I team cyborg di IIT in gara per superare le disabilità

Cyborg in gara per misurare come abilità e inventiva high-tech riescano ad evitare che semplici incombenze casalinghe diventino per un disabile veri e propri ostacoli del vissuto quotidiano.Sono le prove del Cybathlon Global Edition 2020 che, a metà novembre, vedono impegnati 60 team provenienti da 23 Paesi. Ciascun pilota e ciascun team ha alle spalle i migliori centri di ricerca di alta tecnologia del mondo che mettono alla prova dispositivi e prototipi dedicati alle persone con disabilità.Tra i centri ricerca in gara c’è l’Istituto Italiano di tecnologia che gareggia per la categoria “Protesi Attive di Arto Superiore” schierando due team: “Rehab Tech” e “SoftHand Pro” che fanno capo a due diversi gruppi di ricerca di IIT, entrambi impegnati sullo studio dei movimenti della mano e il loro trasferimento in soluzioni robotiche. “La gara consiste in sei differenti compiti da svolgere senza commettere errori. Il tempo massimo per svolgerli tutti sono otto minuti – spiega Maria Fossati, ricercatrice IIT e pilota del team SoftHand Pro – Il primo compito è quello di preparare una sorta di colazione: tagliare quindi il pane, aprire una lattina, aprire un barattolo. il secondo compito invece riguarda le attività casalinghe: stendere una maglietta e puntare delle mollette, o allacciare un paio di scarpe. Il terzo compito invece è quasi tutto dedicato alle abilità proprio della mano robotica per cui è necessario prendere delle oggetti e spostarli. Sono compiti di manualità ‘fine’. Bisogna per esempio mettere una tessera stile bancomat in una fessura, o appendere un mazzo di chiavi dall’ anello metallico, o posizionare una pallina in una posizione precisa“.La gara prevede anche prove che simulano attività di manutenzione casalinga come piantare chiodi, o sostituire una lampadina; o ludiche come costruire una piramide con dei bicchieri. Ma al di là dell’aspetto strettamente agonistico, le prove consentono ai ricercatori di confrontarsi e misurarsi in una prospettiva collaborativa sulle reciproche intuizioni e attività. E non solo. “Il senso di queste olimpiadi di abilità per dispositivi di alta tecnologia – conferma Fossati – è sicuramente quello di lanciare un messaggio di consapevolezza che anche le persone con disabilità possano far parte in primis della società; e superare ogni giorno i limiti e le difficoltà che incontrano grazie alle tecnologie assistive del giorno d’oggi“.

Come tutte le gare anche queste del Cybathlon segnano non certo un punto di arrivo, ma solo una tappa. “Dopo queste gare, quindi dopo il Cybathlon 2020 torneremo a essere dei normali ricercatori. E, anche grazie al nuovo finanziamento europeo che il professor Bicchi ha vinto, cercheremo di ridare oltre alla manualità della mano robotica anche il senso del tatto alle persone che la indosseranno“.

(tiscali.it)

Protesi per disabili, la “SoftHand” in gara a Zurigo

La “SoftHand” in azione

Al “Cybathlon”, che si tiene nella città svizzera, anche la squadra con i ricercatori dell’Università di Pisa



Ci sarà anche, la squadra “Softhand PRO”, composta da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, dal Centro “E. Piaggio” dell’Università di Pisa, e da QBrobotics, spinoff dell’IIT e dell’Università di Pisa, il prossimo 8 ottobre alla Swiss Arena di Zurigo per la prima edizione del Cybathlon.
Si tratta della prima competizione in cui atleti con disabilità potranno gareggiare con dispositivi e tecnologie all’avanguardia, come gambe e braccia elettroniche, esoscheletri, e sedie a rotelle intelligenti. Dispositivi che ancora non possono essere usati in competizioni quali le paraolimpiadi. Obiettivo della manifestazione, non è infatti premiare il solo risultato sportivo, ma anche incoraggiare ricercatori e produttori a realizzare dispositivi tecnologici in grado di aiutare meglio e più efficacemente le persone con disabilità fisica nelle loro attività quotidiane.
Tra i concorrenti, come detto, la squadra “Softhand PRO” che attualmente lavora allo sviluppo e alla commercializzazione della Softhand. “Il progetto SoftHand –racconta Sasha Blue Godfrey, ricercatrice all’IIT di origine statunitense, che guiderà il team italiano durante la competizione – nasce tra i laboratori di Pisa e Genova dal gruppo di ricerca di Antonio Bicchi, con l’obiettivo di costruire una mano robotica antropomorfa semplice, robusta e altamente funzionale. La Softhand Pro è stata testata su molti pazienti nei migliori centri prostetici, dall’Italia agli Stati Uniti, inclusa la prestigiosa Mayo Clinic del Minnesota. Tra poche settimane la SoftHand Pro sarà disponibile anche per i pazienti del Rehabilitation Institute of Chicago, ma anche negli ospedali di Houston e di Miami.
La Softhand PRO concorrerà nella sezione della gara dedicata alle protesi degli arti superiori. La gara consisterà nell’eseguire i compiti della vita quotidiana, semplici per molti ma difficili per chi non ha le proprie mani, quali cambiare una lampadina o apparecchiare la tavola. Il pilota del team italiano è Clint Olson, 28 anni, proveniente dal Minnesota (Usa), che ha provato per la prima volta mano robotica SoftHand Pro durante alcune prove presso la Mayo Clinic in USA, apprezzando i vantaggi che otteneva . Dopo averlo visto usare la nuova mano con grande destrezza dopo pochissimi minuti, i ricercatori Italiani gli hanno chiesto di gareggiare al Cybathlon. “Partecipare al Cybathlon” -afferma Olson – è un’opportunità unica di contribuire a far compiere un passo avanti alla tecnologia protesica, cimentandosi in un ambiente competitivo, su azioni quotidiane, come appendere un vestito o aprire un barattolo, che però possono essere molto difficili da compiere per persone con disabilità.” 
(LaNazione)