“Alex Zanardi passerà Natale a casa”, l’annuncio di Pancalli

Alex Zanardi passerà Natale a casa, con i suoi familiari: lo ha annunciato Luca Pancalli, presidente del Comitato Olimpico, in apertura della cerimonia di consegna dei Collari d’Oro, all’Auditorium Parco della Musica a Roma.

A poco più di un anno e mezzo dal grave incidente in handbike, il cinquantacinquenne ex pilota e campione paralimpico ha lasciato l’ospedale e continuerà la riabilitazione in parte da casa.

La bella notizia (“meravigliosa, è la forza dello sport“, hanno commentato il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e la sottosegretaria allo sport, Valentina Vezzali), rilanciata da Pancalli in apertura delle cerimonia dei collari d’oro, è stata spiegata dalla moglie Daniela, sul sito della Bmw di cui Zanardi è brand ambassador.

C’è un calore eccezionale attorno ad Alex – ha spiegato – e per questo abbiamo ritenuto giusto condividere questa bella notizia. Al tempo stesso chiediamo di rispettare la nostra privacy. Perché la nostra unica priorità è accompagnare Alex nel suo cammino con tutta la nostra energia“. Il recupero di Zanardi, che ha lasciato l’ospedale “alcuni giorni fa“, ha aggiunto la moglie, “continua ad essere un processo lungo“.

“Dimostra di essere un vero combattente”

Il recupero continua ad essere un processo lungo – ammette Daniela Zanardi – . Il programma di riabilitazione condotto da medici, fisioterapisti, neuropsicologi e logopedisti ha permesso progressi costanti. Naturalmente, le battute d’arresto ci sono e possono ancora verificarsi. A volte bisogna fare due passi indietro per farne uno in avanti. Ma Alex dimostra ripetutamente di essere un vero combattente.

Dopo il lungo periodo in ospedale – prosegue – è importante per lui tornare dalla sua famiglia e nel suo ambiente familiare. Bisogna anche considerare che, a causa della situazione pandemica, per un anno e mezzo Alex ha avuto intorno a sé solo persone con mascherine e dispositivi di protezione. Inoltre, a causa delle ampie e importanti misure di protezione in clinica, le possibilità di visita sono ovviamente molto limitate”.

“Stare a casa lo aiuterà”

Alex non ha incontrato amici e parte della famiglia per un anno e mezzo. Solo io, nostro figlio e la madre potevamo fargli visita, ma sempre solo una persona al giorno e solo per un’ora e mezza. Tutto questo non ha contribuito a rendere la situazione più facile per lui – confessa la moglie -. Aiuta quindi il fatto che ora sia a casa con noi, anche se attualmente può avere intorno solamente i familiari più stretti, dato che il numero di casi di Coronavirus sta aumentando di nuovo.

Ma noi siamo con Alex tutto il giorno, lui è nel suo ambiente familiare e quindi può tornare un minimo alla normalità. Questo gli dà ulteriore forza. Siamo molto grati al personale medico delle cliniche in cui è stato curato. I medici, il personale sanitario, i terapeuti e tutti coloro che sono coinvolti hanno fatto tanto per Alex e continuano ad accompagnarci nella sua riabilitazione. Nelle cliniche Alex è in ottime mani, ma la sua casa è ancora la sua casa“.

“Importante il supporto ricevuto fino ad ora”

Difficile prevedere come proseguirà il recupero. “Durante la settimana, un terapeuta lavora con lui su esercizi fisici, neurologici e logopedici. Per quanto riguarda la sua condizione fisica, ci sono molti progressi. Alex guadagna sempre più forza nelle braccia, che è aumentata molto. Ed eccetto l’ospedale, dov’era per molto tempo a letto, ora passa la maggior parte della giornata sulla sedia a rotelle con noi. Si riposa solo un po’ nel pomeriggio, dopo pranzo.

Non è ancora possibile prevedere come il suo recupero si svilupperà ulteriormente. È ancora un percorso lungo e impegnativo che Alex affronta con spirito molto combattivo – prosegue Daniela Zanardi -. Ricevere così tanto supporto in questo percorso, non solo dai medici e dai terapeuti che lavorano costantemente con lui, è di grande aiuto per lui e per noi. I nostri amici ci sono sempre per noi. Ciò include la famiglia del BMW Group su cui possiamo sempre contare e che è saldamente al nostro fianco anche in questo momento difficile.

Siamo molto grati a tutti per questo e per molto altro, perché questi solidi legami ci danno ulteriore energia. Questo vale anche per l’affetto continuo che riceviamo da piloti, fan e conoscenti da tutto il mondo. Vorremmo esprimere un grande Grazie a tutti coloro che mandano i loro pensieri positivi e la loro forza ad Alex. Auguriamo a tutti – conclude – un buon Natale e tutto il meglio per il nuovo anno“. (repubblica.it)

Una casa speciale in cui la disabilità scompare

La Casa di Ale è un progetto pilota, ideato dal padre di un bambino disabile, per raccontare un percorso sociale e mostrare soluzioni e tecnologie che possano diventare un riferimento per tutti

La disabilità è tale solo quando ciò che ci circonda ci impedisce di vivere serenamente. Non ci sta Marco, papà di Ale, a lasciare che la malattia che ha colpito suo figlio – tetraplegico e ventilato artificialmente – gli impedisca di vivere una vita completa. Così, superato lo shock della diagnosi avvenuta quando suo figlio aveva solo 4 anni, ha messo in campo tutte le sue competenze ed energie per creare uno spazio adatto ad Alessandro. Un progetto che oggi è un pilota per tanti altri bambini ammalati.

La casa di Ale

La casa che Marco sta costruendo per Alessandro è senza barriere, autonoma a livello energetico, piena di luce, e con spazi verdi per il fondamentale contatto con la natura: una casa tecnologicamente avanzata e con una palestra, per separare la vita quotidiana dalla riabilitazione.

“Ale”

«A luglio 2016, al ritorno da una breve vacanza in montagna, Ale inizia a stare male. Dal saltare e correre nei prati, improvvisamente la sua vita (e la nostra con essa) precipita in un abisso nero. In soli due giorni non può più muoversi e respirare autonomamente. Inizia così il nostro calvario» ha raccontato Marco.

«I miei ricordi si fanno confusi di quei momenti, troppo forti e troppo rapidi per essere razionalizzati coerentemente. Eppure da subito capisco che, pragmaticamente, devo fare tutto ciò in mio possesso per rendere la vita di mio figlio il più semplice e migliore possibile. Per dargli quel futuro che gli è stato strappato in così breve tempo. Da qui nasce, qualche anno fa, questa idea, un po’ pazza, un po’ visionaria, ma che si sta trasformando in qualche cosa di reale. ‘La Casa di Ale’ vuole essere un modo per permettere a Ale di crescere serenamente, di trovare il suo equilibrio e la forza per andare sempre avanti, in un ambiente che ne possa enfatizzare le peculiarità e le competenze».

Il progetto “La Casa di Ale” e i primi partner

La location scelta per la realizzazione de “La Casa di Ale” è Villa Guardia, comune in provincia di Como, scelta per la grande attenzione che l’amministrazione locale ha nei confronti dei soggetti fragili. Quando la casa sarà pronta, Marco, sua moglie Angela, la sorellina Gaia e Alessandro si trasferiranno per iniziare questa nuova e stimolante esperienza.

Una volta completata, nelle intenzioni di Marco questa casa diventerà una concept house da cui trarre ispirazione per altri progetti di questo tipo.  L’obiettivo di Marco è quello di realizzare progetti di comunicazione integrata che permettano a tutti coloro che hanno necessità speciali di scoprire le tante soluzioni che si possono attuare per rendere la vita di un diversamente abile più semplice e autonoma possibile. A partire da una speciale pagina Facebook denominata Il Volo di Ale.

«La pagina – afferma Marco – nasce dalla volontà di raccontare una storia, la nostra. Quella di una famiglia che ha dovuto e deve vivere una situazione difficile legata alla disabilità del proprio figlio. Il nostro approccio però non è e non vuole essere di commiserazione e dispiacere, ma di dimostrazione che, pure a fronte di tante difficoltà, la vita va avanti. E si può trasformarla in qualcosa di positivo. La pagina, quindi, vuole essere un esempio positivo per chi come noi affronta tante e diverse difficoltà che gli si presentano davanti, ma anche per chi vive una vita “normale” ma alle volte sottovaluta la bellezza di ciò che ci sta attorno».

La pagina Facebook

Per raccontare la sua storia e i progressi del progetto “La casa di Ale”, Marco e la sua famiglia hanno creato una pagina Facebook in cui seguire lo sviluppo del progetto. La pagina serve anche per trovare nuovi partner tecnologici per la realizzazione del progetto. Gli aspetti legati alle tecnologie e soluzioni che verranno applicate alla casa saranno invece trattati nel sito internet dedicato www.ilvolodiale.it.

Tra i tanti partner che hanno aderito vanno segnalati Vimar S.p.A per il progetto di Home & Building Automation, Ceramiche Refin per la fornitura e installazione di pavimenti, rivestimenti e superfici igieniche e resistenti, perfette per l’utilizzo della carrozzina elettrica di Alessandro.

Miltecho per i sistemi di sollevamento a soffitto per gli spostamenti in sicurezza di Alessandro dal letto alla carrozzina. Progettiamo Autonomia ha nesso a servizio il suo know how, EET ha fornito il LightMate, il primo pannello solare da collegare direttamente alla presa di corrente, per ridurre l’incidenza dei costi elettrici.

Reale Mutua agenzia di Appiano Gentile (CO) l’assicurazione della casa, Electrolux i suoi migliori elettrodomestici e LifeGate ha supportato con il suo know how per la parte energetica e calcolo, riduzione e compensazione delle emissioni di CO2 con il progetto Impatto Zero. Ma ne servono ancora altri per aiutare Marco a realizzare questo progetto, che vuole servire ad altri genitori come lui per aiutare i loro figli.

Torri Gemelle, la storia del salvataggio di John Abruzzo

Lavorava al 69° piano della Torre Uno del World Trade Center. Lavorava come contabile per il Port Authority di New York. Come tutte le mattine quel 9 settembre del 2001 si trovava davanti al suo computer quando il primo dei due aerei dirottati si schiantava contro quel grattacielo simbolo di una città, di una nazione, di una cultura. John Abruzzo, tetraplegico C5, era seduto sulla sua nuova carrozzina. Mentre tutto intorno si scatenava l’inferno John si avvicina diligentemente al punto di raccolta dove in teoria sarebbero dovuti arrivare i soccorsi.

Il World Trade Center essendo già stato oggetto di un attentato terroristico nel 1993 era sicuramente più attrezzato per fronteggiare eventuali disastri. Erano stati studiati piani di evacuazione, fatte esercitazioni e, tra le altre cose, acquistate 125 specifiche carrozzine per facilitare il salvataggio delle persone disabili.

Al punto di raccolta John Abruzzo vide una decina di colleghi, gli ultimi ancora rimasti. Queste persone, con grande coraggio e forse molta incoscienza, completamente prive di qualsiasi formazione per il soccorso e la gestione  di un disabile, in barba ai regolamenti caricano John su una sedia da evacuazione e dividendosi in due gruppi da quattro si lanciano giù per le scale nella speranza di riuscire a salvarsi.

John Abruzzo e la sedia di evacuazione
La carrozzina da evacuazione

La sedia per l’evacuazione ricorda vagamente le carrozzine da bagno, con rotelle notevolmente più piccole e una imbracatura per tenere la persona ben assicurata. Ne esistono di vari modelli e il costo varia tra i 900 e i 2000 dollari a seconda delle caratteristiche (alcune prevedono anche un sistema frenante e dei cingoli).

La via per la salvezza

Giunti al 30° piano incontrano i pompieri carichi di tutti gli attrezzi utili per spegnere incendi e aprire varchi. Erano stravolti, intossicati dal fumo nero e denso che riempiva le scale. John Abruzzo viene consegnato ai valorosi pompieri di New York che precipitosamente cercano di guadagnare l’uscita. Neanche due forti esplosioni li fanno rallentare. L’uscita era impraticabile a causa dei primi crolli all’interno del grattacielo e si rese necessario aprirsi un varco attraverso una finestra.

Finalmente sul marciapiede John Abruzzo alzò lo sguardo verso l’alto e vide le fiamme e il fumo che avvolgevano il World Trade Center. Erano trascorsi 90 minuti dal tremendo impatto e dall’inizio della fuga. Pensava di avercela fatta John quando un vigile del fuoco urlò disperatamente di andare via da lì. Spinto velocemente, sempre sulla sua carrozzina da evacuazione, si allontanò il più rapidamente possibile da quell’inferno finché il gruppo, all’improvviso si fermò per osservare la scena surreale che si stava materializzando alle loro spalle. Sembrava Natale dirà poi John Abruzzo…tutta quella polvere bianca che oscurava il cielo…

Formazione e prevenzione

Ma cosa è stato delle 125 carrozzine da evacuazione acquistate precedentemente? A chi erano andate? E quante società ne avevano comprate delle altre per i propri dipendenti? Purtroppo questo dato non è conosciuto. Si conoscono purtroppo le terribili storie di altri disabili che arrivati al punto di raccolta previsto per ogni piano hanno inutilmente aspettato i soccorsi senza neanche poter provare a salvarsi la vita.

Un problema di difficile soluzione quello del soccorso dei disabili durante eventi di questa dimensione, problemi che anche noi in Italia abbiamo purtroppo dovuto affrontare nei recenti terremoti che hanno devastato l’Italia centrale. Oltre alla formazione del personale sarebbe sempre necessaria una mappatura dei disabili, conoscerne l’indirizzo, la collocazione ma anche il tipo di patologia, soprattutto effettuare delle simulazioni ed esercitazioni.

John ha avuto la fortuna di poter raccontare la sua storia a lieto fine in uno scenario apocalittico. Ma molti altri suoi colleghi purtroppo no. Solo con una buona preparazione e una prevenzione seria si può pensare di riuscire a ridurre il numero delle vittime e a ridare una terza vita a molte più persone già in credito con la fortuna e con la vita.

(abilitychannel.tv)

Rimini, dall’orto al tirocinio in hotel: la rivincita dei giovani con disabilità

Prima la semina, poi i germogli e infine i frutti. Quelli della terra, quelli della passione e dell’entusiasmo. Del lavoro responsabile insegnato con pazienza e cura a un gruppo di giovani con disabilità cognitive. Che non hanno appreso l’arte di esser contadini o agricoltori ma quel po’ di cultura del lavoro che li aiuterà a determinarsi nella società. Succede in Riviera, succede a Rimini al di là dell’autostrada a 14 che riversa settimana dopo settimana turisti e vacanzieri al mare.

Succede grazie al progetto “Mille Orti per il Turismo” intrapreso da una web agency – www.info-alberghi.com in collaborazione con la cooperativa locale “Il Millepiedi” e l’associazione “Crescere Insieme”. Hanno aderito 22 hotel che hanno a loro volta adottato altrettanti orti negli appezzamenti dello “spazio Macanno” gestito dalla cooperativa. Qui con l’aiuto di educatori ed agronomi i ragazzi hanno lavorato e lavorano da questa primavera.

Il tirocinio negli hotel

Spiega Eugenio Quartulli della Cooperativa Millepiedi che “grazie al lavoro negli orti abbiamo già consegnato sei mandate di ortaggi e verdure praticamente a chilometro zero”. E non è finita qui. Il frutto del lavoro finirà sulle tavole degli ospiti degli hotel in maniera sostenibile ma alcuni titolari degli alberghi impressionati dal progetto “hanno deciso di assumere per un tirocinio alcuni dei ragazzi che hanno lavorato negli orti”.

Non un dettaglio da poco ma il raggiungimento di un obiettivo. «Questi ragazzi – spiega ancora – non dovevamo imparare la vita dei campi. Dovevano imparare ad assumersi le loro responsabilità, ad essere precisi ad essere puntuali, a sapersi rispettare».

«Mille orti per la città»

Certo nell’area verde Macanno, alla periferia rurale di Rimini i ragazzi hanno imparato anche a differenziare i rifiuti, hanno appreso l’arte del riciclo e il significato di queste pratiche. «Sanno naturalmente che quando arriva la pioggia non sarà necessario innaffiare le piante quando invece batte il sole è vitale farlo». Il progetto rientra nell’iniziativa “Mille Orti per la città” che impegna da due anni dieci ragazzi con sindrome di down e disabilità cognitive tutte le mattine e spesso anche al pomeriggio.

Da una parte la fila di orti affittati dalle famiglie che li vengono a coltivare e lavorare e che la cooperativa e i ragazzi si limitano a curare, dall’altra invece ci sono orti di cui noi i giovani disabili si occupano a tutto tondo. A limitarli piccole stradine con i cartelli con sopra scritti i nomi dei ragazzi e degli educatori per aiutarli ad orientarsi.
(corriere.it)

Spiagge: Indagine sui costi e accoglienza per le persone con disabilità

La pandemia ha fatto lievitare i prezzi del 17% rispetto a tre anni fa, mentre è solo nel 51% dei casi che una persona in carrozzina ha accesso allo stabilimento e al mare

SPIAGGE: INDAGINE SUI COSTI E ACCOGLIENZA PER LE PERSONE CON DISABILITÀ. Stabilimenti balneari, quanto ci costano? I lidi attrezzati per molti sono diventati mete irraggiungibili e non solo in fatto di prezzi: nella stragrande maggioranza dei casi l’accesso non è possibile per le persone con disabilità in carrozzina.

A dirlo è l’indagine condotta tra il 20 aprile e il 5 maggio da Altroconsumo condotta in oltre 200 stabilimenti balneari distribuiti in dieci località marittime: Alassio, Alghero, Anzio, Gallipoli, Lignano, Palinuro, Rimini, Senigallia, Taormina e Giardini di Naxos e Viareggio. In ogni città, sono state valutate almeno il 20% delle strutture.

Sotto la lente di ingrandimento sono finiti il cambiamento dei prezzi, l’attuale necessità di dover pagare una caparra per la prenotazione degli ombrelloni (richiesta da quasi 1 stabilimento su 3) e la possibilità di accesso facile per le persone con disabilità e per le loro famiglie.

I prezzi e le caparre

Sono poche le località in cui i prezzi sono praticamente invariati. Nella città più cara dell’inchiesta 2021 si spendono 287 euro a settimana di media per le prime quattro file, nella seconda (267); nella terza (256). Due le località balneari che si distinguono per convenienza. Serve la caparra? Molti la chiedono alla prenotazione. E in caso di restrizioni a causa del Covid, non tutti la restituiscono.

Rispetto a 3 anni fa, il costo degli ombrelloni è aumentato in media del 17%, fino a toccare picchi del +34% a Gallipoli e +32% ad Alghero. Senigallia e Taormina, le località che hanno subito variazioni più lievi, rispettivamente del 2% e dell’1%. Nello specifico, Altroconsumo ha voluto analizzare quale è stata la variazione di prezzo delle prenotazioni degli ombrelloni nelle strutture balneari italiane negli ultimi anni. Per farlo, ha messo a confronto i prezzi dei lidi durante la prima settimana di agosto e ha tenuto in considerazione la media di costo per un ombrellone e due lettini nelle prime 4 file.

Rispetto a 3 anni fa, il costo degli ombrelloni è aumentato in media del 17%, fino a toccare picchi del +34% a Gallipoli e +32% ad Alghero. Senigallia e Taormina, le località che hanno subito variazioni più lievi, rispettivamente del 2% e dell’1%.
Ma oggi quindi quanto costa andare al mare? Dall’analisi emerge che la media di costo è 182€ per la settimana, le città con gli stabilimenti più costosi sono Alassio con 287€ a settimana, seguita da Gallipoli (267€) e da Viareggio (256€), mentre quelle con i prezzi più bassi sono Rimini (115€) e Senigallia (122€).

Il 31% degli stabilimenti, poi, chiede una caparra. Ma cosa succede se poi il cliente ha un contrattempo? Il 77% delle strutture restituirebbe la quota anticipata (lo prevedono tutti gli intervistati di Alassio, Alghero, Lignano, Senigallia) ma il restante 23% o non la restituisce o “deve decidere”.

L’accesso per le persone in carrozzina

Altroconsumo ha indagato anche sul livello di preparazione degli stabilimenti per l’accoglienza di persone con disabilità che vogliono passare le proprie vacanze estive al mare. Sul totale dei bagni intervistati il 9% ha sconsigliato la struttura. Problematiche come la presenza di scalini, strade scoscese, assenza di rampe, rendono, infatti, davvero difficile l’accesso di una persona con disabilità a questi stabilimenti.

Al 91% che si dichiara pronto a ricevere questo tipo di clienti Altroconsumo ha posto alcune domande sull’ampiezza degli accessi alla struttura, sull’adeguatezza dei sanitari e sulla disponibilità di strutture che permettano di muoversi sulla sabbia e di entrare in acqua: ben il 95% ha un bagno ad hoc per persone con disabilità e il 59% mette a disposizione la carrozzina apposita per aiutare il cliente ad entrare in acqua o è pronto a recuperarne una. Il 41% non ne è provvisto, tuttavia, molti degli stabilimenti si dichiarano pronti a trovare soluzioni alternative per favorire l’accesso al mare.

(greenme.it)

Zanardi, la moglie Daniela: “Lotta come un leone, ma ancora non parla”

A un anno dall’incidente un’intervista per raccontare le condizioni del campione paralimpico

Comunica con la famiglia, non parla, ma “lotta come un leone“. Alex Zanardi un anno fa ha rischiato la vita in un incidente sulla handbike. È stato un anno difficile ma – racconta la moglie Daniela in una intervista alla Bmw – ista dimostrando ancora una volta spirito combattivo. “Si sta impegnando per recuperare“. Lei è sempre accanto al campione paralimpico: “Le condizioni di Alex sono stabili. Al momento è ricoverato in una clinica specializzata, dove sta seguendo un programma di riabilitazione, sotto il controllo di medici, fisioterapisti, neuropsicologi e logopedisti per cercare di facilitare il suo recupero“.

Dopo un periodo dramamtico, il coma, gli interventi neurochirurgici Zanardi ha iniziato la riabilitazione: “È stato un processo molto complesso che ha richiesto diversi interventi neurochirurgici ed è stato caratterizzato da alcune battute d’arresto. Alex è in una condizione stabile, che significa che è in grado di affrontare un programma di terapia sia neurologico che fisico. Riesce a comunicare con noi, ma non è ancora in grado di parlare. Dopo molto tempo in coma, le corde vocali hanno bisogno di recuperare la loro elasticità. Questo è possibile solo con esercizio e terapia. Ha ancora molta forza nelle braccia e nelle mani e si allena duramente con le attrezzature”.

Cosa mi aspetto per il futuro? Certamente – prosegue Daniela Zanardi – si tratta di una nuova grande sfida. È un percorso molto lungo e al momento non facciamo previsioni su quando potrà tornare a casa“. Daniela Zanardi ha scelto di informare i tantissimi tifosi del marito per rispondere alle domande e agli auguri che le arrivano tutti i giorni: “Abbiamo ricevuto così tanti messaggi di auguri per la sua guarigione, e vorrei cogliere l’occasione per fare un grande ringraziamento, da parte di Alex, per ogni singolo messaggio.

Seguendo il consiglio dei medici – continua – questo ci sembrava il momento giusto per dare qualche informazione sul processo di recupero di Alex con questa intervista. Vorrei dire a tutte le persone che pensano e pregano per Alex che lui sta combattendo – come ha sempre fatto. L’affetto che abbiamo ricevuto da amici, fan, conoscenti, atleti e tutte le persone del motorsport nello scorso anno è stato a dir poco commovente e travolgente ed è stato di enorme supporto per noi nell’affrontare tutto questo. In particolare, un ringraziamento speciale va al personale medico”.

In barca a vela e surf per superare le differenze e le disabilità

In barca a vela e surf per superare le differenze e le disabilità. Area51 organizza da fine giugno a ottobre corsi, brevi crociere in barca a vela e uscite in surf gratuite per ragazzi con difficoltà fisiche e intellettive

Barbara non può muovere le gambe, ma in barca, solcando le onde con il vento in faccia, si sente libera. Mario e Maria, in mare non solo hanno dimenticato le rispettive disabilità, ma hanno anche coronato il loro amore “sposandosi” con la benedizione del capitano e con due anelli di carta. Per i “marinai speciali” navigare è un modo per superare le barriere che delimitano la loro vita.

Lo possono fare grazie all’associazione Area51 di Marina di Carrara, che da anni si occupa di avvicinare alla vela le persone con disabilità fisica e mentale, e la Fondazione Marmo, che ha deciso di sostenere il progetto “Navigando oltre le barriere”.

Area51 organizza da fine giugno a ottobre corsi, brevi crociere (week end, intere giornate, battesimi dell’acqua) in barca a vela e uscite in surf gratuite per ragazzi con difficoltà fisiche e intellettive. L’associazione ha firmato una convenzione con Aias (Associazione italiana per l’assistenza agli spastici) per attività settimanali.

Grazie al contributo della Fondazione Marmo anche tutti coloro che vogliano provare l’emozione del mare e del vento e avvicinarsi a questi sport nonostante la disabilità potranno farlo, contattando l’associazione e concordando il tipo di attività più adatta. (per informazioni email: a51presidente@gmail.com)

In barca a vela e surf per superare le differenze e le disabilità

Potranno imbarcarsi con un accompagnatore su barche da regata o su “Embui”, un 10 metri attrezzato per disabilità con dieci posti, imparare a timonare, issare o ammainare le vele, ognuno in base alle proprie capacità e competenze. Oppure surfare tra le onde, con tavole morbide e inaffondabili con pinne che permettono correzioni di rotta immediate.

Velisti e surfisti saranno seguiti da istruttori federali e operatori, le attività saranno in sicurezza e nel rispetto delle regole anti Covid. Le iniziative si svolgeranno a Marina di Carrara presso il Club Nautico. «Dopo essere stati impegnati a fianco di medici e operatori sanitari per combattere la pandemia, la Fondazione Marmo continua la sua opera a sostegno del territorio, stando vicino alle tante realtà che lavorano per aiutare le persone più in difficoltà», commenta Bernarda Franchi, presidente della Fondazione Marmo.

«Questa iniziativa non regala solo piacevoli momenti di svago alle persone diversamente abili, ma contribuisce al loro benessere psicofisico, favorendo l’integrazione e la riabilitazione, attraverso i benefici che la pratica degli sport velici suscita».

«“Navigando oltre le barriere” è uno dei pochi progetti sportivi in cui le barriere non ostacolano l’attività del portatore di handicap fisico e intellettivo – spiega Enrico Giannotti, presidente di Area51, istruttore di vela da 25 anni, ideatore e motore del progetto – Per tutti, rappresenta la possibilità di vivere un’esperienza nuova, divertente, educativa e utile, di migliorare le capacità individuali di ciascuno, un’occasione per stare all’aria aperta e con gli altri seguendo regole precise: le persone si rilassano, si sentono libere, felici. La barca mette tutti allo stesso livello».

(corriere.it)

Alex Zanardi: “Non ci sono miglioramenti, ma la fibra è buona”

Parla il figlio Niccolò: “Siamo anche un po’ stressati per questo, ma non perdiamo le speranze”

È passato un anno da quando Alex Zanardi, in sella alla sua handbike, è finito contro un camion sulla provinciale tra Pienza e San Quirico nel senese. Era il 19 giugno 2020. Un anno in cui il campione sportivo ha cmabiato cinque ospedale e ha subito una decina di interventi. “Come sta? Non lo sappiamo. È sempre lì. Nessuna novità, niente di niente. Siamo anche un po’ stressati per questo, non ci sono grandi cambiamenti – racconta il figlio Niccolò – Noi non perdiamo le speranze, la fibra è buona”. Un anno fa il ragazzo aveva pubblicato la foto su Instagram mano nella mano con il padre e aveva scritto: “Io questa mano non la lascio. Dai papà, anche oggi un piccolo passo avanti”. 

Ora Zanardi è ricoverato all’ospedale di Vicenza, nell’Unità gravi lesioni e il direttore della neurochirurgia di Padova, Franco Chioffi, che l’ha avuto in cura sei mesi spiega: “Adesso è fuori dal letto, l’hanno messo in poltrona”. Nel reparto di Neurochirurgia di Padova Zanardi è stato operato quattro volte, per due problemi di tipo cerebrale. “Con il collega Piero Nicolai di Otorinolaringoiatria li abbiamo risolti. Era importante farlo perché ostacolavano la piena ripresa” afferma il professor Chioffi. 

Nel reparto di Padova Zanardi ha vissuto la prima fase della riabilitazione, effettuata non solo con strumenti medici, ma anche con le canzoni del suo cantautore preferito, Venditti. È la moglie Daniela, da sempre vicino a lui, che gliele faceva ascoltare per cercare di innescare in lui una piccola reazione. Zanardi è vigile, ma le sue interazioni con il mondo circostante sono ridotte al minimo. 

Intanto la Procura di Siena ha chiesto l’archiviazione per l’unico indagato per l’incidente dello scorso 19 giugno, Marco Ciacci, 45 anni, che si trovava alla guida dell’autocarro contro cui si è scontrato Zanardi durante una staffetta di solidarietà. La procura sostiene come non ci sia “alcun nesso causale tra la condotta del conducente del tir e la determinazione del sinistro stradale”. Secondo la famiglia di Zanardi però il camionista ha invaso anche se di poco la corsia. L’avvocato Carlo Covi si è opposto alla richiesta di archiviazione e ha chiesto al giudice di riaprire le indagini con ulteriori accertamenti tecnici sulla dinamica dell’incidente.
(Huffingtonpost.it)

Disabilità e bellezza: quanto è inclusiva la beauty industry?

Sono sempre di più i marchi attenti a questa tematica, ecco quali e perché è importante sostenerli.

Grandi marchi hanno iniziato ad affrontare il problema dell’adaptive beauty creando campagne e prodotti inclusivi e accessibili anche a persone con disabilità. a stiamo davvero facendo abbastanza? Secondo Istat sono 3,1 milioni le persone con disabilità in Italia. Un numero incredibilmente alto se si pensa quanto sia ancora limitata la rappresentazione di questa ampia fetta della popolazione e quanto siano rari i prodotti creati pensando ad accessibilità e inclusività come prerequisiti fondamentali.

Nel mondo della bellezza e della moda, poi, la disabilità è spesso trascurata. Eppure l’inclusività sembra essere diventata la parola d’ordine nella beauty industry, con il marchio Fenty Beauty di Rihanna alla guida del movimento. Lanciato nel 2017 con 40 tonalità di fondotinta, estese a 50 tonalità nel 2019, ha prontamente risposto a una diffusa esigenza di diversità anche nei prodotti di bellezza.

Da allora questa missione di inclusività è entrata (fortunatamente) nel mainstream, fino ad ampliare i confini del mondo del beauty: pensiamo a come l’idea che il trucco e la cura della pelle siano di interesse esclusivo per le donne sia stata messa in discussione da campagne pubblicitarie e prodotti gender neutral. Ma sebbene l’industria della bellezza stia diventando più inclusiva in termini di colore della pelle e di genere, rimane un regno creato e progettato esclusivamente per i normodotati.

La maggior parte delle persone con disabilità deve navigare in un mondo che non è fatto per loro. Affrontare ostacoli su base quotidiana. E anche le cose più frivole e divertenti della vita come la moda e la bellezza possono diventare difficili da apprezzare. Perché tutta questa esitazione nell’accogliere anche questo tipo di diversità? Sicuramente sono stati fatti alcuni passi avanti, a cominciare da Gucci Beauty.

Il marchio ha lanciato il suo nuovo mascara L’Obscur con Ellie Goldstein, una modella di 18 anni con sindrome di Down, come uno dei volti della campagna. Ma se i modelli disabili cominciano a prendere parte a beauty campaigns, pochi sono i prodotti adattati a soddisfare le loro esigenze.

Nel mondo della moda il design inclusivo ha guadagnato popolarità negli ultimi anni, con grandi nomi come Tommy Hilfiger, che ha presentato la linea Tommy Adaptive nella primavera del 2020 che include una varietà di capi con particolari modifiche, come chiusure con cordino elastico, bottoni magnetici e cerniere da chiudere con una mano sola.

L’adaptive fashion ha acceso i riflettori sulle esigenze di chi si muove grazie a una sedia a rotelle o altri tipi di ausili, di chi ha protesi e di chi convive con malattie croniche. Ma a differenza della moda, l’industria cosmetica ha per lo più trascurato questo mercato. Solo una manciata di marchi di bellezza si occupa della disabilità, non solo attraverso la rappresentazione all’interno delle campagne, ma in maniera onnicomprensiva.

Unilever ha creato Degree Inclusive, il primo deodorante adattivo al mondo pensato per consumatori con disabilità. Unilever ha lavorato con un team diversificato di esperti e con consumatori con disabilità, per mettere in primo piano le loro esigenze. Il contenitore con gancio è progettato per essere utilizzato con una sola mano. Le chiusure magnetiche a ‘clic’ rendono più facile l’apertura e chiusura del tappo. L’applicatore roll-on più grande permette al prodotto di raggiungere una superficie maggiore con ogni passata.

Infine, l’etichetta include anche istruzioni in braille. Il marchio di makeup Grace Beauty sta cercando di colmare le evidenti lacune nel mondo dell’adaptive beauty con il lancio di una serie di scovolini per mascara progettati pensando a tutte le tipologie di utenti. Al momento ne esistono tre tipologie: Safe Grip, con un design sferico per una presa più facile anche se le dita non riescono a chiudersi completamente attorno all’impugnatura; Square Grip, che mira a rendere l’apertura del cosmetico più semplice e a garantire una presa migliore grazie a una forma geometrica su entrambe le estremità del contenitore; infine, Ring Grip rende impossibile la caduta dalla mano del prodotto, grazie a un anello in metallo sul tappo.

Kohl Kreatives ha creato la Flex Collection, una collezione di pennelli per il trucco adatti ai disabili, progettati per stare in piedi da soli e con delle testine flessibili. I marchi di bellezza che hanno fatto progressi in materia di inclusività e diversità quindi ci sono, ma c’è ancora molto da fare per rendere anche la beauty industry adaptive in tutti i suoi campi.

(harpersbazaar.com)

Laureati con disabilità, parte il progetto delle 5 università pugliesi

L’inclusione non solo una responsabilità sociale ma una vera opportunità. Imprese, amministrazioni pubbliche e Terzo Settore possono presentare sino al 30 giugno esperienze e ricerche

Un ponte tra Università e mondo del lavoro per l’inclusione e la vita indipendente” è il titolo del convegno in programma il prossimo 25 ottobre 2021. 
L’evento, promosso dalla Conferenza nazionale universitaria dei delegati dei Rettori per studenti con disabilità e DSA (CNUDD) è organizzato dalle cinque università pugliesi: Politecnico di Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”,  Università del Salento, Università di Foggia, Università LUM “Giuseppe Degennaro”.

Il convegno – sostiene Floriano Scioscia, docente del Poliba, delegato del Rettore alla integrazione per le persone diversamente abili – intende evidenziare che l’inclusione lavorativa dei laureati con disabilità e DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) non è solo un indicatore di responsabilità sociale, ma un’autentica opportunità di sviluppo. Per questa ragione si invitano ad inviare i propri contributi di ricerca e di esperienza non solo i rappresentanti del mondo accademico, ma anche delle Imprese, delle Amministrazioni pubbliche e delle organizzazioni del Terzo Settore. Queste realtà, ciascuna con il proprio ruolo e le proprie competenze, possono collaborare per porre al centro dell’attenzione il valore del lavoro dignitoso, per tutte e tutti”.

In vista di questo appuntamento sono invitate tutte le organizzazioni pubbliche e private a presentare, entro il 30 giugno prossimo, ricerche teoriche, empiriche ed esperienze nazionali e internazionali di inclusione. Gli abstract devono avere lunghezza massima di 500 parole e devono essere inviati all’indirizzo e-mail convegnocnudd2021@unifg.it. I contributi saranno selezionati da un comitato scientifico. E’ prevista la pubblicazione degli atti in un apposito volume. Il convegno sarà realizzato a distanza e la partecipazione sarà gratuita.

Le aree tematiche delle sessioni del convegno e il modulo per l’invio delle proposte sono disponibili su http://convegnocnudd2021.unifg.it/ 

(rainews.it)