Arte e inclusione, la «Luce nera» di Burri nelle «sfumature» di dieci giovani disabili

È dedicata all’opera di Alberto Burri la prima guida per un museo in Italia scritta con la comunicazione aumentativa alternativa da 10 giovani con disabilità cognitiva e verbale. 

Arte e inclusione. Ci sono disegnati arcobaleni, forme geometriche e frecce. Ci sono anche tante parole: nome, dai, nave, all’esterno, orientarsi, opere, cantieri navali. Ci sono fotografie: sestante, acrilico, cellotex, museo, Venezia. È una guida diversa dalle altre quella disponibile nell’Ex Seccatoi del Tabacco, un museo dedicato alle opere di Alberto Burri nel luogo dove è nato e a lungo ha lavorato, Città di Castello (Perugia). L’opera si intitola proprio «Museo Burri ex Seccatoi del Tabacco» ed è il risultato di otto mesi di lavoro di dieci giovani disabili.

Hanno tra i 17 e i 25 anni e si fanno chiamare «Le sfumature di Burri». Hanno redatto testi, selezionato foto, progettato l’impaginazione. Ne è scaturito un lavoro in cui, come in un puzzle, ogni pezzo ha preso il suo posto. La guida di venti pagine è destinata a persone con disabilità cognitive e verbali che adesso possono apprendere e apprezzare le opere di Burri attraverso la comunicazione aumentativa alternativa.

Arte, Burri, comunicazione aumentativa

Un progetto sociale che il sindaco tifernate Luca Secondi ha definito come «apripista ad un nuovo modo, ancora più inclusivo, di rendere fruibile a tutti il patrimonio artistico e culturale» di Burri. Il Maestro ha donato a Città di Castello circa 500 opere oggi conservate in tre musei, a Palazzo Albizzini, quindi in due Ex Seccatoi del Tabacco collocati nell’immediata periferia di Città di Castello. Furono acquistati da Burri che li fece dipingere del suo colore preferito, il nero.

Oggi vi si tengono anche conferenze e convegni sull’arte moderna e contemporanea e mostre a tema come quella in corso, «La luce del nero» (aperta fino al 28 agosto), caratterizzata da un innovativo percorso artistico-sensoriale, inclusivo per i non-vedenti. Curata da Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri, elabora il tema del nero e dell’oscurità caro al maestro tifernate, offrendo l’esperienza sensoriale del buio ai visitatori.

Aurora Bazzurri, Gioia Giorgi, Livia Tose, Nizar Douari, Alberto Marinelli, Mattia Melelli, Matteo Perioli, Mirko Pietosi, Matteo Ricci, Luca Varzi sono i dieci giovani del gruppo «Le sfumature di Burri» che hanno lavorato alla guida in collaborazione con la logopedista Letizia Giovagnini e gli educatori Matteo Chierici, Anita Meozzi e Cecilia Mazzoni. L’opera fa parte del progetto «Ti illustro la città con la Comunicazione Aumentativa Alternativa», e ha coinvolto il Comune di Città di Castello, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, l’Usl Umbria1, la Cooperativa sociale «La Rondine» e la Cooperativa Atlante.

La mostra «La luce del nero» è ancora aperta dal martedì al venerdì fino al 28 agosto dal martedì al venerdì (10.00-13.00 e 14.30-18.30) oltre che sabato, domenica e festivi (10.00-18.00). Info: museo@fondazioneburri.com.

STORIA

Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri. Nata nel 1978 per volontà dello stesso Alberto Burri che, con una prima donazione dotava la Fondazione Palazzo Albizzini di 32 opere, è stata riconosciuta con decreto del presidente della Giunta Regionale dell’Umbria. Secondo le linee espresse dallo statuto, l’istituzione opera per gestire e conservare l’esposizione permanente delle opere dell’artista e per promuovere gli studi sull’arte del Maestro e la sua collocazione nel tempo. A questo scopo la Fondazione gestisce l’apertura al pubblico delle due collezioni, organizza conferenze annuali sull’arte contemporanea, allestisce mostre e partecipa ad eventi espositivi a livello nazionale e internazionale.

La Collezione a Palazzo Albizzini è stata aperta al pubblico nel dicembre 1981 e comprende circa 130 opere dal 1948 al 1989, ordinate cronologicamente in 20 sale. Insieme all’altra sede espositiva degli Ex Seccatoi del Tabacco, inaugurata nel luglio 1990, che ospita 128 opere dal 1970 al 1993, è la raccolta più esaustiva sull’artista, con opere di altissima qualità selezionate dal pittore stesso.Il 12 marzo 2017 è stata inaugurata una nuova sezione museale nei sotterranei degli immensi Ex Seccatoi per esporre tutta l’opera grafica del Maestro. Le tre sezioni espositive costituiscono, dunque, la raccolta più esaustiva del lavoro di Alberto Burri.

L’opera grafica consta di 196 opere create fra il 1957 e il 1994. È un viaggio attraverso le incognite della tecnica grafica che Burri “piega” per ottenere quello che fino a poco tempo prima sembrava impossibile con quegli stessi mezzi. Esemplare la realizzazione delle Combustioni del 1964 e 1965 nelle quali è ricreato sulla carta il processo della combustione, in assenza dell’azione reale del fuoco.

Gli Ex Seccatoi del Tabacco. Collocati nell’immediata periferia di Città di Castello, costituiscono un esemplare recupero di archeologia industriale operato per volontà di Alberto Burri, che li ha immaginati come luogo adatto ad ospitare le sue ultime creazioni. L’enorme complesso, che risale all’immediato dopoguerra, era destinato a raccogliere il tabacco coltivato nell’Alta Valle del Tevere.  Nelle opere esposte l’interesse del pittore si concentra primariamente su un unico materiale: il cellotex, una sorta di impasto di legno impiegato sin dai primi quadri degli anni ’50 come supporto, che ora viene svelato e sulla cui superficie l’artista interviene a volte scalfendo, incidendo o sollevandone la pellicola più esterna, altre volte dipingendolo.

Le opere sono collocate per “cicli” in hangar distinti. Ognuno di essi ha una sua sinfonia composta da più elementi, tutti in armonia fra loro e l’uno imprescindibile dagli altri. I cicli segnano la svolta di Burri verso un’arte più complessa e monumentale, l’artista è stimolato dal rapporto di queste opere con gli spazi suggestivi e affascinanti degli Ex Seccatoi. In questa sede si sono tenute conferenze d’arte moderna e contemporanea, sul restauro del contemporaneo, convegni d’aggiornamento in collaborazione con autorevoli istituzioni parallele, nazionali e internazionali.

(articolo rielaborato da corriere.it e cesvolumbria)

Artisti disabili? Una 3 giorni a Milano ne ha sottolineato l’esistenza e l’importanza

Dal 1830 al 1940 circa le persone disabili, come quelle tatuate o di altre etnie erano considerate una minoranza “strana”: erano mostrate nei teatri e altri luoghi come “etno-esposizioni” o “freak show”. Tendoni definiti in italiano ”baracca dei fenomeni” in cui si potevano vedere persone “born freak”, ovvero fin dalla nascita non conformi, o “made […]

Dal 1830 al 1940 circa le persone disabili, come quelle tatuate o di altre etnie erano considerate una minoranza “strana”: erano mostrate nei teatri e altri luoghi come “etno-esposizioni” o “freak show”. Tendoni definiti in italiano ”baracca dei fenomeni” in cui si potevano vedere persone “born freak”, ovvero fin dalla nascita non conformi, o “made freak”, ossia tatuate, o stravaganti.

E oggi la situazione non è per forza migliorata– dice Flavia Dalila D’Amico, studiosa e curatrice nel campo delle arti performative, autrice del libro “Lost in Translation” (Bulzoni Editore, 19 euro) sulla storia dell’incontro tra le disabilità e lo spettacolo dalla fine del 1800 ad oggi-. Alcune esperienze del XIX secolo sono anche più valide di altre attuali”.

Lavorare nei “freak show” era considerata una vera occupazione, remunerata: “questi attori erano una rarità, una minoranza” continua la D’Amico. Meglio che nel nostro tempo “in cui prolificano le pratiche di inclusione, ma solo a livello di intrattenimento o esercizio”.

Presenti Accessibili Artisti Disabili

Siamo alla Fabbrica del Vapore al primo giorno di “Presenti accessibili”, iniziativa di Oriente Occidente, del Ministero della Cultura e della Regione Lombardia nel contesto di EBA Europe Beyond Access, il più grande progetto al mondo su arte e disabilità co-finanziato Creative Europe (www.orienteoccidente.it). 

Fino a venerdì 29 aprile Milano ha ospitato, anche al Teatro Carcano e a Palazzo Lombardia, una tre giorni di grande importanza internazionale.

Per il tema, la disabilità, ma soprattutto per come questo viene affrontato: “ci siamo chiesti perché il corpo con diversità nel mondo della danza contemporanea non trova ancora un vero spazio– dice Anna Consolati, project manager di Europe Beyond Access e direttrice generale di Oriente Occidente (associazione culturale che nasce a Rovereto e che, attraverso la danza e il corpo, vuole creare occasioni di dialogo, progettare reti e relazioni)-.

E abbiamo così deciso di organizzare questi tre giorni: sono diciamo gli ‘stati generali dell’arte’ per capire dov’è l’Italia nel 2022 su queste tematiche e come la disabilità possa non afferire solo alla sfera del sociale, ma le persone diversamente abili siano agenti di cambiamento anche per il settore performativo e portare innovazione ed eccellenza”.

Oriente Occidente non è sola in questa operazione: 51 realtà italiane nel mondo della cultura hanno sottoscritto un protocollo d’intesa e creato la Rete Italiana Beyond Access 2021-2023, nonché un network di alleati con realtà provenienti da tutta la Penisola che si interrogano su temi delle arti performative e accessibilità. Ecco perché la tre giorni di “Presenti Accessibili” è ricca di interventi e approfondimenti.

Mercoledì si è anche approfondito il tema della tutela dei professionisti disabili nel cinema e le arti performative: Donatella Franciosi, manager cinematografica, e Giulia Traversi, curatrice e manager di arti performative, hanno discusso i diritti e i doveri degli artisti disabili e delle strutture che li ospitano, come rispettare la qualità artistica del loro lavoro. Ieri i vari incontri si sono concentrati sulla sordità, la Lingua dei Segni (LiS), le sue possibilità di essere utilizzata anche come espressione artistica, e sul rapporto tra persone cieche o ipovedenti e i social.

La giornata si è conclusa al Teatro Carcano, che ha ospitato “Triple Bill”, trittico sul lavoro di tre grandi compagnie: “Feeling Good” firmato da Diego Tortelli, una co-produzione Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto e Oriente Occidente. Poi il lavoro della coreografa Roser López Espinosa per la compagnia svedese Skånes Dansteater, in cui due figure femminili delicate e potenti al tempo stesso si incontrano lasciando emergere i confini delle relazioni.

Infine la Candoco Dance Company ha portato gli spettatori nel repertorio contemporaneo con una pietra miliare: “Set and Reset” creato dalla grande Trisha Brown nel 1983. Venerdì scorso, 29 aprile, Palazzo Lombardia, Sala Biagi, ha ospitato, dalle 11 alle 13.30, il convegno per fissare il punto sulla disabilità in Italia e le arti performative. Tanti interventi, tra cui Umberto Angelini, direttore artistico di Triennale Milano teatro, Ben Evans, Head of Arts and Disability, del British Council, Walter Zampieri, della Commissione Europea, e, fra gli altri, anche un intervento del Ministero della Cultura. (linkiesta.it)

Guardare l’arte oltre il filtro del corpo con disabilità

Gli Al.Di.Qua Artists – prima associazione italiana di categoria che raccoglie artisti e artiste con disabilità – pretendendo che si guardi alla loro arte. E nel loro video-Manifesto spiegano perché e, soprattutto, come

NON solo artisti ma anche registe, attori, coreografe, lavoratori e lavoratrici dello spettacolo. Corpi differenti che si esprimono con il linguaggio dell’arte ma sono ancora poco visibili. Di loro si parla nelle rubriche dedicate alla disabilità. Al di là del muro invisibile che divide chi è considerato abile da chi è considerato disabile.

Gli Al.Di.Qua Artists – prima associazione italiana di categoria che raccoglie artisti e artiste con disabilità – scavalcano questo muro pretendendo che si guardi alla loro arte. Il loro video-Manifesto, un documento culturale e politico, proiettato per la prima volta mercoledì 23 marzo a Roma al Cinema Nuovo Sacher a Trastevere (qui l’anteprima in short version), chiede che si tenga conto anche di tutti coloro che dell’arte non possono godere perché le strutture sono inaccessibili.

Arte degli Al.Di.Qua Artists

E che, come è stato fatto in altri Paesi, una persona con disabilità momentanea o permanente non debba entrare in teatro o in museo dalla porta sul retro perché quella principale è inaccessibile.

Riaffermano l’arte come diritto fondamentale per il benessere degli individui. In Europa il 12,8% della popolazione tra i 15 e i 64 anni ha una o più disabilità. Annoverando nel calcolo l’interezza della popolazione europea, essa è composta per un quinto da persone con disabilità. Si tratta del 19% della popolazione“, dichiarano.

Le condizioni delle persone con disabilità tendono ad oscurare le loro professioni. Si parla di inclusione, ma così dicendo si sottintende l’esistenza di un gruppo di persone che deve adeguarsi ed “essere inserito”, “essere incluso”, in un mondo che non sarà mai fatto anche a misura degli appartenenti a questo gruppo.

La diversità è spesso spiegata e raccontata dagli abili, che rappresentano la maggioranza. “Anche nel mondo dello spettacolo – concludono gli artisti – la diversità viene interpretata da attori normodotati, ma chi meglio di un attore con disabilità potrebbe interpretare quel ruolo? Eppure non siamo nei casting“, spiegano.

Secondo l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948): “Ciascuno ha il diritto di partecipare liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici“. Gli Al.Di.Qua Artists lavorano affinché tutto questo sia reale. (repubblica.it)

Clara Woods: la vita oltre la disabilità

La straordinaria storia di una ragazza che non parla e non legge ma capisce tre lingue

Piacere, sono Clara!

Clara Woods è una ragazza di quattordici anni a cui un ictus ha provocato una disabilità importante, sia in termini di movimento, sia di articolazione del linguaggio. Clara è la prima, coraggiosa abitante di questo territorio dell’oltre. Non parla e non sa leggere, ma comprende tre lingue. Ha una paralisi che le impedisce di muovere metà del suo corpo, ma dipinge. La sua pittura è la via di accesso alle sue parole, alla sua storia densa e intrisa di un dolore profondo, ma animata dall’amore vivo di una famiglia straordinaria che le ha offerto un motivo per non spegnersi e, invece, brillare di luce nuova.

La famiglia

Betina, Carlo e Davi sono gli altri tre eroi di questa storia straordinaria. La grande casa dell’amore, del resto, si costruisce su fondamenta solide e tutte legate insieme. Passando attraverso un grande dolore, la famiglia Woods ha indirizzato le risorse di Clara verso la potentissima esperienza della pittura, arte catartica e preziosa per gli stimoli che può offrire all’indagine della propria persona. 

Oggi Clara vive negli Usa con la sua famiglia. Sta scoprendo nuovi orizzonti, sta entrando in contatto con una nuova cultura, una nuova lingua, un nuovo clima. Tante, tante tele attendono di essere dipinte e di raccontare le nuove storie della sua vita. Mentre Clara cresce come persona e come artista, non immagina quanto grande è il contributo che lascia ogni giorno a questo mondo bizzarro. Dai luoghi dell’oltre il suo sorriso arriva raggiante e spazza via la paura che non sia possibile aprirsi alla vita con una disabilità. Lei ci guarda tutti da quella riva e agita la sua mano per salutarci e ricordarci che le cose possono andare in un modo diverso. Dovremmo farci un salto in questo posto!

Betina, la madre di Clara, è stata così gentile da concederci il tempo per una intervista su questa storia e noi vorremmo condividerla con voi.

Quando siete venuti a conoscenza del problema di Clara? Cosa è accaduto in quel momento?

Diciamo che alla sua nascita ci siamo accorti che c’erano delle cose che non andavano. Clara non si girava nel letto e la sua mano destra non si apriva. Fu, però, durante il suo settimo mese che realizzai che c’era qualcosa di molto serio: un giorno eravamo all’Ikea e vedemmo una bambina della sua età che gattonava. Scoppiai in un pianto dirotto: la nostra Clara non lo faceva. Quel giorno il mondo mi crollò addosso. Condivisi con Carlo, il babbo di Clara, i miei pensieri. Lui ha già una figlia con l’atrofia muscolare da un primo matrimonio, e pensammo che potesse trattarsi di questo. Infine, però, siamo riusciti ad ottenere i risultati degli esami che confermavano che Clara non avesse la SMA. Io, per immaturità, non avevo in effetti fatto durante la gravidanza gli esami che avrei dovuto fare. Mi ero detta che sarebbe venuto quello che doveva venire. In seguito i dottori hanno scoperto che Clara aveva avuto un ictus e le hanno prospettato un’esistenza da vegetale, ma noi genitori le abbiamo fatto intraprendere un percorso di riabilitazione e Clara ci sorprende ogni giorno con continui progressi.

Come e quando nasce l’idea di decidere di raccontare la storia di Clara?

Nasce nel 2016. A quel punto non avevamo più speranze che Clara imparasse a scrivere a leggere o che potesse parlare. Mi sono detta, allora, che l’avrei trasformata in una influencer. Lei è bella, solare, mi son detta, e può trasmettere dei grandi messaggi! Così, avendo io sempre lavorato nel marketing, ho deciso di creare il suo profilo di Instagram e ho cominciato a pubblicare contenuti su di lei.

Cosa è accaduto nelle vostre vite dopo la nascita di Clara?

Clara è sempre stata un dono per noi. Non l’abbiamo mai considerata una disgrazia. Abbiamo sempre accettato la sua condizione. Ho pianto spesso, ho litigato con Dio tante volte, ho sperato che guarisse e che accadesse un miracolo, ma intanto ci siamo subito rimboccati le maniche e subito abbiamo cercato di capire  cosa fosse meglio per lei.

Come vive Clara oggi la sua disabilità? Come l’ha vissuta finora?

Alti e bassi, dipende dai momenti. Ha sofferto, certo, perché ci sono diverse cose che non può fare. Ci sono stati dei momenti difficili: non riusciva a vestirsi, per esempio. Poi, non ha mai avuto amici o amiche della sua età. Tanti rapporti d’amicizia sono stati spinti da noi, ma sono finiti. Clara è molto conscia della sua disabilità. Noi siamo stati sempre molto chiari: le abbiamo spiegato che per essere accettati c’è del lavoro da fare, dunque lei sa che il suo non sarà un futuro normale e che c’è da lavorare tantissimo.

Come comunica a scuola o fuori da casa?

Lei a scuola ha una maestra di sostegno che sta imparando a conoscerla. Qui nella scuola americana, Clara ha un tablet con il quale riesce a comunicare abbastanza bene, ma si avvale anche dei gesti. Io do una mano nel senso che la mattina scrivo per la scuola tutto ciò che Clara ha fatto il giorno prima e fornisco una base per i suoi racconti. Fuori da casa con chi non conosce è ovviamente più complicato. Clara non sa usare la lingua dei segni. Ci abbiamo anche provato, ma imparare quella lingua significa usarla solo con i sordi. Lei ha persino sempre rifiutato di usare i tablet prima di convincersene adesso. Vedremo come andrà a finire. Dovremo trovare un sistema di comunicazione che possa utilizzare fuori.

Come e quando nasce la sua passione per la pittura?

Clara ha cominciato a dipingere da piccolina. Poi ha smesso e ha ricominciato nel 2016, con la stessa maestra che la seguiva da bambina. A quel tempo, però, dipingeva le sue tele per lo più di nero e distruggeva tutti i quadri. Poi, piano piano, ha cominciato a disegnare delle forme. Abbiamo notato che era man mano più tranquilla mentre dipingeva, più a suo agio. Sembrava che avesse trovato una certa pace interiore. Poi, nel 2017, le regalai un libro per bambini su Frida Kahlo e quella lettura ha cambiato tutto. Clara si è perdutamente innamorata di Frida. Anche Frida è riuscita ad arrivare lontano nonostante la sua disabilità e i suoi problemi. Da quel momento è nato tutto questo percorso di innamoramento per la pittura. Non solo, Clara ha scoperto che la sua pittura poteva piacere alle persone e che attraverso quella poteva costruire dei rapporti e la sua vita.

Dove sono esposte le opere di Clara?

Nelle case dei collezionisti, di chi ha comprato le sue opere. Clara non è ancora arrivata ad un museo. Ha esposto in passato, ma oggi non ci sono sue opere esposte. Con la pandemia, poi, si è fermato tutto.

Perché avete deciso di trasferirvi negli Usa?

Perché era un vecchio mio sogno nel cassetto. Io sono brasiliana, sono stata a Firenze per sedici anni e penso che qui a livello di business ci siano molte più opportunità, che ce ne siano specialmente per Clara. Pensavo anche che qui la scuola fosse migliore ed in effetti è per loro un’esperienza straordinaria. Il tempo qui dove siamo è sempre caldo e anche quello aiuta la deambulazione di Clara, che soffre molto il freddo. Qui poi la mentalità è differente, a me quella europea stava molto stretta. Insomma, mi sono detta che dovevamo provare questa cosa!

Che cos’è Clara Woods LLC?

Clara Woods LLC è l’azienda che abbiamo creato qui, negli Usa. Prima c’era Clara Woods, che era l’azienda italiana e che abbiamo chiuso per poter continuare il lavoro qui. Clara Woods LLC nasce con due scopi: uno è creare un brand internazionale per Clara, che abbia un team che opera con lei e per lei e che parli al mondo di disabilità e inclusione. In questo modo, se mai a me e Carlo accadesse qualcosa, lei avrebbe qualcosa di suo su cui lavorare. Le permetterebbe di vivere e di sentirsi realizzata. Non solo, in Clara Woods LLC vorremmo anche lanciare un’agenzia che a sua volta promuova il talento di persone disabili che per qualche motivo – economico e non – hanno difficoltà ad affermarsi nel mercato.

(cblive.it)

A Dakar la street art per raccontare che la disabilità non deve escludere

IL PROGETTO DELL’AGENZIA ITALIANA PER LA COOPERAZIONE

Intorno alla fine di gennaio, su alcuni muri di Dakar sono comparsi dei grandi graffiti colorati. Nessuna protesta, nessun bisogno di esprimersi “contro” qualcosa, anzi. La firma è di tre dei più influenti artisti della scena graffitara senegalese, ma dietro queste performance artistiche c’è anche lo zampino di alcune giovani donne italiane. Ad avere l’idea di colorare i muri di tre quartieri della capitale del Senegal con immagini raffiguranti ragazzi con diverse disabilità è stato, infatti, il team dei programmi di educazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo che opera a Dakar nel quadro delle linee strategiche definite dal Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.

In Senegal il settore dell’educazione è un settore prioritario per l’Agenzia e, per questo, estremamente ricco di progetti, programmi e iniziative”, spiega Valentina Baraldi, capo programma educazione per la sede locale. “Io e Beatrice (Carosi, assistente programmi educazione, nda) abbiamo seguito il progetto sin dalla sua fase di ideazione, dall’identificazione degli artisti, dei luoghi e dei messaggi da comunicare al partenariato creato con le strutture che si sono rese disponibili ad accogliere i murales”. Valentina e Beatrice sono le due donne che compongono il Team Educazione dell’AICS dell’Ufficio di Dakar, di cui è titolare Alessandra Piermattei. Una squadra tutta al femminile che si occupa di creare sistemi educativi inclusivi, attraverso strategie di advocacy, formazione di insegnanti e costruzione di scuole accessibili, in linea con gli impegni internazionali dell’Agenda 2030 e con le politiche nazionali del Senegal.

Il Team Educazione dell’AICS, tutto al femminile, si occupa di creare sistemi educativi inclusivi. dvocacy, formazione di insegnanti e costruzione di scuole accessibili, in linea con gli impegni internazionali dell’Agenda 2030 e con le politiche nazionali del Senegal
Docta/Doxandem Squad

In particolare negli ultimi anni – spiega la Baraldi – ci siamo focalizzati su quella che è l’educazione inclusiva di bambini e bambine con disabilità, che purtroppo qui è ancora un fattore importante di esclusione scolastica”. Nel settore educazione l’AICS, infatti, non si limita a finanziare singole attività ma programmi e progetti che si inseriscono nel quadro di politiche ben delineate. In questo caso Valentina Baraldi e Beatrice Carosi hanno avuto il via libera per dar vita a un progetto di street art che coinvolgesse tre artisti locali, tre quartieri popolari e un messaggio inclusivo rispetto alla disabilità. “I tre graffiti creati da Docta, uno dei pionieri dell’arte urbana senegalese; Zeinixx che è la prima graffitara donna senegalese; Undugraff, collettivo nato nella periferia di Dakar. ono stati realizzati in tre diversi quartieri popolari della città: sui muri di uno stadio, di una scuola e di un ritrovo sportivo per giovani”.

I graffiti veicolano un’immagine di una società in cui ogni individuo ha un ruolo e può esprimere al meglio le proprie potenzialità. Questo progetto è solo uno dei tanti che concorrono a formare, rimbalzando nel grande contenitore della cooperazione internazionale. Quello che volgarmente viene riassunto in “aiutarli a casa loro”. Quella locuzione che suona cosi dispregiativa e che ricorre sempre più frequentemente nei discorsi colloquiali e virtuali (sui social) che ambiscono ad argomentare il tema dell’immigrazione.

Eppure, come nel caso di Valentina e Beatrice, c’è chi concretamente lavora lontano dall’Italia, contribuendo a colmare alcune delle falle sociali ed economiche di paesi da cui parte la migrazione verso l’Europa. “La scelta della cooperazione internazionale la tornerei a fare ancora. È un percorso di vita intenso e non banale che richiede un impegno costante, sia in termini di formazione, sia per ciò che riguarda la capacità di sapersi adattare e adattare le proprie scelte di vita alle opportunità che si presentano”.

Beatrice si è laureata in Studi Internazionali e Development Economics e dopo una prima esperienza in Senegal ha lavorato in diversi paesi, tra cui Mauritania, Burkina Faso e Costa d’Avorio su temi legati all’educazione, protezione dell’infanzia e sicurezza alimentare, prima di tornare in Senegal per l’Aics. “Questo lavoro mi ha permesso di allargare i miei orizzonti, di andare in profondità delle cose e vedere le problematiche da un altro punto di vista. Ho iniziato a lavorare prima con organizzazioni della società civile e quindi a stretto contatto con le realtà del territorio e i beneficiari diretti delle attività e poi per gli enti governativi”. “Perché una scelta che rifarei? – Conclude Beatrice Carosi – Perché mi permette di vivere in quella che è la mia visione del mondo. no spazio di crescita comune nella diversità, uno spazio dove vincono la solidarietà, il partenariato “positivo” e l’aiuto reciproco”.

foto di Maura Pazzi

(ilfattoquotidiano.it)

Sensuability, una mostra d’arte per parlare di sesso e disabilità

Anche i disabili sono persone sensuali e sessuate. Una mostra virtuale di fumetti e illustrazioni guida i visitatori alla scoperta di corpi imperfetti ma estremamente sensuali, che esprimono la bellezza e la potenza della loro diversità

Attraverso l’arte è possibile veicolare messaggi importanti, efficaci. Uno fra tutti: la relazione tra sessualità e disabilità, ancora troppo poco affrontata nel nostro Paese. “Sensuability: ti ha detto niente la mamma?” è la nuova edizione della prima e unica mostra di fumetto e illustrazione che parla di sessualità e disabilità. Sarà inaugurata il 14 febbraio, proprio nel giorno di San Valentino, e potrà essere visitata sul sito www.sensuability.it, all’interno della ricostruzione virtuale delle sale Sergio Amidei e Cesare Zavattini della Casa del Cinema di Roma, realizzata ad hoc da Italyart, l’arte a 360°.

«Il linguaggio artistico è un mezzo potente per abbattere gli stereotipi», ha spiegato Armanda Salvucci, presidente dell’Associazione Nessunotocchimario«e la sensibilità sul tema sta crescendo». Le tre edizioni del concorso hanno evidenziato un’evoluzione, sia per il numero dei partecipanti sia per la qualità delle opere. «Le disabilità illustrate, in particolare, si sono diversificate negli anni, dalle prime tavole che rappresentavano soprattutto amputazioni, persone su sedia a rotelle e pochissime altre disabilità sensoriali, a quelle di questa edizione che raffigurano molte disabilità invisibili e sindromi sconosciute ai più», ha aggiunto Salvucci.

In alto: una delle tavole in mostra, “Danae” di Nicoletta Santagostino

La data di San Valentino non è stata scelta a caso, ma con l’intento di dare un senso ad una festa ormai svuotata di significato e festeggiare un amore sensuale che, comunque la si pensi, è vitale e divertente; «Quando ho pensato al titolo per la Mostra mi sono immaginata l’espressione stupefatta dei visitatori davanti alle vignette, perché “mamma” non gli aveva ancora spiegato… che anche le persone disabili sono persone sensuali e sessuate. Lo faremo noi con leggerezza e ironia. Ma non gli racconteremo delle api e dei fiori».

Una immagine della galleria virtuale

Il tema elaborato per i concorrenti del concorso Sensuability&Comics era produrre un’opera “in forma di illustrazione o di fumetto nella quale fosse rappresentata una scena romantica, erotica o sensuale tratta da un quadro, famoso o che fosse significativo per il/la partecipante, mettendo al centro della scena protagonisti con corpi imperfetti ma estremamente sensuali, che esprimessero la bellezza e la potenza della loro diversità”.

«Nel 2021, epoca in cui una disabilità o un difetto fisico sono ancora utilizzati come insulto per colpire, vedere le stesse disabilità e gli stessi difetti illustrati in modo sensuale, ironico e poetico è un grande risultato», afferma ancora Armanda Salvucci; «Una riflessione sulla varietà infinita dei corpi che i partecipanti hanno rielaborato in modo eccellente e di forte impatto».
La mostra e il concorso sono promossi dall’APS Nessunotocchimario insieme al COMICON ed è realizzata in co-produzione con la Casa del Cinema e in collaborazione con Italyart per la sede virtuale.

«Siamo fieri di essere partner anche quest’anno della mostra Sensuability». ha commentato Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema; «Raccontare la normalità e la sorprendente bellezza della disabilità attraverso la dimensione della sensualità, il valore del corpo, la caduta delle insensate barriere del “non detto e non mostrato” ci fa sorridere, intenerire, appassionare grazie al talento di tanti formidabili disegnatori ed artisti». (Vanityfair.it)

Da autismo ad Artismo. La creatività per l’autonomia dei disabili

Grazie all’arte, oltre la disabilità. La spiccata predisposizione artistica di alcuni giovani disabili rappresenta un’importante risorsa nella prospettiva della loro autonomia e inclusione sociale. E Venezia, dallo scorso 4 marzo, può ufficialmente contare su un’associazione no profit, “Artismo”,che si occupa di pittura, disegno, scrittura creativa e stampa serigrafica come campi artistici attraverso i quali raggiungere gli obiettivi fissati per questi ragazzi.
Artismo è nata infatti un anno fa come laboratorio d’arte per l’avvio di un percorso protetto e guidato con una prospettiva futura.
Quella che le nozioni qui acquisite possano diventare una vera e propria fonte di autosostentamento per ragazzi e adulti con disabilità ma dotati di talento creativo.

Enrico Conte, serigrafia

«Il nostro progetto è nato dall’incontro tra alcuni genitori di ragazzi autistici, dotati di particolare talento artistico, e un gruppo di artisti con esperienza psicopedagogica attivi all’interno del Lab 43 di Forte Marghera» spiega la presidente dell’associazione Patricia Toffolutti.
Lab 43 di Forte Marghera, associazione culturale No Profit che propone didattica e ricerca nel campo della grafica, stampa d’arte e comunicazione visiva, ha accolto fin da subito con entusiasmo i diversi progetti proposti dai genitori che ora fanno parte di Artismo, offrendo uno spazio dove i ragazzi possono realizzare quadri e stampe, guidati sia da terapisti che da artisti formati nel campo della disabilità.

Non più isolati, non più senza prospettive

Al compimento della maggiore età e al termine dell’iter scolastico spesso accade che le persone disabili con livello di autonomia limitato si trovino senza una reale prospettiva di inserimento sociale e lavorativo.
La formazione individuale viene interrotta bruscamente e la responsabilità di sostegno, anche prettamente didattico, ricadono sulle famiglie di provenienza, con il rischio, nei casi più gravi, che i ragazzi finiscano in una condizione di isolamento quasi totale.
Nonostante la presenza sul territorio di diverse realtà che si occupano dei problemi inerenti le disabilità, le richieste di sostegno e collaborazione risultano spesso superiori alle risorse disponibili e, di conseguenza, non vengono integralmente soddisfatte, così che le persone disabili si ritrovano, ancora oggi, in uno stato di invisibilità sociale. «L’esperienza di laboratorio ci ha dimostrato come l’isolamento non sia necessariamente un destino definitivo – aggiunge Patricia ToffoluttiNonostante le nostre risorse siano ancora limitate (spazi, materiali, ore di assistenza) le attività realizzate stanno dando risultati estremamente soddisfacenti, con importanti progressi sia per quanto riguarda l’autonomia che per ciò che concerne le capacita relazionali. Siamo infatti convinti che neurodiversità non debba coincidere con alienazione ma che le particolari attitudini di ognuno possano aprire la strada a nuove forme di comunicazione artistica».

Angelina Vizzolini disegno digitale

Autonomi in laboratorio e nella vita

Nel Lab 43 di Forte Marghera i ragazzi disabili di Artismo lavorano in un ambiente positivo e professionale, collaborando sia tra pari che con artisti già formati.
Tra l’altro, essendo Forte Marghera un luogo di incontro di diverse realtà artistiche e non, le possibilità di interazione sociale si sono moltiplicate sia per gli utenti che per le loro famiglie. Nel Lab 43 i ragazzi hanno imparato le tecniche di stampa serigrafica. La serigrafia, una tecnica artigianale di riproduzione grafica, si presta in particolare modo alla creazione di laboratori educativi. Il processo è composto infatti da diverse fasi in un ordine preciso, la ripetitività della stampa e la possibilità di suddividere i compiti facilita l’acquisizione di autonomia ma anche la collaborazione e il lavoro di gruppo. Gli utenti hanno così la possibilità di partecipare attivamente a tutti i momenti che compongono la realizzazione di un’opera tangibile. I materiali necessari ai corsi e gli stipendi degli operatori sono rimborsati con i contributi pubblici per la disabilità, dalle famiglie e grazie alla vendita delle opere realizzate dagli utenti.

«Al momento gli utenti di Artismo sono solo quattro ragazzi di età compresa tra i 13 ed i 22 anni, ma l’obiettivo è di allargare il progetto ad altri giovani. Una miglior qualità della vita per tutti i giovani coinvolti ci ha convinto infatti della necessita di rendere i laboratori più costanti nel tempo e aperti ad un maggior numero di persone. Ci sono già pervenute ulteriori richieste di inserimento nel gruppo che auspichiamo di poter soddisfare presto» spiega Patricia Toffolutti.
Trovare uno spazio dove aprire un vero e proprio atelier, un luogo che possa offrire laboratori continuativi per cinque giorni alla settimana, sia al mattino che al pomeriggio, ma anche un luogo aperto ad pubblico eterogeneo, dove organizzare eventi, workshop e mostre. Questo, oggi, l’obiettivo prioritario dell’associazione Artismo.
Nel nuovo atelier gli attuali laboratori di pittura, disegno, scrittura creativa e stampa serigrafica sarebbero integrati da altre forme d’arte, come musica, ceramica e scultura. «Essendo Lab 43 un laboratorio di stampa d’arte con diversi progetti attivi può ospitarci solo alcune ore a settimana, per questo motivo ho momentaneamente messo a disposizione del progetto Artismo anche il mio studio, visto che anch’io lavoro nel campo dell’arte -racconta la presidente-. Ora si è però fatta sempre più evidente la necessità di un luogo più ampio e attrezzato per far crescere Artismo e, con l’associazione, anche i nostri ragazzi». Per ulteriori informazioni https://www.facebook.com/artismovenezia

(metropolitano.it)

Così i non vedenti possono riscoprire i monumenti

Conoscere l’arte toccandola con mano”. È questa la sfida di Tooteko, startup culturale innovativa che ha sviluppato un nuovo metodo d’apprendimento basato su tatto e udito. Tooteko è, infatti, il nome del dispositivo che consente di conoscere la storia di un monumento semplicemente toccandolo: il tutto, grazie ad un anello hi-tech al cui interno è montato un sensore che legge i tag NFC (Near Field Communication, la stessa tecnologia che utilizziamo quando facciamo pagamenti con il cellulare). Il sistema è stato recentemente impiantato anche all’Ara Pacis di Roma, dove non vedenti e ipovedenti possono conoscere la storia del monumento su una traccia audio archiviata su un’App.

VIDEO 

Il futuro? “Creare una rete di musei – racconta Serena Cuffato, architetto del team di Tooteko – , per allargare il pubblico e dare a tutti la possibilità di godere dell’arte”.

(West-info)

Arte e disabilità, al via primo festival

Suonare senza note, creare strumenti e ausili di design

Concerti accompagnati da fragranze pensate appositamente per i live, da traduzione LIS simultanea e da un ‘Dark Front of Stage‘ che permette di sperimentare l’ascolto al buio: li propone, il prossimo 11 settembre, #ètuttodiverso, il primo festival dedicato al dialogo tra disabilità e arte, che si terrà alla cascina Bellaria di Milano.

Tra gli appuntamenti, il workshop di ‘Figurenotes‘, un nuovo sistema di notazione dove il pentagramma e le note sono sostituiti da un sistema di simboli di forme, lunghezza e colori diversi. E poi un laboratorio musicale dove inventare, progettare, suonare uno strumento musicale elettronico abbastanza semplice da essere suonato da una persona con disabilità. In mostra in cascina anche ausili di design che consentono un miglioramento nella qualità della vita di bambini con disabilità, progettati dagli stessi bambini e dalle loro famiglie. Il ricavato sarà devoluto all’Associazione Atlha aps, che promuove il tempo libero, vacanze e viaggi per giovani disabili.(ansa)

Disabilità, disegni di tutto il mondo: 1.500 opere arrivate all’Onu

Grande successo per la campagna #DrawDisability, lanciata dalle Nazioni Unite. I disegni sono stati esposti già in Corea e saranno in mostra a New York, dal 9 all’11 giugno, alla Conferenza degli stati della Convenzione Onu. C’è tempo fino al 15 luglio

Quasi 1.500 disegni per raccontare la disabilità, vista dai bambini e dai ragazzi: grande successo per la campagna “#DrawDisability”, lanciata nel dicembre scorso dalle Nazioni Unite (Prima iniziativa di Educazione globale del Segretariato generale, insieme a Osservatorio globale per l’inclusione). Un vero e proprio progetto artistico, oltre che un modo per incoraggiare il dialogo e incrementare la consapevolezza sulla disabilità e le tematiche a questa collegate, tra studenti e insegnanti. 

I bambini e i ragazzi di tutte le scuole del mondo, dalle elementari alle superiori (6-17 anni), sono stati invitati a rappresentare attraverso il disegno la disabilità, motoria, intellettiva o sensoriale. E in tanti hanno finora risposto all’invito, che è aperto fino al 15 luglio. Circa 750 disegni sono arrivati, fino ad oggi, dai bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni e pochi di meno dai ragazzi più grandi. I primi disegni sono stati esposti nei giorni scorsi, ad Incheon, in Corea del Sud, durante il World education forum, mentre la seconda esposizione avverrà a New York, dal 9 all’11 giugno, in occasione della Conferenza degli Stati parte della Convenzione. Dopo il 15 luglio, inizierà la selezione di tutti i disegni pervenuti: le 30 opere finaliste saranno esposte durante la 70a Assemblea generale delle Nazioni Unite. 

 “Il punto di vista dei bambini – spiegano i promotori – può mettere in evidenza le difficoltà e le sfide, così come i risultati e i successi che le persone con disabilità hanno incontrato e raggiunto nelle proprie comunità. Ci si aspetta che i disegni attivino ulteriori discussioni sull’inclusione delle persone con disabilità nelle diverse parti del mondo”. 

DRAWDISABILITY EXIBITION – VIDEO

Punto di riferimento e ispirazione della campagna è la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, rispetto alla quale, evidenziano i promotori, “molto resta ancora da fare. Tante persone con disabilità – spiegano – non hanno ancora la possibilità di far valere i propri diritti umani fondamentali, tra cui quello all’istruzione”. Ci sono infatti 58 milioni di bambini che non hanno accesso alla scuola: e la disabilità è una delle ragioni di questa esclusione. Le società devono creare un ambiente inclusivo e accogliente e sviluppare i valori della tolleranza, dell’empatia e del rispetto- spiegano gli organizzatori – Un modo per portare avanti questa prospettiva è quello di coinvolgere attivamente la comunità scolastica ricorrendo a una forma creativa di espressione, come l’arte del disegno. Se i bambini e i giovani sono informati e motivati rispetto al tema della disabilità, le loro percezioni e le azioni saranno in grado di cambiare la vita di milioni di persone, soprattutto di quelle con disabilità in tutto il mondo, sfidando stereotipi e atteggiamenti radicati . L’arte – concludono i promotori – è uno strumento narrativo per il cambiamento sociale”.Tutti i disegni sono pubblicati nel sito dedicato all’iniziativa.
(redattoresociale.it)

di Giovanni Cupidi