le disabilità intellettive

Ad oggi sono 18 i luoghi di cultura italiani accessibili alle persone con disabilità intellettiva grazie a “Museo per tutti”: la Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea di Roma, il Museo nazionale romano, il Bego – Museo Benozzo Gozzoli di Castelfiorentino (Firenze), la Venaria Reale (Torino), il Museo archeologico San Lorenzo di Cremona, il Museo degli Innocenti a Firenze, il Museo delle Culture del mondo – Castello D’Albertis a Genova; e 11 Beni del Fai – Fondo per l’ambiente italiano. Inoltre, sono state realizzate 21 guide accessibili e 7 mostre accessibili e si contano 1.000 visitatori con disabilità intellettiva all’anno.

In questi anni – dice Riva – abbiamo avuto un buon riscontro all’iniziativa soprattutto in termini di benessere: quello che ci raccontano i caregiver è che nel loro immaginario difficilmente pensavano di andare al museo perché viene visto come un luogo di alta cultura, distante, non comprensibile per persone con disabilità intellettiva, la cui vita di solito è relegata ad attività in piscina, al parco, al mercato, una vita di comunità improntata su attività facilmente comprensibili.”

L’idea del museo un po’ sconvolgeva: quando abbiamo fatto capire che c’erano elementi facilitatori e che quindi non si trattava semplicemente di andare a guardare delle opere, ma c’era tutto un processo di formazione degli operatori museali e con tanto materiale da leggere e di cui guardare le immagini, è stato il lasciapassare per un’attività che dà benessere e permette di ampliare gli orizzonti. Le persone con disabilità sono state bene come gli stessi caregiver”.

A fine anno, conclude Riva, “inaugureremo il museo accessibile di Brera e quello del Castello Sforzesco a Milano”.
(difesapopolo.it)

Disabilità intellettiva: recupero delle abilità esecutive con la realtà virtuale

Disabilità intellettiva: è possibile recuperare le abilità esecutive con la realtà virtuale. Una ricerca diretta dalla professoressa Paola Marangolo, ordinario di Psicobiologia e psicologia fisiologica presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, in collaborazione con il Laboratorio Sperimentale Afasia di Torino patrocinato dalla Fondazione Carlo Molo Onlus, diretto dal dottor Alberto Giachero, sottolinea infatti l’importanza della realtà virtuale per migliorare le abilità esecutive in persone con disabilità intellettiva.

Lo studio dal Titolo “Procedural Learning through Action Observation: Preliminary Evidence from Virtual Gardening Activity in Intellectual Disability” pubblicato sulla rivista internazionale Brain Sciences ha coinvolto 14 persone con diversi gradi di disabilità intellettiva dalla nascita.

La disabilità intellettiva compromette il funzionamento intellettivo e adattivo. È una condizione clinica che compare nelle prime fasi dello sviluppo. L’eziologia può dipendere da diversi fattori di rischio. I fattori genetici includono malattie cromosomiche o ereditarie, mentre le cause non genetiche possono occorrere in epoca prenatale (malattie cromosomiche, errori congeniti del metabolismo, malformazioni cerebrali e malattie materne), perinatale (eventi legati al travaglio o al parto che portano a encefalopatia neonatale) e fattori postnatale (ipossia, infezioni, lesioni cerebrali, disturbi convulsivi, intossicazione tossico-metabolica).

Nel presente studio, 14 ospiti con disabilità intellettiva della comunità Villa Lauro della Fondazione Agape dello Spirito Santo di Torino sono stati coinvolti in un training cognitivo sperimentale finalizzato all’apprendimento delle procedure di giardinaggio. I soggetti dovevano osservare la ricostruzione virtuale di un orto presente nella comunità che proiettava su uno schermo virtuale le procedure necessarie alla coltivazione delle zucchine. Contemporaneamente gli svolgevano esercizi cognitivi per il recupero degli strumenti utili alla coltivazione e interagire tra loro commentando le scene osservate.

Disabilità intellettiva: l’importanza della realtà virtuale per migliorare le abilità esecutive in persone con disabilità intellettiva.

Le persone con disabilità intellettiva mostrano difficoltà nell’eseguire attività complesse (es. fare la spesa, cucinare, fare giardinaggio) con perdita di autonomia nella vita quotidiana.
L’unico rimedio per aiutare queste persone a migliorare le loro abilità è programmare percorsi intensivi riabilitativi focalizzati sul recupero delle abilità compromesse.
Ricerche neuroscientifiche indicano chiaramente che la riabilitazione risulti più efficace se viene effettuata in contesti che simulino situazioni reali.

L’utilizzo della realtà virtuale ha favorito l’apprendimento della procedura di giardinaggio rivelandosi uno strumento più efficace rispetto ai laboratori implementati nel contesto reale e precedentemente frequentati dai 14 soggetti coinvolti nella ricerca sperimentale.

Dopo quattordici settimane di trattamento, effettuato due volte alla settimana, tutti i partecipanti erano in grado ad utilizzare nel contesto reale le procedure di giardinaggio apprese migliorando anche le loro abilità cognitive misurate prima e dopo il trattamento ai tests di attenzione, apprendimento spaziale e di pianificazione.

«Lo studio parte dalla teoria dell’Embodied Cognition o ‘conoscenza incarnata’ ormai consolidata in ambito neuroscientifico. Secondo questa prospettiva – spiega la professoressa Paola Marangolo – esiste una relazione tra il sistema cognitivo e il sistema sensorimotorio: linguaggio, memoria, attenzione, funzioni esecutive sono in parte controllati dal sistema motorio, in quanto mediati da azioni motorie. La realtà virtuale, garantendo l’immersione all’interno di ambienti di vita reale, attiva il sistema sensorimotorio e, di conseguenza, facilità il recupero delle abilità cognitive».
«Il nostro lavoro – afferma la professoressa Marangolo – apre la strada a nuove frontiere neuroriabilitative. Data la gravità della patologia e l’impatto negativo che le disabilità intellettiva determina a livello sociale, psicologico e comunicativo, riteniamo che i nostri risultati possano indicare la necessità di realizzare nelle persone diversamente abili percorsi riabilitativi quanto più reali e contestualmente motivanti al fine di considerare l’impatto ecologico della riabilitazione nelle abilità di vita di tutti i giorni».
(ilmattino.it)

La Palestra digitale dei fighters: lo sport accessibile per la disabilità

La Palestra dei fighters è un servizio accessibile a persone di diverse età e con diversi tipi di disabilità, motorie, sensoriali o intellettivo-relazionali

Una “palestra digitale” studiata su misura per chi ne ha più bisogno. Si chiama Palestra dei fighters ed è un canale di potenziamento online ideato da FightTheStroke, società fondata da Francesca Fedeli e Roberto D’Angelo per supportare la causa dei giovani sopravvissuti all’ictus e con una disabilità di paralisi cerebrale infantile, come il loro piccolo Mario e da una rete di famiglie e professionisti che conoscono e vivono tutti i giorni le esigenze delle persone con disabilità. Una palestra digitale che coglie i trend emergenti della Digital-enabled fitness e delle comunità online che si ritrovano per allenarsi da casa e che mette in pratica le evidenze scientifiche sull’esercizio motorio per le persone con disabilità.

L’ultima rilevazione Istat ci ricorda che solo l’8,5% delle persone con disabilità in Italia pratica un’attività sportiva in maniera continuativa e l’emergenza Covid-19 ha peggiorato la situazione a causa dell’interruzione forzata di molti servizi legati alla salute, considerati differibili. Le barriere all’ingresso e all’adozione di una buona pratica di movimento sono molteplici per le persone con disabilità e si evidenziano fin dalla prima infanzia: la difficoltà a seguire un programma di esercizi a casa con il proprio figlio, gli orari dei servizi dedicati che non coincidono mai con i ritmi della famiglia e del lavoro, la carenza di corsi e di professionisti non specializzati negli sport adattati, e ancora le strutture inaccessibili per distanza, barriere architettoniche o costi.

Un team di esperti al femminile

È un ambiente digitale di allenamento online con i migliori professionisti in attività adattate e per tutte le persone con disabilità permanente o temporanea, di ogni età. Il team che segue bambini e ragazzi è di sole donne e comprende esperti per lezioni di disponibili al lancio della piattaforma sono con istruttori specializzati in Sport adattato, Danza e para-Taekwondo, Fisioterapia Neurologica, Terapia occupazionale e Musicoterapia. Il progetto prevederà in futuro anche Logopedia, Psicologia e supporto genitoriale, Teatro. Una squadra agile, tutta al femminile, età media 30 anni, conoscenza di più lingue e con professionalità che vanno dalle diverse discipline sportive adattate fino alla terapia fisica, occupazionale o attraverso la musica. Per tutto il periodo di lancio, c’è la possibilità di accedere a lezioni gratuite di orientamento.

Una palestra digitale e “democratica”

La Palestra dei fighters è accessibile a persone di diverse età e con diversi tipi di disabilità, motorie, sensoriali o intellettivo-relazionali con prezzi democratici. È inoltre un servizio disegnato per sostenere l’imprenditorialità di giovani professionisti ma anche per permetterne l’accessibilità economica alle famiglie con una persona con disabilità. «Gli adaptive o para-sport rappresentano un segmento di mercato ancora poco presente in Italia e un potenziale di 2 miliardi di consumatori di servizi adattati in tutto il mondo – racconta Francesca Fedeli – la Palestra dei fighters risponde anche all’art. 30 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, in cui si incoraggiano gli stati membri alla partecipazione delle persone con disabilità allo sport, indipendentemente dalle abilità di partenza».
(iodonna.it)

«Mille orti per la città», la Romagna coltiva il turismo grazie alla disabilità

Ventidue hotel tra Rimini e Riccione hanno adottato altrettanti orti in cui lavorano ragazzi con sindrome di down e disabilità cognitive. E i prodotti a km0 poi finiscono in tavola

In Romagna, quella Riviera in cui gli alberghi caratterizzano la skyline della costa e l’entroterra che ospita le periferie rurali dei grandi centri urbani che si affacciano sul mare a molti appaiono lontani. Mondi diversi per stagioni diverse ma chi abita a Rimini o Riccione sa che quei luoghi sono più vicini di quel che si creda. E l’iniziativa “Mille Orti per il Turismo” dedicata ai ragazzi con disabilità cognitive, intrapreso da 22 hotel con il contributo della web agency www.infoalberghi.com e in collaborazione con una cooperativa e associazione culturale e solidale locali lo testimonia.

Ciascun hotel ha adottato un orto in un grande area verde appena fuori dal centro di Rimini, contribuendo alla formazione e all’inserimento lavorativo di questi giovani che partecipano a un progetto già avviato da due anni dalla cooperativa locale “Il Millpiedi” e l’associazione “Crescere Insieme”. Il progetto si chiama “Mille Orti per la città”. Impegna da due anni dieci ragazzi con sindrome di down e disabilità cognitive tutte le mattine e spesso anche al pomeriggio. Da poco, affiancati da due agronomi e due educatori, lavorano anche ai 22 orti affittati dagli hotel, i cui nomi campeggiano sulle targhe che gli stessi ragazzi hanno posizionato al campo.

La cultura del lavoro

A spiegare il senso del progetto è Eugenio Quartulli della Cooperativa il Millepiedi. “Questi ragazzi non devono imparare a fare i contadini. i sta a cuore, piuttosto che imparino ad arrivare puntuali sul posto di lavoro, che capiscano quando è il momento di fare una pausa e quando e il momento di rimboccarsi le mani. E funziona, perché i ragazzi imparano velocemente che cosa sia lo spirito di collaborazione e in un certo senso anche il rispetto per i ruoli che ricoprono e il rispetto quelli che ricoprono i loro compagni e i loro educatori“. Nell’area verde Macanno, alla periferia rurale di Rimini, questi ragazzi imparano anche a differenziare i rifiuti, apprendono l’arte del riciclo e il significato di queste pratiche. “E poi naturalmente anche le peculiarità del mestiere: sanno che quando arriva la pioggia non sarà necessario innaffiare le piante quando invece batte il sole è vitale farlo“.

Agricoltura e turismo

A Casa Macanno ci sono 60 orti. Si coltivano bietole, piselli, insalata, peperoni, finocchi, addirittura il cavolo nero. «Da una parte – continua – ci sono gli orti affittati dalle famiglie che li vengono a coltivare e lavorare e che noi ci limitiamo a curare, dall’altra invece ci sono orti di cui noi ci occupiamo a tutto tondo. E poi ci sono gli ultimi 22 allestiti presi in affido dagli albergatori». Sono gli unici dove ancora la semina non ha dato i suoi frutti, ma è questione di tempo. Le piante cresceranno in tempo per l’inizio dell’estate e quando gli hotel potranno riaprire il raccolto contribuirà a riempire le loro cucine di verdure e ortaggi a chilometro zero. A osservare gli orti coltivati sorprendono la cura e l’ordine, la linearità dei terreni arati e delle piantine che iniziano a farsi strada alla fine dell’inverno.

Si potrebbe dire – racconta ancora Quartulli – che accompagniamo per mano questi ragazzi in ogni momento. Abbiamo messo alcuni cartelli con sopra scritto il nome di una via. C’è Via Eugenio, che sono io, Via Millepiedi e alcune vie con i nomi dei ragazzi. Sembra un gioco e forse lo è, ma è così che hanno imparato ad orientarsi. Con loro non bisogna lasciare nulla al caso».
(Corriere.it)

Sting canta “The Hiring Chain” per la giornata mondiale sulla sindrome di Down

L’ex frontman dei Police abbraccia la campagna di sensibilizzazione ‘The Hiring Chain’

Il prossimo 21 marzo sarà, come ogni anno, la giornata mondiale sulla sindrome di Down. Per celebrarla al meglio l’ex frontman dei Police Sting ha interpretato “The Hiring Chain” abbracciando la campagna per invitare i datori di lavoro a essere più inclusivi nei confronti delle persone con la sindrome.

CoorDown – Coordinamento Nazionale Associazioni delle persone con sindrome di Down – lancia in Italia la campagna di sensibilizzazione internazionale. ‘The hiring chain‘: per affermare che assumere una persona con sindrome di Down cambia la vita non solo al diretto interessato, ma può innescare un circolo virtuoso di nuove opportunità per tutti

Sting interpreta la canzone originale su cui è incentrato il video della campagna. Il testo incalzante e gioioso prende vita sullo schermo e testimonia la catena “virtuosa” dell’inclusione lavorativa. Nella prima scena, una ragazza è al lavoro dal fornaio e mostra ai clienti le sue capacità. Uno di questi clienti è un’avvocatessa che rimane colpita e decide a sua volta di assumere un ragazzo e di dargli un’occasione. Da qui si crea una reazione a catena. Le ragazze e i ragazzi protagonisti del video e della canzone mostrano che quanto più le persone con sindrome di Down vengono viste al lavoro, tanto più sono riconosciute come dipendenti di valore. La sfida alle basse aspettative e ai pregiudizi permette così di creare opportunità di nuove assunzioni..

Nella Giornata mondiale sulla sindrome di Down 2021, CoorDown raccoglie la sfida della pandemia e della crisi sociale per affermare che l’inclusione lavorativa non è solo un diritto da garantire oggi più che mai per ogni persona, ma porta benefici nel contesto lavorativo e nella società tutta. Aziende e datori di lavoro sono invitati a visitare il sito http://www.hiringchain.org, dove è possibile mettersi in contatto con associazioni in Italia e in diversi paesi del mondo; garantiscono informazioni e il supporto necessario per sostenere gli inserimenti lavorativi delle persone con sindrome di Down nelle loro aziende o attività.

Perché il lavoro è importante.

Essere indipendenti, contribuire alla società, avere un proprio reddito, apprendere nuove competenze, conoscere nuove persone e sentirsi apprezzati. Le persone con sindrome di Down vogliono lavorare per le stesse ragioni di chiunque altro. Ma la maggior parte delle persone con sindrome di Down deve affrontare barriere e pregiudizi, mancanza di opportunità, basse aspettative e stereotipi. A sfatare i pregiudizi sulle loro potenzialità e i benefici dell’inclusione lavorativa sono le storie e le esperienze di aziende, datori di lavoro e giovani e adulti impiegati.

gni persona con la sindrome di Down ha la capacità di lavorare secondo le sue possibilità. L’obiettivo è trovare un ruolo che si adatti ad ogni individuo, in modo da poter svolgere il proprio lavoro con successo. Quando viene data la giusta opportunità, le persone con sindrome di Down possono raggiungere grandi risultati e avere un impatto positivo sui colleghi, sulla soddisfazione del cliente, sulla cultura e sulla motivazione di tutta l’azienda. La diversità rafforza tutti i luoghi di lavoro. Un circuito virtuoso che fa crescere l’intera società.

Antonella Falugiani, Presidente di CoorDown Onlus dichiara: “Con la campagna “The Hiring Chain” vogliamo invitare tutti – aziende, cittadini, istituzioni – a dare maggiori opportunità di lavoro e a conoscere da vicino i benefici dell’inclusione. Il lavoro, per le persone con sindrome di Down, è importante come lo è per ognuno di noi. Si tratta di assicurare un diritto fondamentale che è anche un bisogno umano, identico per ogni individuo. Il lavoro è una base importante per la crescita, del diventare adulti, per la realizzazione della propria vita, per vivere in autonomia e avere le opportunità che tutte le persone che lavorano hanno.

Così come è importante studiare così lo è il passaggio nel mondo del lavoro. ermette di riconoscere il valore delle persone e di avere nuove relazioni sociali, la base economica che dà il lavoro aiuta la costruzione dell’indipendenza e delle relazioni affettive. Assicurare pari diritti e dignità nel lavoro a tutte le persone con sindrome di Down vuol dire dare la possibilità di costruire il futuro“.

Luca Lorenzini e Luca Pannese, Executive Creative Directors, SMALL New York: “Collaboriamo con CoorDown dal 2012 e ogni volta gli insight che l’associazione ci offre sono così profondi e fertili che le campagne praticamente si scrivono da sole.

Quest’anno, grazie ad Indiana, siamo riusciti a collaborare con un regista di fama internazionale come Rich Lee. E, come se non bastasse, Sting ha interpretato la canzone che accompagna il film. Siamo cresciuti ascoltando Sting e i Police e vi lasciamo immaginare l’emozione che abbiamo provato quando, per la prima volta, abbiamo sentito la sua voce eseguire il pezzo che abbiamo scritto per CoorDown. Speriamo davvero che il suo contributo possa rendere la campagna più visibile e possa aiutare a dare sempre maggiori opportunità lavorative alle persone con sindrome di Down.”.

(rockol.it)

Il delivery senza bici dei ragazzi di For-te

A Cesano Boscone (Milano) un servizio di trasporto con mezzi pubblici e a piedi coinvolge persone con disabilità intellettiva. E presto verrà ampliato, malgrado la pandemia. Articolo pubblicato sulla rivista SuperAbile Inail

Michela ha realizzato il sogno che aveva fin da bambina: comprare un cagnolino. Potrà sembrare una sciocchezza, ma non lo è: quel cagnolino è il “frutto” del suo lavoro, è il segno dell’autonomia economica raggiunta. Michela è una dei dieci giovani coinvolti nel servizio di delivery a piedi organizzato a Milano dalla cooperativa sociale For-te. Con il loro elegante zainetto nero consegnano materiale elettronico, digitale e di cancelleria. Il progetto è nato grazie alla collaborazione con Esprinet, società italiana leader in Europa nella distribuzione di information technology e consumer electronics con sede a Vimercate (provincia di Monza-Brianza) e diversi punti vendita nel milanese. «L’idea è quella di creare un’occasione di lavoro per persone con disabilità intellettiva o psichica. Persone che non possono guidare, ma che hanno una buona capacità di muoversi autonomamente anche sui mezzi pubblici», spiega Andrea Miotti, presidente del Gruppo L’impronta, di cui la cooperativa For-te fa parte.

Il progetto è partito nel maggio 2019 e nei primi sei mesi di attività avevano effettuato oltre mille consegne. «Ogni giorno i ragazzi si ritrovavano a Cesano Boscone (comune dell’hinterland milanese) in uno dei punti di distribuzione di Esprinet e dopo una breve riunione, in cui si organizzava il lavoro, partivano con i loro zainetti per le consegne a Milano e provincia». Consegne fatte rispettando alcune regole di base: pacchi di dimensioni ridotte (devono starci nello zainetto) e con peso complessivo non superiore agli otto chili. Quattro ore al giorno di lavoro, consegnando da uno a quattro pacchi al massimo.

Tutto questo prima del covid-19. L’arrivo della pandemia ha imposto di riprogettare il servizio. «Abbiamo ritenuto che non fosse più il caso di utilizzare i mezzi pubblici», spiega Andrea Miotti. «E quindi abbiamo riorganizzato tutto. Per prima cosa abbiamo messo a disposizione due pulmini per fare consegne, sempre però con i ragazzi. Li portiamo nelle zone di recapito e l’ultimo tratto lo fanno a piedi». Esprinet inoltre ha sposato il progetto “Pc for you” che rigenera personal computer per studenti in didattica a distanza di famiglie in difficoltà.

La consegna a queste famiglie è quindi curata dal delivery di For-te. «Abbiamo infine avviato un servizio di consegna di pasti per le famiglie in condizione di indigenza, grazie al sostegno del fondo Famiglia Manfredi della Fondazione di Comunità Milano». In questo modo i dieci giovani di For-te hanno potuto mantenere il loro lavoro, con un contratto a tempo indeterminato. Un piccolo miracolo in questo tempo di crisi.

«Il lavoro per una persona con disabilità psichica è fondamentale», sottolinea Miotti. «Spesso questi giovani si sentono sottovalutati. Il lavoro con la cooperativa For-te ha rivoluzionato la loro vita. La dignità e l’autostima sono saliti alle stelle». Ed è per questo che il cagnolino di Michela è il segno di un riscatto personale: ha potuto comprarlo e lo mantiene grazie a quel che guadagna. E che dire di Giovanni? Venticinque anni, timidissimo, sta vincendo paure e ansie, migliorando i rapporti con gli altri. E poi c’è Flavio, con sindrome di Asperger: seguito fin da bambino dai servizi offerti dal Gruppo L’Impronta, è alla sua prima esperienza lavorativa che sta affrontando con piglio ed entusiasmo.

Jean Paul, invece, ha seguito un corso apposito per imparare a sanificare i due pulmini usati dalla cooperativa. Storie semplici di vita e vittorie quotidiane, che hanno sempre caratterizzato L’Impronta, associazione nata dall’esperienza di un gruppo di volontariato, dedicato alla disabilità, legato alla parrocchia di San Barnaba nella periferia Sud di Milano. Nel 1999 il gruppo di volontari ha costituito l’associazione che, nel tempo, ha dato vita a tre cooperative sociali per offrire occasioni di lavoro a persone con disabilità: Via Libera (che gestisce due bar, un self service e un panificio), Agrivis (coltivazioni di ortaggi biologici) e, appunto, For-te. «Il nome di quest’ultima ha un significato duplice», ricorda Miotti. «Indica che il progetto è “per te” ma è anche un incoraggiamento perché il nome può essere letto per intero e quindi diventa “Forte”».

Nonostante il covid, non solo il servizio di delivery va avanti, ma appena possibile verrà ampliato. Si sta pensando di creare un altro gruppo di fattorini che farebbero capo a un altro punto vendita di Esprinet. «La presenza di questi ragazzi sta incidendo positivamente anche tra i dipendenti di dell’azienda», racconta Miotti. «Sono stati molto accoglienti nei nostri confronti e i nostri ragazzi portano entusiasmo». Per Esprinet, inoltre, il progetto di delivery è diventato una voce importante nel bilancio sociale e, grazie all’articolo 14 della legge 68 del 1999, un modo per assolvere all’obbligo di assumere persone con disabilità appoggiandosi a For-te che è una cooperativa sociale di tipo B. «C’è stata fin dall’inizio un’ottima collaborazione», conclude il presidente, «abbiamo lavorato insieme all’ideazione del progetto».

ZeroPerCento, il food market etico che forma le persone con disabilità intellettiva

Un’impresa al femminile nata da un’idea della fondatrice Teresa Scorza e di Paola Maisto della cooperativa sociale Namastè. Il primo passo è stato una bottega nel quartiere di Niguarda, a Milano. Un piccolo spazio di 40 metri quadri nato per dare un lavoro a persone con disabilità intellettiva da tempo disoccupate. Poi il modello virtuoso ha funzionato e alla fine di novembre, in pieno lockdown, è arrivato il secondo punto vendita

La prima bottega è stata quella nel quartiere di Niguarda, a Milano. Un piccolo spazio di 40 metri quadri nato per dare un lavoro a persone con disabilità intellettiva da tempo disoccupate. Poi il modello virtuoso ha funzionato e alla fine di novembre, in pieno lockdown, è arrivato il secondo punto vendita, in via Signorelli, nel quartiere cinese. Un grande open space in cui i semi fecondi del progetto pilota stanno dando frutti prima impensabili. Tra i banchi ci sono frutta e verdura, granaglie, ma anche un reparto dedicato alla cosmesi naturale, e agli accessori per la casa selezionati tra piccole aziende agricole e cooperative sociali. Ma anche un grande assortimento di prodotti sfusi provenienti da una filiera certificata, rispettosa dell’ambiente e del lavoro dell’uomo. 

ZeroPerCento è un’impresa al femminile nata da un’idea della fondatrice Teresa Scorza e di Paola Maisto della cooperativa sociale Namastè, la prima una laurea in economia e anni di coordinamento di progetti sociali alle spalle, la seconda educatrice. La loro sfida: dare un primo lavoro a chi aveva più difficoltà a trovarlo, ma anche offrire un percorso di formazione strutturato che portasse i giovani a nuovo impiego a tempo indeterminato. “Di disabilità e inserimento lavorativo non si parla ancora abbastanza, spesso è un compito delegato alle cooperative e al terzo settore, ma in realtà sarebbe una responsabilità della collettività, non solo delle aziende con più di quindici dipendenti, che sono obbligate per legge. È un argomento che ancora spaventa molto”.

Costruire la fiducia.

Avere un’opportunità, iniziare a lavorare con l’obiettivo di trovare un impiego fisso, fa aumentare l’autostima e fa sentire parte di un gruppo. “Nelle nostre botteghe si impara a vendere, ma anche a capire il prodotto, a spiegarlo al cliente, a tenere tutto a norma. Insegniamo anche a gestire le relazioni, come ci si rapporta con il titolare del negozio, con i colleghi, con i clienti”, racconta Scorza, “vogliamo aiutare i nostri beneficiari a ritrovare la fiducia. olti di loro hanno avuto insegnanti di sostegno e sono state spesso etichettate come diversi.

A volte anche le persone che sembrerebbero più complicate da reinserire, a cui pensi che non riuscirai a trovare una collocazione, nel lungo periodo fanno progressi sorprendenti. C’era un signore di cinquant’anni che aveva perso il lavoro da molti anni ed era andato in depressione, dopo nove mesi da noi è riuscito a ricollocarsi nella GDO. Ma non è dovuto a noi, ma a qualcuno che gli ha dato fiducia quando nessuno per l’età, la disabilità e il fatto che fosse fermo da un po’ gli dava un’opportunità. Avere una possibilità l’ha fatto rinascere”.

Fare comunità.

Come spesso succede, quando le cose sono pensate a vantaggio di tutti, l’energia pervade gli spazi, avvicina le persone, ma anche i quartieri e le comunità che stanno tutto intorno. Dai buoni progetti nascono buone pratiche. “La cosa bella del nostro progetto è che, da cliente del negozio, sei obbligato a rapportarti con una persona che ha i suoi tempi e i suoi ritmi. agari lavora qui da poco tempo, insomma, devi stare un po’ al gioco. Ho notato che la prima reazione di chi entra è lo stupore” racconta Scorza, “poi, piano piano, le persone capiscono il valore che c’è dietro, il fatto che con un semplice acquisto si possa realmente fare la differenza”.

Così, nelle due botteghe, succede spesso che i clienti si leghino ai dipendenti e poi quando trovano lavoro, capita che li seguano e li vadano a trovare. “Così si crea un legame di comunità, c’è la consapevolezza di fare parte di qualcosa di più significativo, oltre all’acquisto in sé”.

(Rielaborazione da vita.it)

Disabili malati di Covid in ospedale e il mistero del Garante delle Persone con Disabilità in Sicilia

Il dramma di Valeria, 32enne con la sindrome di Down, morta da sola in ospedale a causa del covid19. La Regione Siciliana non ha ancora nominato il Garante delle Persone con Disabilità

Come sapete un po’ di tempo fa vi comunicai la notizia della mia decisione di partecipare al bando regionale per la carica di Garante delle Persone con Disabilità. AD OGGI, dopo diverse, troppe settimane, ancora l’assessore della Famiglia e delle Politiche Sociali Antonio Scavone non ha indicato chi sarà a ricoprire questo ruolo. A prescindere dalla mia partecipazione (ne avevo dato notizia sulla mia pagina facebook), a questo punto irrelevante, la presenza del Garante delle Persone con Disabilità serve a mettere in luce, segnalare e proporre soluzioni alle Istituzioni competenti rispetto tutte le necessità, bisogni e diritti di tutte quelle persone e famiglie che vivono la disabilità. Pensiamo ad esempio a tutto ciò che sta accadendo nella scuola che già presentava carenze e diritti non garantiti agli studenti con disabilità e che con la pandemia sta causando alte percentuali di mancata partecipazione alla DAD o a lezioni in presenza con solo studenti disabili dal sapore amaro delle classi speciali.

Ma la figura del Garante serve anche e soprattutto a segnalare situazioni come quella di Valeria, 32enne con la sindrome di Down, morta SOLA ricoverata in ospedale al Policlinico di Palermo a causa del Coronavirus nonostante chiedesse incessantemente di vedere la mamma. Non riusciva a tenere la mascherina, non capiva cosa le stesse accadendo. In trentadue anni Valeria Scalisi non era mai stata sola, e da sola si è ritrovata in terapia intensiva. Perché per una persona disabile avere il coronavirus è un dramma nel dramma. “Valeria è morta così, senza nessuno accanto”, così la sorella Giusi Scalisi, ma le sue parole non nascondono il dolore di un’intera famiglia di Adrano. “Ha passato tre giorni senza un parente al suo fianco, e per noi è difficile accettare che tutto questo possa succedere a una persona incapace di intendere e di volere”.

A raccogliere per primo il grido d’aiuto della famiglia Scalisi siamo stati proprio noi del comitato Siamo handicappati no cretini, di cui sono vicepresidente. Avevamo fatto presente un rapporto dell’Istituto superiore di sanità che, fra le altre cose, detta le linee guida per l’ospedalizzazione di persone con disabilità intellettiva affette da Covid. “Nel corso del ricovero – si legge nel documento – particolare attenzione andrà dedicata all’utilizzo di modalità di comunicazione e gestione adeguate ai bisogni della persona, alla presenza di un caregiver adeguatamente formato e con adeguati dispositivi di protezione individuale e, ove opportuno, all’utilizzo di appropriati e programmati interventi farmacologici per la gestione dell’angoscia, del dolore, della fatica respiratoria della persona, nell’ottica di alleggerire al massimo il sovraccarico per la persona e diminuire i rischi per la persona e per il contesto”.

La dichiarazione che col Comitato abbiamo rilasciato alla testata online LiveSicilia:
Siamo in tanti ad avere un disabile gravissimo in casa, e viviamo terrorizzati. Abbiamo sempre la paura di vivere una tragedia nel caso in cui il Covid contagiasse i nostri cari e non trovassimo sanitari di buon senso, convinti di dover dare al caregiver la possibilità di assisterli. In questi casi i protocolli lasciano alla ‘discrezionailtà’ del sanitario, per cui bisogna avere la fortuna di incappare in un apparato organizzativo che preveda certe evenienze e che sappia come agire. È assurdo che una cosa così essenziale venga lasciata al ‘buon senso’ e che non vi sia un protocollo che obblighi i sanitari a equipaggiare il caregiver e farlo partecipare a tutte le procedure con il paziente disabile gravissimo. Che chiaramente, appena non vede accanto a sé un volto amico, subisce un crollo psicologico inevitabile”.

Una storia terribile e una paura che accomuna tutte le persone con grave disabilità e a cui le Istituzioni regionali, nelle persone degli assessori Antonio Scavone e Ruggero Razza, non hanno dato ascolto, risposte e soluzioni nonostante le nostre continue richieste e perpeutino l’assenza di un/a Garante da mesi. Intollerabile!

**errata corrige: Valeria è morta al policlinico di catania il 27 novembre e ricoverata il 14 novembre.

“Bene Fai per tutti”, anche il Giardino della Kolymbethra accessibile ai visitatori con disabilità intellettiva

Nel 2020 il progetto del FAI – Fondo Ambiente Italiano “Bene FAI per tutti” volto a rendere la cultura un bene accessibile alle persone con disabilità intellettiva – ideato e realizzato dall’Associazione L’abilità Onlus con la Fondazione De Agostini e reso possibile grazie al prezioso sostegno di JTI (Japan Tobacco International) – si amplia e arriva a coinvolgere due nuovi Beni del FAI, per un totale di undici in tutta Italia.