Parole di Carta: La Disabilità Visiva (Parte 2)

Se c’è un problema, c’è la sua soluzione – Rubrica a cura di Antonella Carta – Insegnante/Scrittrice – Questa rubrica si propone di passare in rassegna alcune delle piccole-grandi difficoltà del quotidiano di persone con disabilità e, anche con la collaborazione di chi ci è già passato, proporre una strada, senza la pretesa che sia la soluzione
Consigli di vita quotidiana

In un precedente articolo è stato affrontato il tema della disabilità visiva. Con il contributo della dottoressa Arianna Ranauro, psicologa, ci si è mossi provando a comprendere ciò che accade quando la disabilità si presenta improvvisa e ci si è anche soffermati sulla differenza rispetto a quando si tratta di una disabilità acquisita da lungo tempo o alla nascita.

Si sono inoltre esplorate possibili strategie a supporto delle persone con disabilità visiva e la dottoressa ha suggerito possibili modi per arginare i problemi e aggirare gli ostacoli.

Proseguiamo oggi nel cammino verso l’individuazione di consigli da dare a chi ha una disabilità visiva e a chi vive a contatto con una persona con disabilità, spunti validi soprattutto perché forniti da una persona competente in materia sia per averla studiata sia perché vive in prima persona questa condizione.

Chiediamo alla dottoressa quali passaggi siano necessari per poter acquisire sempre maggiore autonomia e migliorare pertanto la qualità della vita.

IL CONSIGLIO

“Risulta molto importante frequentare almeno un corso di Autonomia domestica e uno di Orientamento e mobilità – consiglia Arianna – Se condotti con operatori qualificati, infatti, sono molto utili per imparare non solo a procedere in sicurezza con il bastone bianco, ma anche per imparare tecniche di orientamento come ad esempio cogliere la forma di uno spazio in base a come vi si diffonde la voce, o anche rendersi conto del contesto stradale in cui ci si trova in base al rumore prodotto dal traffico.

Se lo si sa decodificare, il rumore è un fondamentale strumento di orientamento anche dentro casa e per le occupazioni quotidiane. In cucina si può capire se la pasta è cotta dal suono prodotto in pentola o dal profumo. Quando uno dei sensi è penalizzato, è vero che gli altri si potenziano e quindi una persona non vedente ha un olfatto e un udito più sviluppati che l’aiutano a compensare.

In cucina si usano le mani molto di più di quanto faccia chi non è ipovedente e quindi ci si sporca di più. Nell’imparare, conta molto una buona dose di buon senso; essere precipitosi può risultare pericoloso ma è essenziale dare fiducia a chi ha una disabilità e consentirgli di agire quanto più possibile in autonomia rispettando i suoi tempi ed evitando di cedere alla tentazione di sostituirsi a lui per facilitare o accelerare il compimento di un’azione.

Disabilità visiva

Pur condividendo quest’affermazione, viene da chiedersi se non sia pericoloso per chi ha una disabilità visiva avvicinarsi ai fornelli o usare il coltello. La dottoressa risponde:

“Anche in questo caso contano la giusta misura e un adeguato grado di prudenza. La persona non vedente deve avvicinarsi con criterio al fornello acceso, così sentirà il calore e saprà dove fermarsi evitando di scottarsi. Per quanto riguarda l’uso del coltello, ho sperimentato una soluzione che per me è risultata valida: metto il dito a un paio di centimetri dalla lama e lo uso come unità di misura per capire che distanza mantenere; devo dire che funziona, non mi sono mai tagliata.”

Altro aspetto non trascurabile è la cura di sé, il desiderio di apparire in ordine e vestiti in modo armonioso. Come fa un non vedente a orientarsi nella scelta dei colori da abbinare?

Articolo consigliato: “Parole di Carta: La Disabilità Visiva (Parte 1)

Una via può essere quella di scegliere di acquistare capi di abbigliamento con colori sempre abbinabili tra loro e disporli poi nell’armadio con un ordine riconoscibile da parte della persona non vedente. Se si sceglie di comprare qualche capo dai colori particolari, lo si può conservare in una parte precisa dell’armadio in modo che si sappia dove rintracciarlo senza il rischio di sbagliare.

Oggi comunque ci sono nuovi ausili che aiutano tanto a riconoscere i colori. Penso ad esempio a delle penne speciali che, appoggiate sul capo d’abbigliamento, ne “leggono” a voce alta il colore; o ancora esistono speciali etichette con un codice che permette di registrare un messaggio vocale che contiene le informazioni utili, non solo il colore ma anche la temperatura e il tipo di lavaggio da far fare in lavatrice a quello specifico abito. Le etichette sonore sono utilissime anche nella catalogazione del cibo, in special modo di quello congelato, difficile da riconoscere al tatto.

Ringraziamo la dottoressa Ranauro per le preziose indicazioni fornite a chi vive una condizione simile, ma anche per aver implementato la conoscenza di una realtà molto più complessa, attiva e propositiva di quella che dall’esterno si può immaginare.

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