Crisi climatica: le persone con disabilità sono sistematicamente ignorate

Solo 35 dei 192 stati firmatari dell’Accordo di Parigi fanno riferimento ai disabili nel loro NDC

Nell’affrontare la crisi climatica, i bisogni delle persone con disabilità sono ignorati. Pochi paesi prendono provvedimenti adeguati nei loro piani di adattamento e nessuno menziona le persone con disabilità nei loro programmi per ridurre le emissioni di gas serra. Lo sostiene un nuovo rapporto intitolato “Disability Inclusion in National Climate Commitments and Policies”, pubblicato pochi giorni fa.

Le persone con disabilità sono tra le più vulnerabili rispetto agli impatti del cambiamento climatico, in parte a causa della natura delle loro disabilità e anche per lo svantaggio sociale che spesso le accompagna.

Il rapporto è stato elaborato congiuntamente dal “Disability Inclusive Climate Action Research Program della canadese  McGill University e dall’International Disability Alliance”, e fornisce un’analisi sistematica dell’inclusione delle persone con disabilità e dei loro diritti negli impegni e nelle politiche sul clima adottati dagli Stati che hanno aderito all’Accordo di Parigi.

La Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ribadisce gli obblighi fondamentali dovuti dagli Stati alle persone con disabilità ai sensi del diritto internazionale. La sezione 2 esamina se e come gli Stati abbiano riconosciuto le persone con disabilità e i loro diritti nelle loro comunicazioni all’UNFCCC e nelle loro politiche interne di adattamento e mitigazione del clima. La sezione 3 fornisce le raccomandazioni per migliorare l’inclusione della disabilità nella definizione delle politiche climatiche nazionali.

L’Accordo di Parigi del 2015 parla chiaro: i Paesi sono stati chiamati a delineare le azioni per il clima intendono intraprendere sotto forma di contributi determinati a livello nazionale (INDC). Si tratta di sforzi che ciascun Paese intraprende per ridurre le emissioni e adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici. Gli NDC devono essere presentati dagli Stati ogni cinque anni.

Lo studio ha rivelato che solo 35 dei 192 stati firmatari dell’Accordo di Parigi fanno riferimento ai disabili nel loro NDC,  e addirittura Etiopia e Uganda hanno eliminato i riferimenti alle persone con disabilità che erano inclusi nell’INDC dei loro rispettivi Paesi.

Nei casi in cui la disabilità sia stata inclusa negli NDC, è avvenuto principalmente per indicare la vulnerabilità delle persone con disabilità agli impatti dei cambiamenti climatici o per segnalare la necessità della loro inclusione, senza fornire misure concrete per migliorare la loro resilienza e capacità di adattamento. Inoltre, non ci sono riferimenti alla disabilità nella politica di mitigazione del clima di nessuno Stato Parte.

Crisi climatica
L’uragano Sandy. Crediti NASA

Le lezioni del passato non sono servite: quando l’uragano Sandy arrivò nel 2012, molte persone in sedia a rotelle sperimentarono enormi problemi legati soprattutto all’evacuazione dalle aree allagate. Un gruppo di disabili citò in tribunale il comune di New York chiedendo conto della carenza di rifugi pubblici accessibili alle sedie a rotelle.

Non solo denuncia: le proposte per coinvolgere le persone con disabilità nella lotta ala crisi climatica

Lo studio non è solo un atto di denuncia ma fornisce anche delle proposte per arrivare a un miglioramento della situazione. Tra queste vi è la richiesta di garantire la partecipazione significativa, informata ed efficace delle persone con disabilità ai processi decisionali e politici in materia di clima; garantire che i diritti delle persone con disabilità siano rispettati, protetti nella progettazione, sviluppo, attuazione, monitoraggio e valutazione di tutte le politiche climatiche; adottare e attuare politiche di adattamento ai cambiamenti climatici inclusive della disabilità che migliorino la resilienza delle persone con disabilità ai diversi impatti climatici; adottare e attuare politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici inclusive della disabilità che consentano alle persone con disabilità di contribuire e beneficiare degli sforzi per decarbonizzare le società;

adottare una prospettiva intersezionale verso un’azione per il clima che includa la disabilità che riconosca e affronti le molteplici barriere affrontate da donne con disabilità, bambini, popolazioni indigene, individui razzializzati e anziani; persone con disabilità che vivono in povertà; e gruppi sottorappresentati di persone con disabilità, come persone con disabilità intellettiva, adottare un approccio inclusivo della disabilità alla cooperazione internazionale nel campo dei cambiamenti climatici; sostenere le misure per garantire l’inclusione significativa delle persone con disabilità e dei loro diritti umani nell’ambito dell’UNFCCC, anche nel contesto dell’istruzione in materia di clima, del rafforzamento delle capacità, della formazione e della partecipazione pubblica e attraverso una serie completa di misure per garantire che gli Stati adottino soluzioni inclusive della disabilità alla crisi climatica. ( iconaclima.it )

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